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Non possiamo definirlo bullismo, ma atto vergognoso

By   /  1 marzo 2017  /  No Comments

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Comportamenti aggressivi ripetuti nei confronti di chi non è in grado di difendersi, è la definizione di bullismo. Questa vergognosa “pratica vessatoria” comprende due ruoli: da una parte il bullo, colui che mette in pratica atti violenti fisici e/o psicologici, dall’altra la vittima, cioè chi semplicemente subisce, senza potersi difendere. Due i luoghi fondamentali, dove il bullismo viene messo in pratica: a scuola e attraverso il web. Recenti fatti di cronaca, per chi presta attenzione a quello che succede intorno a noi attraverso i media digitali o la carta stampata, testimoniano che non sempre le conseguenze, per chi subisce questi atti vergognosi, sono rose e fiori, ma non è competenza del «Mondo di None» ricordare quello che tutti sanno, o meglio, dovrebbero conoscere. Nella nostra piccola comunità, ultimamente, c’è stato il sospetto che, in una delle scuole elementari, si siano verificati episodi nei confronti di una bambina, che non somigliano per niente ad un invito amichevole a condividere occasioni di gioco. Tenteremo di approfondire la questione e capire se realmente si tratti di ciò che ho definito atto vergognoso. Abbiamo raccolto la testimonianza di una mamma, premetto, non l’unica, la cui figlia sembra aver subito “qualcosa”. Cercheremo di capire di cosa si è trattato, poi, alla fine dell’articolo, a chi di dovere l’ardua sentenza.

Quali atti sono stati compiuti nei confronti di tua figlia? Difficile scegliere un aggettivo, posso definirli sia fisici che psicologici; mia figlia ha ricevuto in più di un’occasione sputi sui capelli e avuto lividi sulle gambe in ambito scolastico. Se vogliamo parlare di scherzi, una volta nel suo zaino è stato versato del sapone, quindi lascio immaginare che fine abbiano fatto quaderni e libri, ma questo episodio possiamo anche tralasciarlo. Secondo te, perché proprio nei suoi confronti? Non solo nei suoi confronti, ma anche verso altri bambini. Purtroppo, anche mia figlia più grande non è stata esente da un episodio spiacevole: una volta le è stato rifilato un calcio nella pancia. Quali conseguenze a livello psicologico hanno avuto nei confronti della bambina questi episodi? Per fortuna nessuna: non ha manifestato paura di andare a scuola. Credo sia questione di carattere. Hai provato a chiedere spiegazioni a chi ha competenze in merito?Assolutamente sì, ma non ho ottenuto il risultato sperato. Mi sono recata dal Dirigente scolastico tre volte: la prima per far presente che a scuola ci sono controlli non del tutto sufficienti, ovviamente dal mio punto di vista; la seconda, quando a mia figlia è stato versato del sapone nello zaino: allora mi è stato risposto che non era responsabilità dell’Istituto; la terza, dopo che la bambina è tornata a casa con i lividi sulle gambe e gli sputi tra i capelli, quando il Dirigente ha preferito non parlarmi, cosa che mi ha lasciato abbastanza perplessa. Per questa motivazione, nonostante i fatti risalgano ad un anno fa, ho deciso di parlare. Spero di sbagliarmi, ma ho percepito che nessuno volesse assumersi le proprie responsabilità. Cosa ti aspetti per il futuro? Maggiori controlli e severità, meno superficialità da parte di chi ha le competenze. Questi atti di prepotenza non devono più verificarsi. Ribadisco che, se le famiglie chiedono di parlare con un dirigente scolastico, non lo fanno per passatempo.

Si ribadisce che nel seguente articolo non si chiede la testa di nessuno e che non si pretende di insegnare ad insegnanti e genitori, che in questo contesto sono le figure coinvolte, a svolgere il proprio mestiere di educatori. Ciò detto, si cerca una definizione più consona relativamente a questi episodi, dal momento che non si può parlare di bullismo, come ribadito dal Professor Gambellini, ma soprattutto si sollecita la scuola a mettere in campo l’alto livello di professionalità degli operatori per impedire soprusi di tal fatta, del tutto ingiustificabili. Dopo aver raccolto la testimonianza di una mamma, siamo a disposizione per documentare e raccogliere anche le voci delle autorità preposte.

Luca Dragotti

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  • Published: 12 mesi ago on 1 marzo 2017
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  • Last Modified: marzo 1, 2017 @ 10:26 pm
  • Filed Under: Attualità

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