Loading...
You are here:  Home  >  Cultura  >  Current Article

QUANDO L’ERBA DEL VICINO E’ VERDE MA E’ AVVELENATA . RICHIEDENTI ASILO A VIRLE: STORIA DI UN’ORDINANZA INFELICE

By   /  17 dicembre 2017  /  No Comments

    Print       Email

Perchè il giovane Mattia Robasto, Sindaco leghista eletto nella lista civica “Lavoriamo per Virle”, ha firmato  un’ordinanza che minaccia di colpire con multe da 150 euro fino a 5mila euro chi ospita a casa sua profughi richiedenti asilo senza aver informato il Comune?

Perchè “i Comuni italiani e quelli Piemontesi – si legge nel provvedimento del 7 settembre e si noti la sapiente distinzione nell’uso della minuscola per gli italiani e della maiuscola per i piemontesi –  in questo momento storico, stanno ospitando diverse ondate migratorie da parte di persone richiedenti lo status di profugo o altra protezione umanitaria riconosciuta dalle normative internazionali ed europee”. E gli immigrati “spesso versano in situazioni di povertà e abbisognano di assistenza sociale e sanitaria” i cui costi ricadono inesorabilmente sulle amministrazioni locali “tanto relativamente a questioni igienico sanitarie quanto di tutela della sicurezza pubblica”. Gli immigrati “hanno la necessità di alloggiare in strutture che siano pienamente rispettose delle normative igienico sanitarie”. Per questa ragione i proprietari degli immobili disponibili a ospitare i richiedenti asilo devono dichiarare che le abitazioni sono in regola con le certificazioni impiantistiche e hanno l’obbligo di relazionare ogni mese su numero e stato di salute dei soggetti ospitati. Si tratta di “un’ordinanza di buon senso” dichiara Robasto a “La Stampa”: A “Torino Oggi” aggiunge che “il Sindaco non può impedire la sottoscrizione di contratti a un richiedente asilo o a un profugo. Ma sarebbe assurdo che non ne fosse informato”. Discriminazioni? “Assolutamente no”. Semplicemente, il Sindaco deve sapere “soprattutto se si tratta di soggetti che possono avere bisogno di assistenza o di una particolare attenzione da parte degli uffici comunali o dei servizi sociali”. Il dovere di fornire al Comune l’informazione preventiva è dettato dalla volontà di “favorire un sereno controllo del territorio e preservare Virle dalle conseguenze nefaste dell’immigrazione incontrollata, prevenendo situazioni impellenti di ordine pubblico e imprevedibili in caso di emergenza sanitaria o di igiene pubblica”. Nelle vicine Carignano e Carmagnola, dichiara allarmato Robasto, sono comparsi “quartieri ghetto” con annessi “problemi di ordine pubblico”.  Come la preventiva comunicazione ai Sindaci possa esaurire l’efficacia degli interventi di accoglienza e assicurare la serenità dell’integrazione, resta un rovello che non tormenta Robasto. Nell’attesa di una soluzione, il Sindaco leghista  afferma che le amministrazioni comunali “non possono e non devono più essere le uniche a pagare il prezzo di scellerate politiche interne di immigrazione”. Nell’attesa di una soluzione, Robasto contribuisce ad affrontare la emergenza e della crisi internazionale – costituita dalla sopraddetta imponente ondata migratoria, che proviene soprattutto dal continente africano, dovuta a diversi fattori contingenti tra cui anche lo stato di guerra e violenza dei paesi di origine” impegnandosi a multare i privati. “Una volta aiutare il prossimo era motivo di encomio, ora è un gesto da ostacolare”, obietta Sara Consolato, portavoce della Ong “Refugee Welcome”. Anche Monica Cerutti, Assessora regionale alle Pari Opportunità, preannuncia opposizioni in sede legale ravvisando molteplici profili di incostituzionalità nel testo di Robasto. Salta poi fuori che la “imponente ondata migratoria” a Virle è rappresentata dall’arrivo solitario di Mamadou, un trentenne del Mali ospitato da Diego Stella, informatico di 53 anni. Mamadou è munito di permesso di soggiorno umanitario e la dichiarazione attestante la sua permanenza a casa di Stella è stata regolarmente trasmessa in Prefettura e successivamente protocollata in Comune. “Un caso che ci ha lasciati