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VIDEOPOKER O GRATTA E VINCI? Nuove regole e vecchi vizi. Ma com’è la situazione a None?

By   /  19 novembre 2017  /  No Comments

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Nuove regole. Ma siamo in Italia. Ogni legge può essere aggirata. Ora si parla di una più severa applicazione delle  nuove regole della Regione Piemonte, frutto dell’accordo raggiunto tra Stato ed Enti Locali, che avranno come risultato la soppressione di un buon numero di slot e videopoker. Dovranno sparire dai locali pubblici, come bar e tabaccherie, che si trovano a meno di 500 metri da “luoghi sensibili”: chiese e oratori, scuole, impianti sportivi, banche, stazioni e ospedali. Insomma, risulterà difficile che qualcuno sfugga a tale condizione. La limitazione tornerà inoltre anche per gli orari, che verranno rispristinati nei limiti stabiliti dall’ordinanza torinese dell’ottobre 2016, vale a dire dalle 14 alle 18 e dalle 20 a mezzanotte. È inoltre prevista l’introduzione di nuove macchinette “intelligenti”, sulle quali sarà possibile giocare soltanto introducendo la tessera sanitaria, per controllare l’età del giocatore. Probabile un adeguamento anche da parte degli altri Comuni della provincia, compreso quello di None, che aveva recepito l’ordinanza di ottobre, per poi adeguarsi alla sospensione a cui era stato costretto lo stesso Comune di Torino, in attesa della sentenza del TAR che in luglio ha definitivamente respinto il ricorso di un gestore e, di fatto, rispristinato le suddette limitazioni.

Per cercare di comprendere meglio il clima di None, siamo andati a parlare con  alcuni dei gestori. In generale, scaricano le proprie responsabilità sul fatto che siano gli stessi giocatori a dover stare attenti a non rovinarsi.

Nel bar della stazione ci sono due macchinette. Il gestore non c’è, ma un avventore parla appunto di gioco responsabile, dice che la gente trova sempre il modo di rovinarsi, e che la dipendenza può anche arrivare dal fumo, dalla droga, dall’alcool, e in ogni caso nessuno si arricchisce: non esistono le grosse vincite, ai videopoker.

Cambiamo locale, ma il tono generale è sempre lo stesso. I cinesi che gestiscono il locale  di via San Rocco sono un muro impenetrabile, meglio lasciar perdere. Nelle due sale scommesse i commenti sono molto pacati, non esistono problemi, hanno la loro clientela. La sala di via Roma vive tranquilla: secondo il gestore non ha mai avuto giocatori incalliti, che si siano rovinati con il gioco, e la gente che abita lì intorno non si è mai lamentata, cosa confermata sia dai negozianti della via, sia dalla gente seduta ai tavolini del bar. Per quanto riguarda il Cahuita, gode di una posizione defilata, fuori dal centro, che probabilmente gli permetterà di mantenere le otto slot che possiede oggi. “Avete mai avuto persone che si sono rovinate con il gioco?” Il gestore risponde: “No, è molto difficile, perché chi gioca molto, e magari perde, sta bene attento a farlo fuori dal paese, va a giocare altrove, perché non si sappia in giro”. Entrambe le sale scommesse negano la presenza di minori: d’altronde sarebbe difficile nasconderla, visto che a None ci si conosce un po’ tutti, e i genitori degli interessati verrebbero a saperlo abbastanza facilmente.

Più disponibili al dialogo sono i gestori delle due tabaccherie che hanno le slot, quelle di via Roma. Il gestore del Jolly accusa lo Stato di sfruttare la passione del gioco per un monopolio che rende miliardi. “Un poveraccio che si rovina con i videopoker, sostiene, lo farebbe anche con il gratta e vinci, con il lotto, o con l’alcool. Chi gioca forte va a Candiolo, non certo qui dove lo conoscono tutti. È una questione di debolezza psicologica, anche chi si droga lo fa per dimenticare i problemi, così dice, noi non possiamo essere responsabili per queste persone. È lo Stato che gestisce il gioco d’azzardo, non dimentichiamolo. Il casinò di Saint Vincent è sempre aperto, ma non è che io vada tutti i giorni a giocare”. “C’è qualcuno che gioca a poker, qui a None?” “Forse a livello amichevole, in forma privata, tra amici, ma queste cose rimangono a livello sotterraneo, non è che puoi sapere tutto ciò che accade in giro. Se non ne fai parte, difficile che ti tirino dentro”.

