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Migranti

By   /  16 maggio 2017  /  No Comments

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Finalmente il ministro Minniti è riuscito a partire per la Libia per gettare le basi di un’intesa (la terza dal 2008 ma la prima con il governo di unità nazionale libico) sulla gestione dell’immigrazione, sul controllo delle frontiere, la lotta agli scafisti e il contrasto al traffico di esseri umani. In pratica in cambio di aiuti e di investimenti si chiederà alla Libia (come già era successo con il contestato primo accordo tra Maroni e Gheddafi nel 2008) di effettuare alle frontiere meridionali con il Niger il lavoro sporco di filtraggio emigranti che l’Italia democratica e cattolica non può più permettersi di fare alle proprie frontiere. E’ un concetto duro da esprimersi ma è così. Certo che è più giusto, più umano, più saggio e più cristiano dire che con i migranti tutti devono fare la propria parte, che non basta semplicemente dare a queste persone del cibo e un tetto ma che bisogna accompagnarli nell’apprendimento della nostra lingua, della nostra cultura, nell’avviamento alla formazione al lavoro, e che ogni persona italiana o straniera (di buona volontà aggiungo io) va aiutata. Certo. Peccato che queste enunciazioni vadano in crisi di fronte alla spietata legge dei numeri. La teoria di molte forze politiche e della Chiesa infatti è che questo territorio possa con manovre e manovrette accogliere tutto quello che c’è fuori: e questo non è vero. Non si può promettere a tutti una vita decorosa in Europa e tanto meno in Italia quando i “tutti” sono troppi e quando ci sono interi continenti come quello africano che ci mettono del “suo” per non risolvere dall’interno i propri problemi. Nel Madagascar per esempio (paese che ho recentemente visitato, popolato da gente veramente ospitale e pacifica che da oltre mezzo secolo non conosce la guerra e in cui oggettivamente non si muore di fame- per ora – grazie all’eccezionale generosità della terra) ogni donna partorisce attualmente una media di 4,5 figli (la mia guida maschio era felicemente l’ultimo di sedici fratelli) mentre stando alle statistiche ufficiali ogni donna del Congo, Somalia e Nigeria (che conta già oltre centottanta milioni di abitanti) supera i sei figli, come confermava orgogliosamente un funzionario del governo nigeriano nella trasmissione Rai di sabato 17 dicembre al conduttore Gad Lerner.   Il problema del sovrappopolamento non è ancora preso in considerazione dalla maggior parte degli africani istruiti o no che siano e il loro impegno a scodellare figli è quindi costante, certamente non ostacolato da alcuna religione – nessuna esclusa- né tantomeno da governi scellerati e corrotti il cui unico obiettivo sembra quello di intascare da americani, europei, arabi e cinesi le tangenti per lo sfruttamento delle risorse naturali infischiandosene allegramente delle infrastrutture che cadono in pezzi (come la carrabile che abbiamo percorso in Madagascar che non vede la minima manutenzione almeno dal 1975 anno in cui se ne sono andati del tutto i francesi) e delle paurose condizioni economiche e igienico sanitarie dei loro connazionali più poveri.

– “Tu non capisci! Per le nostre donne i figli rappresentano l’assicurazione per la vecchiaia”– mi rispondeva cocciutamente la seconda guida (donna) – “Qui non abbiamo la pensione. E poi quello demografico non è un problema. Io sono animista ma anche la vostra Bibbia e tutte le religioni dicono di riempire la terra. Noi non siamo come voi europei che vi agitate sempre e che con il vostro consumismo distruggete tutto. Noi viviamo alla giornata e aspiriamo a vivere con ciò che ci offre la natura”

– “Ma i fuochi che in questi giorni ho visto ovunque ardere la foresta li accendete voi per poter coltivare e mangiare”– rispondevo io – “Io vorrei credere che può esistere un’alternativa al consumismo ma non è così: il tuo collega mi ha detto che la lavatrice ed il televisore li sognate anche voi”– ribattevo ancora alzando il tono di voce e cercando di evitare i calci alle caviglie che mia moglie mi indirizzava sottobanco – “Tu hai fatto tre anni di liceo: possibile che non abbia mai sentito parlare dell’effetto serra e del problema ambientale?”

“Ripeto che quello demografico non è un problema! Dobbiamo dare a tutti il diritto di nascere. Tutte le religioni dicono questo! Il nostro vero problema è chi ci governa che pensa solo a mettersi in tasca i soldi e che ha interesse a lasciarci nell’isolamento e nella miseria”

“E allora perché non vi ribellate?”

“Come avrete visto noi siamo gente pacifica. E poi dopo ogni tentativo di rivoluzione in Africa ci si ritrova sempre con un governo peggiore.”

E così tra corruzione e incapacità dei governi, ignoranza della gente e miopia ed egoismo dei paesi ricchi la tragedia del continente africano si avvita su se stessa in una spirale senza fine.

“E’ vero che li paghiamo poco e di questo loro cominciano a rendersi conto. Ma è anche vero che una struttura come questa in Italia sopravvivrebbe solo con cinquanta dipendenti. Qui offre lavoro a centosettanta persone” – mi diceva un responsabile del villaggio turistico di Nosy Be – “ma è una goccia nell’oceano. Ma lei si è fatto un giro in città? Ha visto il formicaio di ragazzi e bambini che si riversa per le strade? Si è domandato cosa farà tra pochi anni tutta questa gente? E’ una bomba che presto scoppierà. Anzi sta già scoppiando!”

Certo che sta scoppiando e già se ne vedono gli effetti nel nostro paese dove ci preoccupiamo di prelevare a pochi passi dalle coste libiche non solo i profughi delle guerre come sarebbe ineccepibilmente giusto, ma anche tutti coloro che se ne vanno dal loro paese intravedendo nel nostro una terra promessa. Perché è così che purtroppo forse inconsapevolmente viene spacciata l’Europa dalle nostre massime autorità governative ed ecclesiastiche, da tutti coloro che individuano in questa vera e propria invasione un’opportunità (e tale sarebbe se fosse una migrazione di proporzioni limitate) nonché da coloro che dichiarano che la nostra stessa progredita società occidentale sarebbe il frutto delle invasioni barbariche che nell’antichità spazzarono il vecchiume dell’impero romano in declino. E dimenticandosi invece l’instabilità economica e sociale, i conflitti senza fine, il caos e la miseria creatasi nell’occidente nel corso dei secoli bui e tormentati che seguirono la caduta di Roma

Armando Nicola

 

 

 

 

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  • Published: 5 mesi ago on 16 maggio 2017
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  • Last Modified: maggio 16, 2017 @ 11:43 am
  • Filed Under: Attualità

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