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Intervista di Marco Gambella a Luca Ferrua

By   /  8 febbraio 2017  /  No Comments

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Luca Ferrua è una di quelle persone che faticano a restare ferme, in perpetuo movimento, un vortice che travolge chi non riesce a muoversi secondo il suo ritmo e con la sua rapidità: “Non sono mai riuscito a comprendere chi trascorre le giornate con le mani in mano”. È un pentolino che bolle, infatti, anche quando, seduto alla scrivania del piccolo ufficio nella sede della Croce Verde, incalza le mie domande spesso precedendole, anche perché la famiglia lo attende. Ma lui vuole esserci, quando serve: “Probabilmente non celebrerò i 50 anni di matrimonio, ma sicuramente i 50 anni di Croce Verde: ci sono entrato nel 1989 e conto di rimanerci ancora”. Ricorda i primi anni e le prime responsabilità, quando prese le redini della sezione, insieme a Ezio Nardi e Mario Pelazza.

In questi giorni lo sforzo maggiore, tiene molto a farlo sapere, è rappresentato dalla missione che porterà generi di prima necessità a Norcia, Amatrice, Arquata, nell’area colpita dal terremoto, e darà una mano alla gente che tuttora vive in uno stato di precarietà e che ha bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Cominciamo parlando della Croce Verde di None, che quest’anno compirebbe trent’anni dalla sua fondazione, come ”sottosezione” della “Croce Verde di Torino, sezione di Vinovo”, fondata quattro anni prima. Ma None ed i Nonesi sono orgogliosi ed amano considerarsi autonomi ed indipendenti, perciò hanno scelto di celebrare la scissione da Vinovo e Candiolo, avvenuta nel 2002, quando diede forma all’attuale Croce Verde di None, che ha perciò quindici anni di vita. Un anniversario, aggiunge, nel quale si inaugureranno ben due nuove ambulanze.

Una piccola biografia, come d’abitudine.

Sono arrivato a None nel 1973, a cinque anni, ho frequentato le elementari a Castagnole, con il maestro Giraudo. Praticamente Nonese, anche perché bene o male sono sempre stato molto attivo: ho tentato per la prima volta le elezioni comunali a 19 anni, con il gruppo guidato da Giorgio Mathieu e l’ex sindaco Giuseppe Viroglio. Non andò bene, allora, poi venne il servizio militare e, il giorno stesso del mio rientro, l’iscrizione alla Croce Verde; lo ricordo bene perché era il giorno del mio compleanno, il 29 settembre, che fu anche il giorno in cui mi congedai. E poi subito iscritto alla Fidas e all’Aido. Un caso, ci tiene a precisarlo, la scelta della Fidas, niente contro l’Avis: perché qui a None la gente è sempre divisa su tutto, sempre per un campanile o per l’altro. Deve succedere qualcosa, perché persone che neanche si guardano in faccia lavorino insieme e, allora, questa gente è davvero encomiabile. Come nel caso delle alluvioni: noi come Croce Verde le seguivamo quando ancora non esisteva la Protezione Civile. Poi si sono formati dei gruppi, ricordo che quando ero assessore alla Polizia Municipale e alla Protezione Civile, mi pare una decina di anni fa, partecipai attivamente alla formazione del gruppo comunale di Protezione Civile, che forse Bosso aveva già cominciato ad attivare: abbiamo lavorato molto sulla struttura, l’organizzazione e gli investimenti, con il sostegno dei Vigili del Fuoco di Vinovo. Abbiamo investito molto, a mio parere, come Comune, portando a casa molte risorse, aderendo anche a bandi regionali sulla Protezione Civile. Poi, però, qualunque cosa fai non va mai bene, secondo qualcuno, anche adesso. Con l’alluvione , in generale, mi pare sia andata bene.

