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Funerali al Sud

By   /  8 febbraio 2017  /  No Comments

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Al sorgere degli anni Sessanta, sono stato un po’ razzista anch’io, quando i primi arrivati dal sud, al passaggio di ogni mandria di mucche, si scandalizzavano nel vedere le nostre strade impiastrate di sterco fumante. “E allora perchè siete venuti qui se al vostro paese stavate tanto al pulito?”. Era la nostra replica indispettita. E anche di recente sono caduto vittima di un rigurgito di razzismo quando un commensale calabrese che conosco solo da 40 anni, di fronte alla “bagna cauda”, mi ha guardato con innocenza. Che cosa era “quella brodaglia”? Mi sono sentito disprezzato, deriso e offeso nelle mie più intime fibre e sono stato incerto se lasciare il tavolo o se venire alle mani. E’ stato merito della mia vile saggezza se ho desistito, perchè sapevo che mi sarebbe toccato prenderle secche in caso di rissa. Andare via non volevo. Non mi andava di lasciargli la bagna cauda.

Mi mancava il confronto tra i funerali. Da noi costumava abbassare le saracinesche dei negozi al passaggio del feretro. Ora questo rituale, come quello della veglia notturna, si è perduto liberamente, senza dolore e senza lasciare tracce di nostalgia. Al sud la casa del defunto è meta del pellegrinaggio di parenti, vicini di casa e amici. La sera, un giovane vestito nella sua ben curata divisa bianca di cuoco, ci porta due vasi ricolmi di ogni varietà di pizza: “un pensiero per voi”. Alle otto meno un quarto del giorno del funerale, un’ombra staziona davanti alla porta di casa: è un ragazzo che ci offre un paniere di brioche appena sfornate. Per tutto il giorno siamo sommersi di dolci, salami, biscotti, zucchero, soppressate.

Da noi il rito delle condoglianze è un triste arrembaggio all’arrivo del carro funebre sul sagrato, mentre il prete aspetta di dare alla bara la prima accoglienza in chiesa.

Al sud, dopo la cerimonia in chiesa, la salma viene accompagnata al cimitero dove in un’apposita sala viene riaperta la bara per l’estremo saluto. Una lunga colonna disciplinatissima e paziente di parenti, amici e conoscenti presenta le condoglianze: il bacio, la stretta di mano, l’abbraccio, occhiate di stupore e di intesa, impegni e inviti a rivedersi, qualche espressione di mestizia per indugiare il commiato.

Non voglio tessere le lodi delle usanze meridionali, che so attraversate in occasione di certi matrimoni, o battesimi, o prime comunioni, o fidanzamenti, dalle follie consumistiche di festeggiamenti costosi e disgustosi fino all’indebitamento e allo spettacolo pirotecnico. Semplicemente racconto che delicatezza, discrezione e sensibilità possono trovare dovunque il modo di sopravvivere e di farsi strada. Meglio cercare di ricordarlo tutte le volte che forme di aggressività potranno sembrare l’unica risposta possibile ai conflitti e alle difficoltà della vita quotidiana.

Viene buio presto e torniamo a casa. Con qualche amico che ci accompagna, mangiamo un po’ dei formaggi, pizzette, salsiccia e dolci che ci hanno donato, mentre la stufa accesa diffonde nella stanza un tepore fraterno di inaspettata serenità. Ci tuffiamo nelle fotografie.

Maria Giuseppa Baffa, mia suocera, ci ha lasciati a 94 anni. Era una donna minuta, mite, tenace e generosa.

Mario Dellacqua

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  • Published: 1 anno ago on 8 febbraio 2017
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  • Last Modified: febbraio 8, 2017 @ 9:30 pm
  • Filed Under: Cultura

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