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Bartolomeo Bodo, paesaggista raffinato, ma non solo

By   /  19 novembre 2017  /  No Comments

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Quando si entra nella casa di Bartolomeo Bodo, si ha subito la sensazione di entrare in una sorta di casa museo. Già nel momento in cui si valica il cancello, volgendo lo sguardo verso il giardino che circonda la villetta, le sculture in ferro che si confondono con la vegetazione inducono questa impressione. E quando  si entra dentro è proprio come entrare in una specie di galleria d’arte, tanti sono i quadri che pullulano in ogni dove. Attaccati alle pareti, infatti, innumerevoli paesaggi dilatano lo spazio e proiettano lo spettatore oltre i confini della casa. Sui ripiani dei mobili, su piccolissimi treppiedi, tanti miniquadri. Questo è il mondo di Bartolomeo Bodo: artista nonese, presidente dell’associazione “Le Radici”. Confermo anch’io il giudizio che gli venne dato in una vecchia intervista: davanti a lui è come trovarsi di fronte a un libro aperto. Non ci sono infingimenti, storture, svolazzi pindarici. Parla in modo schietto, diretto. Con una chiarezza del tutto naturale. Della sua terra d’origine ha ereditato la tempra . Ottantacinque anni portati bene in un fisico da marcantonio. “Ho lavorato sotto padrone, fino a 18 anni. Poi, ho conosciuto Caterina (è scomparsa  qualche anno fa e Bartolomeo ne parla in modo commosso). è stato subito amore e ci siamo sposati l’11 febbraio del 1954. Lavoravo nelle risiere del vercellese. Dopo aver gestito un negozio di alimentari, ci siamo trasferiti a Torino dove abbiamo preso una portineria. Le nostre intenzioni erano di restare  al massimo cinque o sei anni”. Bodo sfoglia davanti a me il suo libro della vita, descrivendo le pagine belle e le pagine brutte. “Nel mese del ‘62 faccio la domanda per entrare alla Fiat Ferriere di corso Mortara. Una volta assunto, vi sono rimasto per venticinque anni fino all’età della pensione. Nel febbraio dello stesso anno, Caterina resta incinta. Poi, improvvisamente, all’età di due anni, il bambino si ammala – la voce si incrina, qualche lacrima  solca il volto – All’inizio il nostro medico curante parla di acetone o di una semplice  tonsillite. Il bimbo peggiora. Viene ricoverato d’ugenza al Regina Margherita. Non c’è più nulla da fare. Muore per una peritonite non diagnosticata. Oggi rientrerebbe nella casistica degli episodi di malasanità …”. Non vuole più parlare di quella tragedia familiare. Nel frattempo saliamo ai piani superiori. Alle pareti altri quadri. La nostra conversazione termina nelle mansarde tra decine di cornici e quadri abbozzati e finiti. Me ne mostra uno, di stile astratto. Sembra un Mondrian, senza però le sue forzature di colore. Qui dominano lievi scansioni colorate.  “Sono un autodidatta. Già da bambino, avevo questa predisposizione per il disegno. Non ho fatto studi specifici. I miei soggetti preferiti sono i paesaggi. Non mi ritengo un pittore della domenica che si mette col cavalletto davanti al soggetto da riprodurre: i miei paesaggi sono soprattutto mentali. Ho sempre avuto un’ossessione per la prospettiva da riprodurre attraverso il colore”. Gli chiedo dei suoi inizi artistici. “Fu mia moglie che, conoscendo la mia inclinazione, mi sollecitò a prendere la tavolozza dei colori e dipingere per lei un mazzo di rose- nel frattempo mi  indica un quadro che rappresenta una rosa e una sigaretta con un lieve filo di fumo appoggiata  su un posacenere –  L’ho dipinto quando, per ragioni di salute, sono stato costretto a smettere di fumare. Ma, come tu stesso puoi vedere, sono poche le nature morte. Ripeto, mi ritengo soprattutto un pittore di paesaggi e tutto deve uscire da me. Dal mio sguardo interiore”.   Il suo quadro più originale rappresenta il soglio pontificio su cui campeggia un uovo. Questa l’interpretazione: l’uovo con la sua forma, la sua perfezione, simboleggia la  vita; nei secoli  ha offerto insostituibili fonti d’ispirazione ad artisti e pensatori. Basti pensare al cosiddetto uovo “cosmico” che, presso alcune antiche civiltà, è posto all’origine del mondo. “Ho voluto dimostrare che il Papa in fondo è un uomo come tutti gli altri”.

 

Gregorio Codispoti

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  • Published: 4 settimane ago on 19 novembre 2017
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  • Last Modified: novembre 19, 2017 @ 11:21 pm
  • Filed Under: Cultura

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