Anche grazie all’argine…

Soprattutto grazie all’argine. Io l’ho visto giovedì sera e poi venerdì mattina, devo dire che mancavano sei, sette centimetri al colmo. Immagina i milioni di metri cubi di acqua dietro quell’argine, che in alcuni punti è alto tre metri e venti; di acqua ne è venuta tanta, proprio tanta. Si sono allagate via Volvera, via Benedetto Croce, purtroppo quelle attigue ai canali da dove l’acqua arriva per prima, da sempre, è un corridoio primario, non c’è niente da fare. L’altra parte che va perennemente a mollo è il villaggio San Lorenzo, che prende l’acqua che arriva da Airasca. Quest’anno via Benedetto Croce ha raccolto l’acqua che dal villaggio San Lorenzo arrivava addirittura scavalcando la strada statale, che è stata poi chiusa perché il Chisola aveva superato i cinque metri.

Mi pare che non sia la prima volta in cui il villaggio San Lorenzo finisce sott’acqua.

Il villaggio San Lorenzo è stato costruito su un terreno non idoneo, sono stati commessi errori da parte di passate amministrazioni. Non si sarebbe dovuto costruire in quei luoghi e in quel modo, perché l’area è sotto il livello del terreno e a None, quando costruisci sotto il livello della strada, stai scavando e costruendo nell’acqua.

Secondo punto, la maggior parte degli spazi che sono andati sott’acqua sono garage e cantine. È fisiologico che con due gocce d’acqua quei locali si riempiano, come tutti i garage e le cantine. Anch’io in via Volvera ho avuto il magazzino allagato e devo esserne consapevole, perché è stato costruito sotto il livello terra.

Quindi la gente che abita lì deve rassegnarsi.

Secondo me la gente che vi abita è consapevole di essere sotto il livello del terreno, quindi purtroppo deve conviverci. I cittadini sono stati avvisati del rischio già nel primo pomeriggio, uno per uno, anche con blocchi stradali, dalla Protezione Civile, tanto è vero che non c’è stata una sola macchina sommersa. Noi già alle due e mezza avevamo aperto il C.O.C., la Centrale Operativa di Emergenza Comunale, eravamo operativi giovedì alle due e mezza e siamo andati via venerdì alle dieci di sera.

Venerdì sera il rischio c’era ancora.

Sì, ma abbiamo lasciato un presidio, visto che già venerdì sera il livello dell’acqua stava calando.

In cosa consisteva il servizio prestato dalla Croce Verde?

Ferme restando le postazioni di soccorso 118, noi siamo parte integrante del Piano di Protezione Civile, la Croce Verde ha precisi compiti di logistica ed assistenza: eventuale sfollamento di degenti o persone con difficoltà motorie e allestimento del Centro d’Accoglienza, con tutto ciò che comporta per pasti e pernottamenti. Stavolta le persone arrivate nel Centro sono state molte, ma soltanto due si sono fermate per la notte. E poi c’è comunque la logistica legata ai volontari: durante l’emergenza ha lavorato circa una cinquantina di persone, da gestire per fornitura di attrezzatura e preparazione dei pasti. La Croce Verde ha circa 130 volontari iscritti.

Una buona percentuale, in relazione agli abitanti.

Sì, ma speriamo che ne arrivino altri (ride), perché siamo in sofferenza, e poi in realtà quelli operativi sono circa 110, per problemi vari, assenze, turni, ognuno ha la sua vita e i suoi problemi personali.

In questi trent’anni, da quando ci vivi, com’è cambiata None?

Un paese rurale che negli anni Settanta si è trasformato in cittadina industriale, pur senza perdere le sue radici rurali: due anime, quindi. None è sempre stata spaccata in due, anche a livello politico, ma direi sotto ogni punto di vista; di qualsiasi cosa si parli, None è sempre divisa in due. I Nonesi si sono un po’ incattiviti, trovo un po’ di rigidità; io sono una persona estremamente trasparente e franca, e questo non piace, alla gente, che non ama sentirsi sbattere in faccia la verità.

