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L’intervista impossibile TRIBUTO AD EDUARDO DE FILIPPO

By   /  29 marzo 2016  /  No Comments

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Eduardo De Filippo nasce il 24 maggio del 1900. Figlio naturale di Eduardo Scarpetta, grande drammaturgo e attore teatrale napoletano della seconda metà dell800. Altri figli naturali furono Titina e Peppino De Filippo, che successivamente, insieme al fratello Eduardo daranno vita alla compagnia del Teatro Umoristico. Con Pirandello e Dario Fo, entrambi premio Nobel per la letteratura, Eduardo rappresenta la massima espressione della drammaturgia italiana del secolo scorso. La sua vita spesa nel teatro e per il teatro fu distinta da tre periodi: il primo della tradizione paterna nella compagnia del fratello Vincenzo, il secondo della messa in scena e recitazione di altri autori, e nel terzo Eduardo recita Eduardo. Dopo essere stato anchegli candidato al premio Nobel, fu nominato nel 1981 senatore a vita della Repubblica. Eduardo muore nel 1984 e lascia il testimone al figlio Luca come a suo tempo avvenne per lui ed il fratello Vincenzo ad opera del padre Scarpetta.

Maestro, la sua famiglia dorigine ed il particolare il suo essere figlio naturale, come e quanto ha inciso nella sua vita artistica ? Ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita. Quando a 11 anni seppi che ero figlio di padre ignoto per me fu un grosso shock . Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte alletà di quattro anni, dallaltra la fitta rete di malignità mi opprimeva dolorosamente. (sanno essere simpatici spontaneamente ma anche volontariamente, quindi bisogna stare attenti ai napoletani!).Mi sentivo respinto, tollerato e diverso, ma il talento si fa strada comunque ed è anche vero che esso cresce e si sviluppa orgoglioso quando la persona è considerata diversa dalla società. Infatti la persona finisce di desiderare di essere realmente diverso, le sue forze si moltiplicano e non conosce stanchezza pur di raggiungere la meta che si è prefissato. Tutto questo allora non lo sapevo, lasciai la scuola e la casa, alla ricerca della mia strada: il teatro che è stato ed è tutto per me.

Suo padre scrisse Miseria e nobiltà inserendovi una piccola parte per un ragazzino proprio per dar modo ai figli Vincenzo ed Eduardo, quindi a lei, di avere il battesimo del palcoscenico . Con la stessa commedia lei ha iniziato suo figlio Luca. È una casualità o la conferma di quello che potremmo definire quasi una fattore genetico? Il legame non fu di sangue, ma passa per lammirazione e laffetto che io ho avuto per quel genere di repertorio. A mio padre, la passione per il teatro e la sua arte, gli faceva vedere teatro in ogni luogo ed in ogni persona. Se per noi il teatro è la vita, quale migliore fortuna del proprio figlio nel teatro.

Qual era lo stato danimo, quantomeno allinizio, di quel ragazzo costretto al palcoscenico? Lapproccio fu la logica conseguenza della mia indisciplina scolastica. Lasciata la scuola, mio padre mi legava alla sedia e mi faceva copiare i testi delle sue commedie, tanto che, quando cominciai a recitarle, mi veniva il vomito.

Lavere qualcuno per cui scrivere dei testi si può considerare uno stimolo importante per lautore? I grandi attori davano al pubblico una vita. Oggi non si scrive perché non ci sono attori così. Anche il cinema non sfugge a questa regola. Ricordiamo le sceneggiature scritte per Sordi, Mastroianni e tanti altri. Io scrissi Filumena Marturano per mia sorella Titina. Un giorno si lamentò con me dicendomi: Nel teatro emergono sempre gli uomini. Io sono come un cuscinetto in mezzo a voi, intendendo me e Peppino, sono il vostro ammortizzatore. Non è vero le dissi, tu sei una grande attrice. In dodici giorni scrissi per lei Filumena Marturano e alla prima lettura del copione, scoppiò in un pianto sommesso e corse a baciarmi le mani.