spiazzati e lo stesso è successo nei paesi vicini”, insorge Robasto evocando Carmagnola e Carignano. Ignorati altri Comuni dove le tensioni sono state governate con buoni risultati e non perchè i privati siano stati tempestivi nell’inviare la comunicazione preventiva degli arrivi. “E’ l’ennesimo tentativo di criminalizzare la solidarietà” ribatte Consolato. Le solite speculazioni buoniste, perchè Robasto non vuole “fermare l’ospitalità, ma aumentare il dialogo”. Anzi, se l’avesse saputo, avrebbe “attivato le associazioni per fare qualcosa per lui”, una persona “che si è integrata perfettamente, ha anche servito durante le fiere del paese e si è mostrato volenteroso di voler far parte della nostra comunità e ne siamo ben contenti”.  E quando il Prefetto Renato Sacconi convoca Robasto per persuaderlo a ritirare l’ordinanza, il Sindaco virlese accetterà di buon grado la “forte sinergia interistituzionale” che consentirà “una migliore e più sostenibile integrazione nel contesto cittadino, tenendo anche conto delle esigenze e delle preoccupazioni del territorio”. “Non è una sconfitta” giacchè la ratio del provvedimento mirava a “creare migliori condizioni per l’integrazione”.  E non si strilli al razzismo strisciante nel nostro vecchio Piemonte. Attraverso “L’Eco del Chisone” del 4 ottobre, Robasto chiarisce che la sua ordinanza “non è discriminatoria, ma anzi, è una buona prassi di integrazione. Come si può integrare qualcuno se il Comune non è nemmeno a conoscenza che costui o costei siano ospiti a Virle?”. Doveroso dunque concludere che, una volta rispettato l’obbligo della comunicazione preventiva, l’Amministrazione virlese non discriminerà gli stranieri, “ma anzi” li accoglierà. Anzi non li può accogliere, perchè “in base al piano del Ministero, Virle potrebbe ospitare sei richiedenti asilo, ma ho già detto che non è possibile perchè non abbiamo immobili disponibili”. L’ordinanza, dunque, non è stata firmata per scoraggiare l’ospitalità, ma per gestirla meglio. O meglio ancora, preferibilmente per escluderla. Ma poiché ciò non può essere detto a chiare lettere, ecco il gagliardo andirivieni del no camuffato da sì. Fare paura e rassicurare. Scagliare la pietra e nascondere la mano. Seminare sospetti sulle forme spontanee dell’ospitalità e rivendicarne con disinvoltura i comportamenti solidali. Indossare gli abiti dell’uomo pronto all’accoglienza e brandire la clava della severa repressione che non guarda in faccia nessuno. Sono i linguaggi della “postverità” usati a piene mani dall’industria immateriale per la produzione, la somministrazione e la manutenzione del consenso: se ne è occupato magistralmente Fabio Martini nel suo recente “La fabbrica della verità” (Edizioni Marsilio). Virle è un Comune di 1200 abitanti. L’alleanza e la rivalità dei pettegolezzi domina e conosce tutto ciò che si muove e sta fermo in farmacia, a scuola, in parrocchia, nelle stalle, in Municipio e alla posta.  1064 sono i nazionali residenti. 113 sono gli stranieri comunitari e 23 gli extracomunitari. Particolarmente rappresentata la comunità rumena. Non si registrano tensioni di rilievo. E ciò non sembra vero e meno ancora sembra accettabile pacificamente dal giovane Robasto, corso ai ripari per segnalare il suo zelo militante al servizio del Carroccio.

Mario Dellacqua

Vedi P. POLASTRI, Robasto ritira l’ordinanza, “L’Eco del Chisone”, 11 ottobre 2017, p. 27.

  1. GIAMBARTOLOMEI, Il Sindaco della Lega minaccia chi ospita migranti, “Il fatto quotidiano”, 23 settembre 2017.
  2. MASSENZIO, A Virle multe, “La Stampa”, 8 settembre 2017.
  3. GIACOSA, Virle ritira l’ordinanza, “Repubblica”, 11 ottobre 2017.

CronacaQui, 8 settembre.

    Print       Email
  • Published: 1 mese ago on 17 dicembre 2017
  • By:
  • Last Modified: dicembre 17, 2017 @ 12:50 am
  • Filed Under: Cultura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You might also like...

“Se non conosci i tuoi diritti non li puoi far valere, questi sono tuoi, per il semplice fatto che tu sei un essere umano.” Benvenuta Roberta Fontana

Read More →