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Senato gratis

By   /  8 febbraio 2017  /  No Comments

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Sta dilagando la rabbiosa convinzione che la crisi economica sia voluta dal complotto ostinato di un pugno di mille politici decisi a non perdere i loro privilegi e a non ridurre i loro lauti stipendi.

Se il bersaglio di critiche tanto spietate quanto largamente diffuse fossero le disuguaglianze, l’ufficio di Sergio Marchionne (54 milioni di euro all’anno) sarebbe assediato e verrebbero picchettati gli stadi dove giocano ventenni pagati fino a 90 milioni di euro.

Invece no. E’ la casta politica a guadagnare l’unanimità del disprezzo. Solo i migranti che non annegano contendono ai parlamentari il primato dell’odio.

Sul mercato elettorale il prodotto tira da matti. Il Pd offre con il referendum la riduzione del numero dei politici e alla promessa del Senato gratis il M5S contrappone la sua legge per dimezzare lo stipendio agli onorevoli. Così può incassare il bonus di popolarità riconosciuto a chiunque si scagli contro la “classe politica”. “Gli italiani – scrive Alberto Burgio – vengono scrupolosamente addestrati al disprezzo delle istituzioni, a considerare la politica roba da cialtroni e delinquenti”.

Ma non c’è il rischio che la riduzione dei costi della politica prepari la condanna a morte della politica? Non c’è il rischio che la liquidazione della politica, vista come sinonimo di corruzione, apra la strada alla neutralità dei tecnici e al dominio incontrastato del loro parere vincolante sulle entrate e sulle uscite di un paese? Non c’è il rischio che la ricetta populista diventi in forma spiccia e primordiale, “apparente ristoro e momentaneo sollievo” per tante frustrazioni curate non con il cambiamento, ma con la penalizzazione di qualche altro che sta peggio? Lo teme Montesquieu sul “Sole-24 Ore”. Non c’è il rischio che si consolidi l’eclissi della vita democratica, sostituita dalla burocratica fedeltà al dovere quinquennale di crocettare un simbolo con lo stesso spirito con cui si compila un conto corrente alla Posta?

Lo temono sul “Manifesto” Marco Almagisti e Paolo Graziano: “Più che le norme atte a rafforzare l’esecutivo, dovremmo essere interessati da soluzioni che prevedano la possibilità del coinvolgimento dei cittadini nei lunghi periodi che trascorrono fra un’elezione e l’altra”. Ma i sostenitori del sì al referendum hanno sfidato più volte i loro oppositori a indicare un solo punto della riforma che dia più potere al governo. Anzi, dove gli uni vedono derive autoritarie, gli altri rivendicano invece apertura di spazi alla partecipazione popolare. A sciogliere l’equivoco sollevato dalla vis polemica delle opposte propagande, ha provveduto Eugenio Scalfari che, con la sua ingenua perfidia, sembra dirci: poche balle, le democrazie vivono del protagonismo illuminato o sciagurato delle oligarchie. La storia sociale e politica della democrazia italiana non è la storia popolare delle classi subalterne, operaie e contadine, ma è la storia delle élite che le hanno guidate. De Gasperi, Moro, La Pira, Fanfani e gli altri del giro in competizione con Togliatti, Berlinguer, Paietta, Amendola e gli altri del giro. “Pochi al volante – replica Valentino Parlato – e gli altri pagano il biglietto, ma non hanno voce in capitolo”. Al massimo arruolati come ignari e volenterosi dipendenti di questa o quella élite.

Sul “Sole 24 Ore”, Lina Palmerini osserva che “se il Pd non riesce a gestire un tema come l’immigrazione o a portare risultati sul fronte del lavoro”, o se “la Raggi non riesce a produrre risultati su Roma”, anche uno stipendio dimezzato “sarà sempre una spesa inutile”. La politica deve riconquistare sul campo la sua utilità per ritrovare la credibilità che ha dilapidato.

L’intervento di Palmerini propone domande niente affatto oziose. Esse sono l’implicita denuncia dello svuotamento della democrazia subito dalla costituzione materiale della nostra società. La confezione pluripartitica è rimasta inalterata. Ma è stato progressivamente danneggiato ogni potere in grado di rimuovere le disuguaglianze e gli ostacoli di ordine economico-sociale che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana”, come vuole l’art. 3 della Costituzione.

Le domande di Palmerini alludono all’indissolubile legame fra questione sociale e questione democratica che è una posizione ”classicamente di sinistra” oggi volatilizzata. Lo scrive Bertinotti sul “Manifesto” del 27 ottobre. Questa sotterranea convergenza con gli interrogativi di Palmerini merita grande attenzione, anche se gli interventi di Bertinotti vengono valutati preferibilmente alla luce dei suoi trascorsi alla Presidenza della Camera, del suo raffinato abbigliamento e dei suoi sigari.

Mario Dellacqua

Vedi

E. SCALFARI, Zagrebelsky è un amico, “Repubblica”, 2 ottobre 2016.

F. BERTINOTTI, La democrazia del conflitto, “Il manifesto”, 27 ottobre 2016.

V. PARLATO, Dopo Mattarella, “Il manifesto”, 25 ottobre 2016.

L. PALMERINI, La campagna referendaria, “Il Sole-24 Ore”, 26 ottobre 2016.

MONTESQUIEU, Il rischio, “Il Sole-24 Ore”, 26 ottobre 2016.

V. PARLATO, Caro Scalfari, “Il manifesto”, 7 ottobre 2016.

M. ALMAGISTI-P. GRAZIANO, C’è vita democratica, “Il manifesto”, suppl. al numero del 28 ottobre 2016.

A BURGIO, Lo sconcio, “Il manifesto”, 30 ottobre 2016, p.2.

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  • Published: 1 anno ago on 8 febbraio 2017
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  • Last Modified: febbraio 8, 2017 @ 9:51 pm
  • Filed Under: Politica

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