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Una disoccupata in più nella girandola degli appalti in comune

By   /  4 gennaio 2017  /  No Comments

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Storia vecchia. Ma dimostra come anche chi lavora nei dintorni della Pubblica Amministrazione vede affievolirsi le tutele e i diritti. Con la fioritura di appalti, cooperative, contratti di tutte le più svariate tipologie, lo spazio della sicurezza si restringe. Lo spazio della precarietà e delle incertezze si allarga lasciando ai dipendenti pochi spiccioli di garanzie e di serenità. Spesso contando sulla complice e rassegnata inerzia delle Amministrazioni comunali, le normative permettono di variare, spostare, aumentare o diminuire a piacimento orari, salari, condizioni della prestazione lavorativa. Lavoratrice o lavoratore escono sconfitti quando non addirittura ignorati dal confronto con la crescente discrezionalità delle imprese.

Ne sa qualcosa Silvia Gerlero che, dopo 10 anni in Municipio con contratto a tempo indeterminato, non è più dipendente della “Nuova Aurora”, la ditta incaricata delle pulizie negli uffici comunali e nella Biblioteca di None. Subentrando nell’appalto, per beneficiare di alcuni sgravi fiscali, “Nuova Aurora” si trasformava in cooperativa. Gli stessi amministratori non avevano assunto l’organico già in forza, ma l’avevano mantenuto in servizio in regime di proroga.

Ancora prima che si esaurisse il tempo della proroga, Silvia veniva allontanata dal lavoro e non c’è stato finora nulla da fare. Neanche quando la Cisl ha cercato di far rispettare la norma del Contratto dell’Artigianato che prevede “l’obbligo di assunzione” senza periodo di prova degli addetti coinvolti in appalti affidati da committenti pubblici.

Nuova Aurora” ha respinto ogni addebito. Non ha accolto la richiesta di reintegrare Silvia. Non ha preso neppure in considerazione l’impugnazione del licenziamento. Anzi, non vi sarebbe stato “alcun licenziamento in quanto il rapporto di lavoro si è concluso alla scadenza del termine previsto dal Contratto a tempo determinato le cui proroghe sono state concordate ed accettate dalla lavoratrice”.

Già, ma “Nuova Aurora” assumeva altri lavoratori “convertendo il contratto a tempo indeterminato”. In questo modo, secondo la Cisl, la ditta ha leso “il diritto alla priorità a chi già era in condizioni normative ed economiche diverse”. Silvia aveva infatti subito due decurtazioni del monte ore individuale (da 18 a 13, poi a 10 ore), lo spostamento di sede e la modifica unilaterale degli orari: la Cisl parla di “atti discriminatori” ai danni di una lavoratrice che ha avuto il torto di rivolgersi al sindacato per farsi rappresentare.

In una lettera del 15 giugno scorso al Sindaco Enzo Garrone, la dirigente cislina Angela Kalaydjian ha manifestato tutto il suo stupore per l’andamento della vicenda. Dopo i ripetuti tentativi di composizione concordata della vertenza. “nè da parte vostra e tanto meno dall’azienda, abbiamo avuto riscontro alcuno”. La Cisl sperava in un intervento dei vertici dell’Amministrazione comunale “committente nonché corresponsabile quale stazione appaltante”.

Ad oggi risulta solo una disoccupata in più e l’azienda si sente sollevata da ogni responsabilità. La Cisl non vuole mollare e si augura che il Sindaco faccia quanto in suo potere “per poter correggere tale situazione”.

Facile previsione: come in altre occasioni, il Sindaco si dirà spiacente, ma non ha nessun potere. Finora non è intervenuto sull’azienda e alla Cisl non ha risposto. Forse sta prendendo in considerazione “la possibilità di attivare un monitoraggio dinamico e continuo del mondo del lavoro creando una rete sociale che colleghi i vari enti” eccetera. Così diceva il programma elettorale del 2014. Bello, specie quel “dinamico e continuo”.

Mario Dellacqua

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