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AmbientiAMOci Oddio, ci cade il cielo addosso! Come mettere le cose a posto

By   /  8 febbraio 2017  /  No Comments

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Lo scorso mese abbiamo dato il via a questa nuova rubrica dedicata ai cambiamenti climatici ed al rispetto di ciò che ci circonda. Proprio nei giorni in cui il precedente numero iniziava ad essere distribuito nelle edicole, il territorio piemontese è stato duramente colpito dal susseguirsi di continue e violente precipitazioni, che hanno portato all’ingrossarsi di molti corsi d’acqua con esondazioni ed ingenti danni.

Come purtroppo sappiamo anche la cittadina di None è stata coinvolta non facendo eccezione rispetto ai comuni limitrofi. I dati riportati da Legambiente in Piemonte indicano 1131 comuni a rischio idrogeologico su un totale di 1206 presi in analisi, una percentuale che sfiora il 93 % *. Ben sette milioni di persone vivono infatti in quelle che vengono definite secondo più studi come zone a rischio. Ma che cos’è il dissesto idrogeologico? Quando parliamo di questo fenomeno facciamo riferimento a tutti quei processi di degradazione del suolo di cui appunto frane ed alluvioni sono gli aspetti maggiormente rilevanti. Molto spesso la degradazione del suolo avviene per via dell’attività umana che provoca una totale o parziale scomparsa della fertilità del terreno. Questo significa che anche costruire opere pubbliche (autostrade, ferrovie, ecc.) determina dissesto idrogeologico. E’ quindi sbagliato costruire queste opere? Può essere una rovina il processo tecnologico ed infrastrutturale? Quello che è evidente è l’urgenza di un piano di lungo termine per uscire da una situazione insostenibile legata sicuramente alla morfologia del territorio ma anche all’attività dell’uomo, che di certo non può rinunciare ad un miglioramento delle proprie condizioni di vita e che al tempo stesso deve percorrere questa strada con grande senso di responsabilità. Promettere una situazione a rischio zero, alla luce dei cambiamenti climatici di cui si è testimoni è quasi impossibile ma questo non significa non poter lavorare assiduamente cercando di ridurre al minimo i rischi. Per fare ciò è necessario un grandissimo sforzo da parte delle istituzioni (troppo spesso alle prese con problemi di instabilità politica) e di tutte le amministrazioni locali che, con grande capacità di analisi delle criticità ed ascolto degli abitanti, debbono individuare le aree in cui sono necessari interventi ed eventualmente dare il via a politiche di delocalizzazione di edifici ed insediamenti industriali nelle zone a rischio. Per uscire da questa situazione occorre il forte interesse su queste tematiche della politica, oggi più che mai fondamentale, per non fomentare il senso di abbandono nei cittadini. Scattate una foto, scriveteci, condividete come i cambiamenti climatici stanno influenzando la realtà che ci circonda all’indirizzo email: chattelan@hotmail.it.

Alessandro Cattelan

*DATI QUESTIONARIO ECOSISTEMA A RISCHIO PROMOSSO DA LEGAMBIENTE RIPORTATO SU “La nuova ecologia 25 novembre 2016

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  • Published: 1 anno ago on 8 febbraio 2017
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  • Last Modified: febbraio 8, 2017 @ 9:42 pm
  • Filed Under: Attualità

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