Qual è il peggior difetto dei Nonesi?

Credo quello di essere dei finti conservatori. Una cittadina colpita e ferita pesantemente a più riprese, anche economicamente. Sotto il profilo economico, un’alluvione come questa non ha fatto che peggiorare la condizione dei cittadini che già si trovavano in difficoltà, rimangono ferite profonde. La crisi industriale, con le vicende di Streglio e Indesit, è stata pagata cara anche per quanto riguarda l’indotto, non dimentichiamoci della FIAT. Per quanto si sia parlato molto dell’Indesit, la perdita più grossa per None è stata quella della FIAT, per il vasto indotto che generava, ed è un’emorragia di lavoro che non si è ancora arrestata. Questo tessuto ha tentato di trasformarsi, e tuttora lo sta facendo, con molta fatica; ma tutto questo ha creato un irrigidimento. La gente non ha più tanta voglia di sorridere. Ecco, il difetto di None lo vedo in questa frattura, per la quale ogni pretesto è buono per alimentare tra due fazioni un dissidio che viene cavalcato da qualcuno in maniera millimetrica e strategica, mentre qualcun altro viene un po’ abbindolato dalla situazione.

Quindi è difficile fare parte di questa Amministrazione. Come ti trovi?

Guarda, io in questo momento non lo augurerei a nessuno. Personalmente non mi trovo benissimo, sono rimasto in Amministrazione ma in posizione un pochino più defilata, per una scelta personale. Ho deciso di partecipare volentieri a questa tornata elettorale, proponendomi come parte attiva in un’eventuale Amministrazione di maggioranza, ma avevo posto come condizione, fin dall’inizio, che non avrei assunto alcun tipo di carica specifica, indipendentemente dall’esito delle elezioni. Mi sono trovato con la peggiore grana, credo, che abbia avuto l’Amministrazione nell’ultimo periodo, quella della mensa scolastica. Io non mi tiro mai indietro: avrei potuto, quando avevo capito che la situazione si stava facendo davvero critica, uscirne subito ed elegantemente, lasciando la patata bollente sulla scrivania del Sindaco o qualche altro componente la Giunta. Qualcuno che avrebbe potuto essere più attivo, ma non lo è stato.

Ma qual era il tuo ruolo, nella vicenda?

Ero consigliere delegato alla mensa. Un conto è avere un assessorato, altro conto è una delega. Mi permetto di dire che sono stato abbandonato a me stesso, che non da tutti è stata colta subito l’importanza della criticità che stava emergendo. A parte il Sindaco, ovviamente, il resto dell’Amministrazione aveva secondo me sottovalutato il problema, all’inizio. Su di me si è quindi catalizzata la visione del diavolo, per quanto stava succedendo nella questione della mensa. Nonostante ciò, ho sostenuto questo ruolo per tutto il primo anno, ma quando sono arrivato a subire minacce e danneggiamenti (mi sono ritrovato le gomme del furgone tagliate), mi sono reso conto che non ero neanche più libero di accompagnare mia figlia a scuola, la mattina. Per quanto io non mi sia mai nascosto ed abbia sempre cercato di dare la massima disponibilità, parlando con chiunque, e non abbia mai rifiutato alcun tipo di contradditorio, ad un certo punto ho rimesso la mia delega a disposizione del Sindaco dicendo di non essere più disposto a farmi mangiare dalla gente: basta. Se lo si ritiene opportuno, ho detto, mantengo la delega, ma facendo il Consigliere Delegato, in maniera più coperta e protetta: se qualcuno avrà domande, le farà in maniera istituzionale e gli daremo risposte istituzionali. E mi sono fortemente raffreddato. Lo ripeto, tutti in questa Amministrazione sono consapevoli che il mio impegno non sarebbe stato così continuativo come in passato, ma non mi sono mai tirato indietro: quando ci sono emergenze e criticità, come quella dell’alluvione, io ci sono. Nelle condizioni normali c’è una Giunta che, nel bene o nel male, sta facendo il suo lavoro; il Sindaco ha la mia disponibilità totale, il giorno che riterrà insufficiente il mio impegno, basta che me lo dica e io mi faccio da parte, ma oggi sono in questa squadra e continuerò a farne parte fino alla fine, e poi saranno i cittadini a giudicare. Il mio ambiente naturale continua ad essere questo, la Croce Verde, in cui si discute e ci si incavola quotidianamente, però si litiga volentieri. Stiamo ottenendo dei risultati, abbiamo pure creato il gruppo giovani.

