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Come eravate

By   /  16 maggio 2017  /  No Comments

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Domenico Bastino, ancora lui. E’ tutta colpa sua se, per cercare una vecchia foto che lo riprende nel 1969 o nel 1970, mi è capitata tra le mani una vecchia lettera oggi particolarmente illuminante per il valore di documento storico-sociale che riveste.

Nel maggio 1971 mi trovavo ricoverato al Sanatorio di Prà Catinat. Non potevo venire a casa e perdevo anche scuola. Tra gli amici che mi aiutavano ad attraversare la mia condizione di solitudine forzata, Piero Mulassano mi scriveva ogni tanto. Mi raccontava che cosa succedeva a None e come andavano le cose al CRC, il Centro Ricreativo e Culturale di via Roma (oggi Osteria e negli anni Ottanta Turin Club, prima ancora Croce Bianca).

Mulassano era il Presidente di quella Società che organizzava attorno a sé il tempo libero di tanti giovani meridionali altrimenti abbandonati a sé stessi, molti con la famiglia lontana, molti precariamente sistemati in abitazioni tra le più scomode e le meno riscaldate. Erano operai alla Fiat o all’Indesit, muratori, artigiani alle prime armi, garzoni nelle cascine. Nel CRC collaboravo all’animazione delle attività sportive e ricreative (tornei di calcio, spettacolini, gite, mostre). Ma niente da fare. Il movimento sindacale e il marxismo cominciavano ad attrarmi e a orientare la mia formazione politica. Mentre mi lambiccavo e scalpitavo come un brocco brado al bivio fra rive del Chisola e internazionalismo proletario, ecco che cosa mi scriveva tra l’altro Mulassano.

L’Indesit è sempre in sciopero (le agitazioni per quella formidabile vertenza aziendale durarono tre mesi, ndt.). Dovevano fare una riunione il sabato 24 al CRC, ma causa che sono dei fessi non l’hanno potuta tenere. Era stata concessa loro la sala, bastava che si passassero parola ed avrebbero potuto trovarsi tutti là a discutere ed invece no, nella notte tra il venerdì e il sabato tappezzarono None di vistosi cartelli indicenti la Pubblica Assemblea al CRC per le ore 16 di detto giorno.

Puoi subito immaginare i Nonesi alla mattina appena desti trovarsi di fronte questi cartelli, tant’è che alle 10 fui convocato in Caserma dove mi fu quasi fatto un processo di terzo grado (..) Il brigadiere pretese inoltre lo Statuto, lo lesse e in modo particolare sottolineò le parole dell’art.2: indipendente da ogni qualsiasi organismo che persegue fini di carattere politico. Allora devi già immaginare che il sottoscritto prese carta e penna e scrisse (questa riunione si farà dove si vuole, ma non al CRC). Mancava l’autorizzazione della Questura, ed i Carabinieri erano disposti ad entrare con un mandato in Società, chiuderla perchè privata, e denunciare il responsabile in questo caso io (…) La riunione si fece non al CRC ma in via Pietro Micca (dove la prof. Anna Garelli aveva avviato incontri di formazione politica con alcuni ragazzi nonesi, ndt). Tema: non più i fatti dell’Indesit ma processo al CRC ed a Mulassano se vuoi saperne di più parla con tuo fratello c’era. (Preso tra due fuochi). Domanda: la dabbenaggine dei cartelli l’ho fatta io? I carabinieri li ho fatti intervenire io? Se davo il benestare esclusivamente di persona: chi pagava? La risposta a te”.

La lettera, mi pare, è emblematica dell’aria che si respirava: quella di una criminalizzazione preventiva di chiunque esercitasse il diritto di associazione politica. Per affermare il pieno rispetto dei principi costituzionali che tutelano e promuovono lo sviluppo delle libertà e del pluralismo, c’è stata molta strada da fare. Bisogna riconoscerlo. E c’è stato bisogno di rompere un clima paludoso di conformismo e abitudine alla passività. Bisogna anche riconoscere che si è fatta altrettanta strada per tornare molto presto al punto di partenza e ripristinare, al posto del principio costituzionale, la rivendicazione del merito di non aver mai fatto politica perchè è una cosa sporca. Come si vede, infatti, dopo le ubriacature egualitarie e le sbronze di comunismo, siamo tutti tornati a vivere nel pulito e al riparo da ogni contaminazione di partito. Non c’è bisogno di carabinieri che minaccino denunce e facciano tintinnare le manette. Si può obbedire prima di essere comandati. Dopo la criminalizzazione preventiva, l’obbedienza preventiva. Un capolavoro, bisogna riconoscerlo.

Mario Dellacqua

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