Il tabaccaio sotto i portici vecchi è fatalista: se toglieranno le sue due macchinette, com’è probabile, rimarranno ancora molte altre cose. E qui ci sorprende, dicendo che quello che rende di più, in tema di gioco d’azzardo, non sono i videopoker, bensì le schedine del “Gratta e vinci”: “Comunque le macchinette non rendono molto, in confronto al gratta e vinci. La gente spende molto di più”. “Cioè, mi sta dicendo che c’è gente che spende di più al gratta e vinci?” “Non c’è paragone, ci sono persone che portano via mazzetti di gratta e vinci alti così. Il lotto anche, ma va di più il “dieci e lotto”, perché l’eventuale vincita è immediata. Ma ormai le vincite non sono più come quelle di trent’anni fa. Sarebbe interessante farsi dare dalla Lottomatica le cifre giocate sul gratta e vinci rispetto a quelle delle macchinette”.

E la gente? La gente di None, in generale, non ne parla volentieri, ma qualcuno lo fa. E accenna con invidia a persone terribilmente fortunate, che vedevano “cascate di soldi” dalle macchinette, le stesse che poi negavano pari fortuna agli altri avventori. Ma forse è solo una classica leggenda metropolitana. Come, in senso negativo, il racconto di una coppia che è in crisi perché lui si è giocato la casa alle slot, si è giocato la villa. E l’ha persa. Forse qualcuno davvero si è rovinato, ha perso tanto: ma se lo fa, lo fa in segreto. Alcuni raccontano di fortune “mangiate” a biliardo. Dicono che ci fosse gente, anni fa, che quando arrivava dalla Fiat andava a sedersi al tavolino e si mangiava lo stipendio, a poker o a pinnacola. Non s’è mai arricchito nessuno. C’è gente che immancabilmente di martedì, giovedì e sabato è in tabaccheria, a giocare al lotto. Forse talvolta vincono, forse no. Molti precisano però che, se proprio uno vuole giocare, il modo lo trova: possibilmente lontano dal proprio paese e dai relativi pettegolezzi. Dalle chiacchiere tra le vie di None, emerge l’idea di uno Stato che specula sui propri cittadini, sfruttandone le debolezze: mi fanno notare come sia inutile accusare il singolo, il povero disgraziato che gioca alla macchinetta. Se non c’è la macchinetta, c’è il gratta e vinci, se no c’è il “dieci e lotto”, tutti giochi che creano dipendenza. Il drogato è sempre esistito: c’è quello della cocaina, c’è il drogato della prostituta, quello che beve fino  non reggersi in piedi. Ma è sempre il  cervello che comanda, almeno in teoria.

L’Amministrazione Comunale, come abbiamo già accennato, tende ad adeguarsi alla normativa del capoluogo. “In attesa della sentenza del TAR, il Comune di None aveva sospeso la limitazione degli orari in autotutela, cioè per metterci al riparo da eventuali ricorsi”, dice il vice sindaco Roberto Bori Marrucchi, “ma con la sentenza di luglio dovremmo ripristinare il tutto. Anche perché i punti sensibili sono diversi, tutti i tabaccai, poi i cinesi, insomma, i numeri ci sono”. Mette poi l’accento sul gioco online: “Anche perché noi possiamo tappare dei buchi, ma il colabrodo è il web, su internet si può trovare ogni tipo di gioco, anche per quanto riguarda i minori, che giocano tranquillamente con la carta di credito del papà”.