Ah, già, i Green Angels. Sono nati qua, o sono stati un’idea dell’Anpas?

No, è stata un’idea nostra. Qualche gruppo aveva già fatto qualcosa, Vinovo ad esempio aveva creato le “Mele verdi”. Il gruppo dei Green Angels coinvolge i ragazzi dai 14 ai 18 anni e li introduce nell’ambiente della Croce Verde: cominciano a vivere qua, ad affiancarci per la promozione e l’informazione nelle scuole, a partecipare, alcuni di questi ragazzi per esempio verranno con noi a Norcia, cominciano a fare un’esperienza di vita, insomma. Oggi ne abbiamo una quindicina, numero destinato a crescere perché abbiamo una lista di ragazzi che pensano già di impiegare il periodo delle feste in questa attività. Un terreno fertile e molto importante.

Norcia?

Saremo a Norcia, poi Amatrice ed Arquata. Il nostro contatto è un formatore di Torino, Gianluca Manna, infermiere professionale. Sappiamo già esattamente dove andremo, perché Gianluca ha i suoi contatti sul posto e la consegna del materiale sarà mirata. Abbiamo recepito le precise richieste che la gente del luogo ci ha mandato tramite lui: ci chiedono coperte, o stufe, e così via. Questa è gente cui è stato dato un sostegno all’inizio, poi è stata via via trasferita in altri luoghi; molti sono però rimasti, vuoi perché imprenditori, vuoi perché contadini, vuoi perché non hanno voluto saperne di abbandonare il luogo, fatto sta che quando sono rimasti in pochi è scemata anche la presenza istituzionale, e queste persone sono ora davvero in difficoltà. Per fare un esempio, probabilmente adesso riusciremo a portare giù una roulotte ad una famiglia di cinque persone, che tuttora vive sotto una tenda.

Porteremo generi di prima necessità, alimentari a lunga conservazione, abiti pesanti, intimo nuovo, giacche, scarpe, maglioni anche di seconda mano purché puliti e in buono stato, stufette elettriche, coperte, lenzuola, abbigliamento per bambini e porteremo con noi anche panettoni e giochi per i bambini. Tutto questo lo abbiamo raccolto tra aziende ed altre associazioni; il Comune aveva già attivato una raccolta per Amatrice, che ha visto anche una cena durante il Palio dei Borghi, raccolta che abbiamo poi deciso di convertire in questo tipo di generi.

Abbiamo anche avuto un incidente diplomatico con l’organizzazione del Banco Alimentare, perché la nostra raccolta si svolgeva proprio una settimana prima del Banco. Sono sincero, non ero davvero al corrente della data, quindi abbiamo mediato, siamo riusciti ad arrivare ad un accordo. Anche da parte di diverse associazioni non abbiamo avuto tutto il sostegno che speravamo, tuttavia in molti hanno collaborato.

Andremo giù in otto o nove, in compagnia dell’associazione “Solidi Ideali” di Gianluca Manna, con il nostro Scudo e con un camion che siamo riusciti ad ottenere da un’azienda di Orbassano gratuitamente, compresi gli autisti che verranno come volontari. Di tutte queste persone ed enti pubblici e privati faremo poi nomi e cognomi, perché è giusto ringraziare chi si è speso in maniera fattiva per questa operazione. Infine, porteremo giù… braccia. C’è molto da fare e, anche se rimarremo poco (facendo i conti saranno 36 ore circa, dalla sera dell’otto dicembre al mattino del dieci), faremo tutto quello che potremo.

