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Polveri sottili – Rubrica Ambiente di Alessandro Cattelan

By   /  15 maggio 2017  /  No Comments

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Anno nuovo, problemi vecchi. Archiviato il 2016 è tempo di fare un bilancio complessivo sullo stato di salute dell’aria che respiriamo nella nostra regione e nei centri urbani in cui ogni giorno ci spostiamo. Un problema che ci deve stare davvero molto a cuore, visto che la città metropolitana di Torino con 86 giorni di sforamento dei limiti rispetto ai valori fissati dalla legge si è aggiudicata la “maglia nera” a livello nazionale. I dati a cui si fa riferimento sono contenuti all’interno dell’annuale rapporto scientifico di Legambiente e sono basati sul monitoraggio dei valori delle polveri sottili nell’arco temporale di un anno.

  • Che cosa sono le polveri sottili?                                                                                                                                                                                              Le polveri sottili sono delle particelle prevalentemente derivanti da processi di combustione incompleta dei combustibili fossili contenenti al loro interno una quantità variabile di metalli pesanti a seconda del processo da cui derivano. Esse hanno delle dimensioni davvero microscopiche ed è proprio per questo che possono risultare potenzialmente pericolose per la salute. Per dare l’idea delle loro dimensioni il mondo scientifico prende come riferimento la misura di 2,5 μm di diametro (un’unità corrispondente ad un milionesimo di metro). Questa misura di riferimento divide le particelle grossolane (principalmente costituite da pollini, frammenti rocciosi, ecc.) da quelle fini (derivanti dall’usura di freni e pneumatici, dalle attività di fusione dei metalli oppure dalle combustioni incomplete dei fossili).
  • Come si comportano le particelle in atmosfera?                                                                                                                                    Si può immaginare la nostra atmosfera come un grosso contenitore dove sia la frazione grossolana che quella fine delle nostre particelle, fluttua in un fluido (l’aria) senza però depositarsi sul terreno. All’apparenza questo potrebbe risultare un controsenso perché siamo da sempre abituati a pensare che un corpo sottoposto a forza di gravità venga attirato verso il basso. Se così fosse il problema delle “cappe” o più correttamente nebbie che avvolgono i centri urbani sarebbe notevolmente minore. In realtà, il comportamento delle particelle segue un andamento spiegato da un importante formulazione della fisica: la legge di Stokes. Questa formulazione matematica lega la velocità con cui si muovono delle sfere all’interno di un fluido con il diametro, spiegando come questa variabile risulti determinante nel favorire il bilanciamento della forza di gravità terrestre. Il risultato è che le particelle di piccole dimensioni non vengono attirate al suolo.
  • Perché le polveri sottili sono dannose?
  • L’interazione tra le polveri sottili e l’uomo avviene principalmente tramite la respirazione. Le particelle che vengono inalate possono infatti depositarsi in qualche tratto dell’apparato respiratorio oppure possono direttamente espulse tramite l’espirazione. Molto è determinato dalla velocità con cui la particella viene inalata ed ovviamente la reazione varia da soggetto a soggetto (è evidente che le persone che soffrono di asma sono più vulnerabili di fronte all’attacco di queste particelle). In maniera approssimativa si può affermare che le particelle più grandi si depositano molto prima nei canali polmonari rispetto a quelle più piccole, che riescono a penetrare maggiormente nel canale fino a giungere anche agli alveoli polmonari (dove avvengono degli scambi gassosi tra l’ossigeno introdotto dalla respirazione ed i capillari arteriosi). Fortunatamente il nostro organismo contiene una serie di meccanismi di difesa (come ad esempio delle cellule spazzine che smaltiscono i batteri penetrati nell’organismo) che possono difenderci soltanto se le esposizioni sono brevi e non croniche. Più difficile è invece capire quale meccanismo biologico collega l’inquinamento atmosferico alle patologie cardiovascolari. Più studi hanno infatti evidenziato una correlazione tra il numero di inquinanti ed il numero di decessi dovuti a questa tipologia di problema.
  • Quali misure vengono messe in atto?
  • Se non si verificano precipitazioni per un periodo prolungato complice anche la ventosità scarsa scattano immediatamente gli allarmi antismog con i relativi blocchi del traffico e gli abbassamenti dei riscaldamenti nelle case. Per qualche giorno si scatena il panico, con i mezzi pubblici che vengono presi d’assalto mettendo ancora più in luce le loro carenze mentre si susseguono le più che legittime critiche da parte dei cittadini. Ma sono davvero i blocchi del traffico a poter risolvere il problema? Per curare un gran febbrone non basta assumere ogni tanto qualche medicinale, come ogni buon medico potrebbe affermare.

 

ALESSANDRO CATTELAN

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  • Published: 8 mesi ago on 15 maggio 2017
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  • Last Modified: maggio 15, 2017 @ 3:04 pm
  • Filed Under: Ambiente

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