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Inchiesta sul degrado della stazione

By   /  19 novembre 2017  /  No Comments

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Ci sono luoghi in cui trascorriamo per necessità buona parte delle nostre giornate. Posti a cui finiamo per affezionarci. Alcuni di questi sono certamente la stazioni: punto di partenza e di arrivo per moltissime avventure.

Questo mese ci occupiamo della situazione della stazione di None, rivolgendoci a chi meglio di tutti la conosce: i viaggiatori che ne usufruiscono ogni giorno.

Ore 15.37 di un qualunque Sabato di fine Estate. Un treno proveniente da Pinerolo e diretto a Chivasso si appresta a fermarsi al Binario 1. Diversi giovani seduti su un muretto ed in procinto di trascorrere un bel pomeriggio di svago, aspettano con impazienza l’arrivo del treno. Finalmente il convoglio si ferma ed inizia a caricare i suoi passeggeri, lasciando un vuoto lungo il marciapiede improvvisamente non più animato dal vociare dei ragazzi. Il convoglio si appresta così a ripartire, le porte iniziano a chiudersi mentre qualcuno tarda un attimo nella salita per via dell’importante gradino che intercorre tra il mezzo ed il marciapiede. In un attimo le rotaie sono di nuovo sgombre permettendomi di osservare il dislivello che intercorre tra le guide d’acciaio del binario 1, nettamente più basse rispetto alle altre. Non può che tornarmi in mente l’immagine dei passeggeri che, un’istante prima, hanno faticato a salire. E se fosse un disabile a dover prendere il treno? Di certo sarebbe un bel problema, probabilmente dovrebbe rinunciare oppure potrebbe sperare il convoglio transiti al secondo binario, dove il gradino per l’appunto appare minore. Percorro con attenzione il marciapiede dissestato deciso ad imboccare l’uscita della stazione, quando noto un signore intento a salutare attraverso la piccola finestra dell’ufficio il Capostazione, concentrato nel seguire i comandi. Colgo l’occasione per presentarmi e chiedo: << Che cosa ne pensa della stazione? Trova che siano necessari degli interventi per migliorarla?>>. L’uomo non perde tempo e mi risponde celermente: << Mi segua>>. Mi accodo incuriosito al Signore, che durante il tragitto inizia a raccontare: << Vede quella struttura laggiù in fondo? Quando ero più giovane la stazione non versava nello stato di trascuratezza di oggi. Quelli erano i bagni, sempre aperti e puliti. Non mi capacito del perché dopo tanti anni siano stati chiusi. E se qualcuno dovesse averne bisogno? E’ costretto ad andare al Bar che, peraltro, ha recentemente chiuso oppure a mettersi dietro ad un pilone di certo non contribuendo al bene del decoro pubblico>>. Nel mentre giungiamo ad una piccola piazzetta antistante l’imbocco del sottopasso pedonale. Il mio interlocutore prosegue nel racconto: <<Qui potrebbe benissimo sorgere un piccolo parcheggio facilitando la vita ai molti viaggiatori che non sanno dove lasciare le loro auto e le biciclette>>. Proseguiamo spostandoci poco più in là e l’uomo continua: << Appena piove c’è il rischio il sottopassaggio si allaghi, di certo la forma del tetto non favorisce il deflusso dell’acqua. Per non parlare dei graffiti sui muri, periodicamente imbiancati e delle persone che ogni tanto passano la notte qui. Delle telecamere potrebbero essere utili per scoraggiare questi gesti ed aumentare il senso di sicurezza dei viaggiatori. Chissà se un giorno Trenitalia le installerà>>. Ringrazio e saluto l’uomo per avermi manifestato le sue opinioni mentre le vibrazioni e lo sfregolio metallico dei binari preannunciano l’arrivo di un altro treno. Nuova corsa, nuova avventura.

Alessandro Cattelan

 

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