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Respirare nuoce gravemente alla salute di tutti.

By   /  29 marzo 2016  /  No Comments

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Lo scorso 16 dicembre, ad Airasca, è stata organizzata una serata informativa sulla qualità dell’aria e sulle incidenze, in termini di inquinamento, della centrale a biomassa che sorge proprio nello spazio adiacente agli stabilimenti Riv Skf.

Sette dirigenti, responsabili ognuno di specifici settori operativi dell’Arpa Piemonte, hanno illustrato la propria attività ed i risultati inerenti al nostro territorio.

L’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) monitorizza la qualità dell’aria attraverso 22 stazioni fisse sparse nella regione, utilizza anche 2 mezzi mobili per interventi in risposta a specifiche richieste di locali amministrazioni.

Rientrano nell’attività dell’Arpa i controlli sulle emissioni degli impianti industriali e la verifica del rispetto delle prescrizioni connesse all’autorizzazione. L’Arpa inoltre svolge un’attività di studio attraverso l’analisi statistica della meteorologia e lo specifico contributo delle fonti emissive. Scopo di tale attività: una migliore interpretazione dei dati rilevati ed il poter prefigurare futuri scenari in costanza nel tempo o al variare delle condizioni in essere.

Le misurazioni sul territorio a mezzo stazioni mobili hanno evidenziato particolari problematiche per l’ozono ed i PM10 (ovvero le polveri sottili); sia per la tossicità acuta, dovuta alla quantità, sia per la tossicità cronica, dovuta ai tempi di persistenza. Trattasi di una condizione comune a tutta la pianura padana ma i nostri valori sono tra i più altri del territorio provinciale.

Le problematiche relative all’ozono sono maggiori nei periodi estivi ed interessano anche zone montane e non solo quelle di pianura.

Quelle collegate alle polveri sottili PM10 hanno la loro fase acuta nei periodi invernali e risentono moltissimo della presenza o meno di fenomeni come la pioggia, la neve ed il vento. Nel recente passato la presenza di tali fenomeni ha permesso un miglioramento dei dati tendenziali . Al contrario, l’attuale situazione meteo, distinta da permanenti alte pressioni e relativo bel tempo, ha inasprito le criticità del fenomeno generando altissimi livelli di attenzione e allarme sociale.

Per le polveri sottili occorre rilevare che i dati dei PM10 segnalano che questi a loro volta sono composti per ben l’85% da particelle ancora più piccole denominate PM2,5 e quindi ancora più dannose. Esse non sono il risultato di una emissione diretta, ma nascono come molecole di gas che, in sospensione aerea, subiscono un processo di trasformazione in micropolveri. Questa loro particolare “natura aerea” fa si che già solo nell’ambito di una giornata si possono spostare di decine di chilometri rispetto al luogo della loro formazione. Proprio questa contaminazione a catena mobile fa si che in un determinato luogo si respirino polveri originate altrove.

Per meglio immaginare questa “osmosi” è stato illustrato uno studio che ipotizzava lo “spegnimento” di un’intera regione, nel caso specifico l’Emilia Romagna. Ebbene se essa si fermasse e producesse emissioni zero, il suo inquinamento non si azzererebbe ma diminuirebbe soltanto di una percentuale vicina al 30%.

Tra le fonti inquinanti “tradizionali” quali il traffico, motori diesel in particolare, agricoltura e zootecnia, per specificità della nostra zona, vengono enfatizzati i riscaldamenti privati alimentati a legna. A tal punto da proporre un’equivalenza che ci lascia increduli: le polveri sottili emesse da una centrale a biomasse, come quella di Airasca, pareggiano quelle emesse da due camini aperti o da 20 “putagè” a legna .

L’Arpa però non è in grado di stabilire con precisione il peso delle singole fonti dell’inquinamento. Per arrivare a tale risultato sarebbe necessario il finanziamento di uno specifico progetto su richiesta delle istituzioni pubbliche. Pertanto la sua funzione principale è quella di misurare i fenomeni, confrontarli con i limiti di legge e raffrontare le risultanze delle varie realtà nell’ambito dell’area metropolitana.

Serata certamente interessante anche se è apparso chiaro l’intento che sia stata organizzata per rassicurare la cittadinanza sul modesto impatto della centrale gestita dalla C&T. Questa cesserà di fornire il calore alla Riv e prevede di utilizzarlo per un suo nuovo sistema di serre, ad ampliamento della sua attività. In quest’ottica “contesta” le prescrizioni iniziali a cui non intende sottostare e va a giudizio con la Città Metropolitana che, in tale materia, ha assunto il ruolo già della Provincia. Un uso “privato” del calore, scarto del processo principale di produzione di energia elettrica, comporta un aggravio delle emissioni in relazione ai fabbisogni della Riv non più coperti della centrale. Tornerebbe ad essere una cogenerazione positiva ai fini ambientali se, anziché un sistema di nuove serre, venisse prodotto un sistema di teleriscaldamento.

La serata ci ha suscitato, oltre alla predetta, una considerazione di carattere generale:i limiti di legge sono molto”generosi e permissivi” e nonostante ciò vengono superati. Essi prevedono una media giornaliera di polveri sottili di 50 microgrammi per metro cubo di aria per massimo 35 giorni in un anno. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ammette solo 3 giorni di sforamento e una media di questo valore nell’anno pari alla metà rispetto a quelle “legali”: 20 microgrammi e non 40.

L’AIRC,(agenzia internazionale per la ricerca sui tumori) ha stabilito un legame diretto tra polveri sottili e ozono ed ha classificato tale rischio nella prima fascia di pericolosità come amianto, radiazioni ultraviolette, fumo di tabacco.

Tutto ciò si traduce in una nostra aspettativa di vita ridotta di un periodo superiore ad un anno. Con buona ed estrema pace di tutti.

Mario Ruggieri

Comitato Territorio & ambiente – None

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  • Published: 2 anni ago on 29 marzo 2016
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  • Last Modified: marzo 29, 2016 @ 10:06 pm
  • Filed Under: Attualità

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