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La Tesi di laurea di Federico Ciaffi, la politica locale: una partita di serie C?

By   /  4 gennaio 2017  /  No Comments

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Si sente dire in giro come buongiorno e buona sera che le ideologie sono finite, il che sarebbe come dire che finalmente non pensiamo più. Una miserabile e incontestata trovata da sala d’aspetto. Ognuno sa benissimo che invece va fortissimo la signora Thatcher. La sua ideologia non è nuova ma riscuote molti consensi. La Lady di ferro sosteneva che la società non esiste: al massimo esistono tanti individui che producono ricchezza se lasciati vivere in libera concorrenza tra di loro senza i lacci e i lacciuoli delle regolamentazioni legislative, fiscali o sindacali. Dal barbiere l’ideologia liberista la spunta da più di un trentennio con Thatcher, Reagan, Berlusconi o Bossi. E la spunta anche se il suo successo accompagna il mondo verso la catastrofe. Resta invece malconcia l’ideologia di tutte le famiglie socialiste, per le quali il progresso deve marciare sulla strada della redistribuzione della ricchezza e della conversione ecologica dell’economia usando la leva delle tasse, delle riforme legislative e della contrattazione sindacale. Questa ideologia arrancava ancora prima ma, dopo la caduta del muro, la disfatta ha assunto proporzioni epocali. Ora il grande contrappeso dell’Occidente “democratico” si è liquefatto o consegnato al nemico di sempre. Resta da vedere quale miscela abbia lasciato depositare l’evaporazione dei potenti apparati che amministravano la canalizzazione dei consensi e la loro manutenzione negli anni della guerra fredda, quando i confini tra “noi” e “loro” erano netti e, se non eri un balordo, partecipavi in prima persona alla competizione stando di qua o di là. (I balordi erano però una rappresentanza agguerrita). Come si comportano gli elettori italiani ora che i grandi partiti sono un ricordo? Che cosa guida la loro scelta elettorale? Quali le loro nuove fedeltà e quale la propensione al tradimento? Clientelismo e corruzione sono sinonimi? Brillanti ricercatori come Ilvo Diamanti studiano i fenomeni, monitorano rigidità e smottamenti, ma pochi hanno avuto la curiosità innovativa di Federico Ciaffi. Il giovane consigliere di “Progetto comune” non guarda i flussi elettorali nelle metropoli, ma rovista nell’universo della periferia. Evidentemente rifiuta l’idea che in quelle realtà si giochi una partita di serie C. In occasione della sua Laurea in Scienze dell’Amministrazione e Consulenza del Lavoro, Federico ha voluto con la sua tesi gettare uno scandaglio nella Provincia di Torino. Intervistando soggetti di Bruino e di La Loggia, Ciaffi si muove tra gli scettici che vedono i Comuni svuotati di risorse e di autonomia, e gli entusiasti, che ai Comuni assegnano un ruolo di potenziale riscossa dell’innovazione sociale. Durante la sua inchiesta emerge che “i Sindaci non sono più i proconsoli di un partito romano”, ma sono espressioni tendenzialmente carismatiche di leadership collettive dotate di poteri di attrazione del consenso. I partiti (Dc e Pci) con il corredo delle loro reti collaterali di associazionismo fiancheggiatore (cooperazione, assistenza, tempo libero) non fanno più parte del paesaggio sociale, ma la sapiente proliferazione di liste civiche gestisce la disinvolta mobilità dell’elettore che sempre più si dichiara distante o estraneo a tutti. (Dalle nostre parti, però “conta la persona e non il partito” la faceva da padrone ben prima della caduta del muro di Berlino). Contano molto il radicamento delle subculture, i legami parentali e amicali, le relazioni fiduciarie. Nei piccoli centri, quelli che Ciaffi chiama “residenti puri” hanno rarefatte relazioni sociali con gli altri abitanti. Cercano informazioni da Internet, TV o giornali e scelgono al cospetto delle vicende nazionali. Ma chi in paese ha un’impresa commerciale, professionale, imprenditoriale o svolge un’attività di volontariato è molto severo nella selezione. Per formulare il suo giudizio, il “residente puro” si avvale di una fitta rete di conoscenze: l’orientamento talvolta matura nell’ambito delle associazioni dove circolano informazioni e orientamenti che influenzano le preferenze. Il partito che può contare sulla più alta fedelta dei suoi elettori (che non voterebbero mai un amico se fosse in un’altra lista) è il Movimento 5 Stelle, il più feroce nemico dei partiti: il paradosso si spiega con il fatto che il M5S è un movimento antisistema che raccoglie proteste ed esasperazioni presenti in tutti gli ambienti sociali. La ricerca di Ciaffi ha un valore “quantitativo” e non ancora statistico, ma ha l’indubbio pregio pionieristico di esplorare un paesaggio decisivo per comprendere una realtà italiana che non è tutto prato o tutto campo (se mai lo è stata). Nei piccoli centri la politica “ha meccanismi propri fino a questo momento sottovalutati e poco studiati”. Il nostro giovane neolaureato dimostra di fare sul serio quando al termine della sua meritevole fatica afferma che troppe volte ci siamo permessi di etichettare la politica locale come banale e non degna di grande interesse senza mai renderci conto che la politica è sempre intorno a noi. Capirla e studiarla vuol dire capire e studiare noi stessi”. Mi auguro che questo sia il primo passo di un percorso di studi e di elaborazioni che Federico potrà affrontare con profitto anche alla luce del suo impegno di consigliere comunale.

Mario Dellacqua

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  • Published: 1 anno ago on 4 gennaio 2017
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  • Last Modified: gennaio 4, 2017 @ 11:26 pm
  • Filed Under: Cultura

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