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I picchi … atori dalla cresta rossa

By   /  4 gennaio 2017  /  No Comments

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Da quando, avendo molto tempo a disposizione, con interesse ed entusiasmo mi dedico all’osservazione degli uccelli, ho scoperto che a None ne nidificano e svolazzano molte specie. Una delle più interessanti è quella dei Picidi, famiglia di uccelli dell’ordine dei Piciformi, nel contesto della quale rientra il Picchio rosso maggiore, su cui cercherò di soffermarmi, attratto dalla loro vivace intelligenza.

Nessun autorevole uomo di scienze è riuscito finora a individuare una definizione di intelligenza che possa essere universalmente recepita dal consesso scientifico; è dimostrato che esistono intelligenze di varia natura, e che ogni specie animale (o talvolta ciascun individuo) ha maturato un certo livello e qualità di intelligenza compatibile all’ambiente, alle abitudini di vita (terricole, arboricole, acquatiche ecc.) al tipo di dieta (carnivora, erbivora, onnivora, ecc.) a cui si è adattata. Per quanto riguarda i volatili, è stata stilata una classifica di quelli più intelligenti. Tramite prove e test, effettuati sia allo stato libero che in cattività, è stata monitorata la capacità di molte specie di adattarsi all’ambiente (e alle sue variazioni) e di elaborare sistemi di volta in volta originali, per procacciarsi il cibo. I Picchi sono risultati tra gli uccelli più dotati. Questi uccelli hanno acquistato un cervello non solo più grande, rispetto alle dimensioni corporee, ma anche più complesso e con alcune zone (corteccia cerebrale ad esempio) meglio evolute. Poi, relativamente al Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), sono state certificate le buone “facoltà di apprendimento”: gli esemplari di questa specie sono riusciti infatti a trovare facilmente soluzioni adeguate alle prove loro somministrate per verificare la loro particolare abilità nel procurarsi il cibo. Questo è quanto hanno potuto attestare coloro che li hanno osservati nel loro ambiente naturale: si tratta di animali alquanto vivaci, provvisti di marcata intelligenza, evidenziata dalla diffidenza e dalla cautela con cui si accostano al luogo di nidificazione, dalla curiosità con cui controllano e sanno intercettare il grado di pericolosità dell’intruso nel loro territorio. Martellando sui tronchi, col caratteristico becco a forma di scalpello e con movimenti rapidissimi del capo, questi uccelli conseguono due risultati; il primo è quello di annunciare la loro presenza allontanando in tal modo i rivali dal territorio, specialmente nel periodo riproduttivo, il secondo è di capire, dal tipo di suono ottenuto, se nel legno sono presenti le gallerie delle larve di insetti xilofagi che si nutrono di legno. Scavano il legno col loro fortissimo becco aguzzo fino a raggiungere le gallerie scavate dalle larve; queste sono lunghe fino a dieci centimetri e vengono infilzate ed estratte mediante la lunghissima lingua, che presenta sulla punta scanalature a mo’ di arpione. I nostri Picchi dimostrano così di avere una vocazione ecologista: infatti, nutrendosi di siffatti insetti, risultano utilissimi alla tutela degli ambienti boschivi, per cui sono ritenute tra le specie più importanti per il mantenimento del corretto equilibrio ecologico negli ecosistemi alberati. Va specificato che ogni tipo di bosco può ospitare più specie di picchio che raramente entrano in competizione, poiché ciascuna di esse alberga in nicchie ecologiche differenti. Le specie più comuni in Italia sono il Picchio rosso maggiore e il Picchio Verde (Picus viridis) che vivono a stretto contatto in tutti i boschi della penisola e delle isole. La ‘risata sghignazzante’, cui somiglia in modo incredibile il verso territoriale, lanciato a inizio primavera dal Picchio verde, si può udire a parecchie centinaia di metri, così come l’inconfondibile trillo polisillabico (kik- kik- kik) del Picchio rosso maggiore.