Cosa diresti ad una persona per convincerla a fare il volontario?

Parafrasando una pubblicità che ho letto in questi giorni e mi è piaciuta moltissimo, direi: “Sii egoista: fai il volontario, fallo per te!”. Penso che chi ha studiato quello slogan abbia toccato un punto importante: proviamo a pensare in maniera egoistica quanto possa arricchirci il sorriso di una persona in difficoltà, perché in realtà quando aiuti qualcuno, ricevi tanto. Chiaro, occorre saper apprezzare ciò che è in grado di darti chi si trova in sofferenza, sanitaria o sociale che sia. Perché fare il volontario significa dedicarsi, senza fine e senza scopi, per il semplice piacere di fare qualcosa anteponendo gli altri a se stessi. Come si è visto nell’alluvione: ho visto e apprezzato l’intervento di tanti ragazzi, li ho visti caricare i camion, scaricare sacchi di sabbia, spalare fango dalle strade. Sai, è vero, è importante esserci per gli altri, perché un giorno o l’altro potrebbe essere che tu abbia bisogno, e sarebbe bello che qualcuno ti desse una mano; ma non puoi pensare che siano sempre soltanto gli altri a farlo. Qualcuno la considera una cosa da sfigati, invece è bello, arricchisce, dà tanto.

Dovrebbero farlo tutti, è per questo motivo che andiamo a fare formazione nelle scuole, tutti dovrebbero informarsi sulla criticità sanitaria, stiamo gridando che è importante avere una certificazione DAE, perché chiunque dovrebbe saper fare un massaggio cardiaco: succede sempre agli altri di star male, ma prima o poi qualcuno potrebbe cascarti sotto al tavolo, e la sola speranza è che in quel momento ci sia qualcuno che sappia cosa fare, o che la situazione consenta una soluzione, perché in molti casi vie d’uscita non ce ne sono.

Come sono i rapporti con le altre associazioni in Piemonte e nel resto d’Italia?

Noi abbiamo contatti con associazioni lombarde, o in Sardegna, a Villasimius, dove andiamo a fare attività in agosto. In passato l’abbiamo fatto con la Croce Bianca di Andora, o nelle Marche, o alla Croce Verde di Viareggio, siamo insomma molto attivi. In questo momento andiamo con piacere a Villasimius, ma non siamo in tanti, perché è vero che vai a fare una sorta di vacanza, però intanto fai anche servizio. La collaborazione tra le associazioni è fondamentale, e quello è un buon compromesso.

Prima abbiamo parlato del peggior difetto dei Nonesi. La miglior qualità?

Saper fare squadra nel momento in cui c’è bisogno, ma ne abbiamo già parlato.

Ultima curiosità, una sorta di gioco: se non avessi nessun limite di tempo e di denaro, cosa faresti per None?

Scuola, perché è tassativo, è indispensabile. Un Centro Incontro inoltre, un bel Centro Incontro, strutturato per i ragazzi, perché in questo momento sono veramente carenti di strutture: i ragazzi danno fastidio a molti, ma qualcuno si è dimenticato di essere stato ragazzo e che da qualche parte bisogna pur stare, e non si possono solo spostare, bisognerebbe accoglierli. Poi raderei al suolo il Palazzetto dello Sport Comunale e lo rifarei nuovo.

Ma quello che mi interessa di più in questi giorni è parlare della raccolta che stiamo facendo per Norcia, ma direi per chiunque ne abbia bisogno. Quando si ha un minuto di tempo, bisogna dedicarlo agli altri. Fa bene a se stessi.

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  • Published: 1 anno ago on 8 febbraio 2017
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  • Last Modified: febbraio 8, 2017 @ 9:46 pm
  • Filed Under: Politica

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