Gli fa eco il capogruppo dell’opposizione, Giovanni Garabello: “Noi avevamo accolto con favore l’adeguamento alla restrizione degli orari, mentre non eravamo assolutamente d’accordo sulla sospensiva di marzo, perché non ci sembrava giusto, anche perché la posizione di queste macchinette, qui a None, non mi sembra che rispetti la distanza di 500 metri dai punti sensibili. Forse bisognava avere più coraggio e tenere duro con gli orari”. Questione gratta e vinci: “Qui direi che la sensibilità del legislatore si sia esaurita con le macchinette, dimenticandosi del resto. Noi ci limitiamo alla normativa vigente”. I ragazzini giocano? “I ragazzini imitano i grandi, specialmente nella quotidianità, e inoltre non possiamo ignorare tutti quei giochetti che si possono scaricare da internet, che condizionano il ragazzo e mettono le basi per un certo modo di pensare dei minorenni, che si presentano fragili di fronte a questi attacchi incontrollati ed incontrollabili. C’era stata una battaglia forte, tempo fa, per inserire la ludopatia tra le dipendenze curabili nei SERT, in tempi in cui si parlava soltanto di droghe, fumo e alcool. Mi pare un aspetto importante, quello di creare una normativa anche riguardo alle eventuali cure della dipendenza dal gioco. Capisco gli enormi interessi in gioco, ma questa è l’occasione giusta per fare qualcosa di buono, si è già perso parecchio tempo, troppo”. Sei a conoscenza di persone che si sono rovinate con il gioco d’azzardo? “Sì, certo, c’è stato perfino un suicidio a None, per questo, in passato. Trovo vergognoso che chi governa  abbia dimenticato la storia del territorio e non si confronti con il passato, quando era l’ASL a dare le direttive. Bisogna rimettere in moto la possibilità di dialogo su questi temi sul territorio, cercare di difendere la 328, la riforma sanitaria di Livia Turco. Per fare un esempio banale, all’incontro sul bullismo, organizzato dal CISA, il nostro Consorzio Socio-Assistenziale, mi pare che il Comune di None fosse assente perché

Dopo  la posizione delle istituzioni, abbiamo chiesto l’opinione di chi dovrebbe avere il pieno controllo, le Forze dell’Ordine. Il Comandante Silvano Bosso afferma che l’ambiente di None su questo argomento rispecchia la statistica nazionale, c’è un numero di videopoker proporzionato al resto d’Italia. “È un mondo che non crea preoccupazioni, non siamo a conoscenza di un mercato sommerso del gioco d’azzardo. Siamo oggi in regime di liberalizzazione degli orari, in attesa di un probabile ripristino delle limitazioni, in seguito alla sentenza del TAR”. Per quanto riguarda i minori? “Non abbiamo segnalazioni di minori che accedono al gioco, quindi finora non rappresenta un problema. Credo che la volontà politica sia quella di adeguarsi alla normativa in essere, come l’Amministrazione ha fatto finora. Si è adeguata al trend della maggioranza dei Comuni della Provincia, anche quando si è trattato di cautelarsi su eventuali ricorsi a seguito della sospensione dell’ordinanza torinese. Penso che lo farà anche in questo caso”. La situazione è quindi sotto controllo? “Sotto controllo nel senso che, essendo un’attività che sfugge all’amministrazione comunale, noi non facciamo altro che prendere atto di una determinata situazione. Bisognerebbe parlare con i Monopoli di Stato o con la Guardia di Finanza, sono loro che rilasciano i titoli abilitativi”.

Chiudiamo con le considerazioni di Don Giancarlo: “La dipendenza dal gioco non è qualcosa di cui si parli facilmente. Talvolta ne veniamo a conoscenza e a quel punto si devono  affrontare gli effetti, anche disastrosi, di una sofferenza di questo genere. Allora noi cerchiamo di offrire sostegno a chi si trova in tale difficoltà. Credo che spetti a chi ha responsabilità educative preoccuparsi di questo problema, in primo luogo le famiglie, ma anche la scuola, le associazioni, le società sportive, la parrocchia. Il problema non è il gioco che si vede, i videopoker o le sale gioco.  I ragazzi ormai fanno grande uso degli smartphone, e mi pare che su internet ci sia grande facilità ad  incorrere in questo tipo di giochi. Il problema è molto più nascosto e subdolo, quindi occorre innanzi tutto responsabilizzare i giovani”.

Legge o no, a None come ovunque, forse non cambierà nulla. Chi vuole cercare un modo per rovinarsi, lo trova. E in genere, non alla luce del sole.

Marco Gambella

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  • Published: 4 settimane ago on 19 novembre 2017
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  • Last Modified: novembre 19, 2017 @ 11:14 pm
  • Filed Under: Attualità

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