Certo è che alcuni comportamenti dei Picchi, pur gradevoli alla vista e comunemente ritenuti innocui, talvolta possono provocare disagio e danni. Se la loro presenza può segnalare che un albero è infestato da insetti, talvolta possono anche arrecare ad esso danni irrimediabili. Per suggere la linfa, hanno invero la tendenza a realizzare intorno al tronco più righe di piccoli fori larghi pochi millimetri. Spesso, però, essi insistono in questa attività di martellamento, allargando sempre più i buchi: penetrano dunque sempre più in profondità nella corteccia interna alla ricerca di linfa fresca. Di conseguenza numerosi o profondi buchi rendono gli alberi più sensibili ad insetti e malattie col rischio di portare inevitabilmente allo sfinimento e alla morte dell’albero.

Come quello dei Picchi è il comportamento di alcuni esponenti dell’opposizione e di chi ad essa fa riferimento. Per il loro imprinting ideologico, li collocherei nella specie del Picchio rosso maggiore. Dal primo giorno in cui c’è stato l’insediamento della nuova Amministrazione, nel 2014, non hanno mai rinunciato a picchiare e a picchiare sempre più duro. Dei picchi questi hanno il medesimo acume intellettivo, la mentalità ambientalista. Sempre preoccupati di andare in soccorso alle rimostranze di qualsivoglia indigeno nonese con i loro trilli polisillabici, attraverso l’uso sistematico e proficuo dei social. Queste le tante questioni su cui hanno tamburellato negli ultimi due anni: la scuola materna, la mensa scolastica, la riqualificazione di via Roma, il taglio delle piante malate e la conseguente sostituzione con nuove essenze in via Stazione, gli eccessi di spesa per le aree di sgambamento destinate ai cani; le polemiche con questo o quell’assessore (in primis Roberto Bori per antiche ruggini) o consigliere per qualche frase dal “sen fuggita”. E così via, a picchiare, martellare, tamburellare con insistenza sulle tastiere dei loro computer – sempre ben allineati durante i Consigli comunali. Mai una cosa che sia andata loro bene, mai un apprezzamento positivo per quanto riguarda le scelte dell’attuale amministrazione. Uno degli ultimi esempi riguarda proprio la riqualificazione di via Roma: polemiche continue, travisamenti, per tutta la durata dei lavori per rendersi alla fine conto che il progetto era cosa buona e giusta, tale da dare decoro e lustro al paese. Nessuno, però, dall’opposizione ha voluto ammetterlo.

Va detto che, come il Picchio verde e il Picchio rosso riescono a convivere senza eccessivi attriti nel medesimo bosco, sia la maggioranza sia la minoranza, e i loro partiti o movimenti di riferimento, potrebbero benissimo partecipare al dibattito politico, nella compiuta consapevolezza che da una parte e dall’altra, provenendo entrambe dalla vasta area delle sinistre, si potrebbe fare delle rispettive diversità una ricchezza.

Emerge invece, nella modestia del mio pensiero, la difficoltà a capire che si vive in un mondo sempre più complesso in cui le vere scelte e le iniziative più efficaci atte a promuovere il bene comune non nascono da un’unica e parziale visione programmatica, nel caso questa esistesse, ma dalla possibilità di rinnovare di continuo le prospettive future della comunità nell’anelante ricerca di scelte e soluzioni anche differenti tra loro. Non so se possa giovare a None questa specie di contrapposizione permanente e assistere (ad esempio su facebook) al pubblico dileggio camuffato talvolta da sentimenti di schifo o indignazione. Prendo a prestito, non so bene da chi, una frase che mi piace: “Può esserci nobiltà in chi dissente, ma anche lungimirante visione può trovarsi in chi prevale”. Come afferma Michele Serra: “… la grande politica è cosa ben diversa del distillare la quotidiana dose di indignazione tramite qualche blog”.

Altrimenti, a forza di picchiare da una parte e dall’altra, si finirà con l’avere tutt’intorno una foresta morta!

Gregorio CODISPOTI

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