A proposito di grandi attori. Totò oltre ad essere un suo grande amico, tanto da esserle vicino anche durante la malattia, ha rappresentato licona del suo intendere linterpretazione o per meglio dire di come vivere la parte. Vede le maschere, la commedia dellarte richiedono una sensibilità acuta. Totò era un grande osservatore della vita e la portava nella scena con la sua immensa sensibilità. Qualunque cosa egli toccava diventava incantata. Lui non interpretava la parte ma la viveva e vivendola larricchiva con la sua fantasia traboccante ed imprevedibile.

Suo padre rivisitò le maschere o per meglio dire tolse loro la maschera e creò il personaggio di Felice Sciosciammocca. Pur nel rispetto della tradizione, della guitteria intesa come arte dellarrangiarsi con un estro quasi geniale, perseguì un cambiamento importante. Ritiene che anche il suo teatro sia approdato ad una certa modernità? Scarpetta fu un grande riformatore del teatro italiano. Io non posso dire qual è la differenza tra il suo ed il mio teatro. Sono il pubblico, i critici e i saggisti a dover dire se cè differenza e qual è, se sono riuscita a farla percepire.

Lo studio della letteratura del suo tempo di grandissimi autori come Shakespeare, del quale lei tradusse addirittura in napoletano un lavoro, e soprattutto Pirandello, con il quale ha scritto a quattro mani una commedia, hanno certamente segnato questa differenza nella sua opera rispetto alla tradizione paterna. Non dimentichiamo che ognuno è figlio al padre suo ma anche del tempo in cui vive. Pirandello fu maestro della mescolanza tra realtà e finzione. Dopo aver assistito alla messa in scena dei sei personaggi in cerca dautore mi sentivo completamente scombussolato. Mi pareva impossibile tornare a far ridere la gente con i quadri della rivista, quando, in unaltra sede, larte drammatica raggiungeva quella potenza e originalità di idee ed espressione.

Fu lo stesso Pirandello a riconoscerle una comunione di sensibilità anche come attore. Scrisse che il Ciampa del suo Berretto a sonagli aveva atteso venti anni per trovare nella sua interpretazione lesatta espressione che lautore aveva inteso dargli. Se i giovani guardano solo al passato rimangono fermi. Se utilizzano la tradizione per andare avanti si muovono e arrivano ancora più in alto. Anche mio fratello Peppino fu grande interprete di lavori pirandelliani. Io dovetti insistere perché si aprisse a questo modernità ma, nonostante il successo di pubblico, sentiva forte e imprescindibile il legame con il teatro comico. Anchio quando ho avuto bisogno della tradizione non mi sono nascosto ne mi sono pentito, ma vede, nella vita cè una partenza ed un arrivo. Larrivo è la nascita e la partenza è la morte, intesa come testimone che consegniamo ai giovani perché non rinneghino ma evolvano quanto hanno ricevuto.

A proposito di giovani, lei ha dedicato loro uno spazio importante del suo insegnamento dellarte teatrale. Quando i suoi impegni sono stati improrogabili, ha lasciato il compito al suo amico Dario Fo. Sì, con Dario parlavamo a lungo del nostro lavoro, infondo eravamo entrambi autori, registi e attori. Non abbiamo mai recitato insieme nonostante la nostra contemporaneità e la nostra natura di animali da palcoscenico. Lui ha risposto prontamente e positivamente alla mia richiesta di sostituirmi nellinsegnamento anche quando gli interlocutori erano i giovani detenuti. Individui che prediligevo perché hanno avuto una vita difficile, hanno sofferto e soffrono. Loro possono capire, meglio di chi ha avuto una vita facile, cosa vuol dire raccontare langoscia di una storia e, attraverso questo racconto, crescere e migliorare.

Lei ha anticipato quello che sarà il neorealismo di De Sica e Zavattini? È stato uno sviluppo logico e spontaneo per chi è attento osservatore della realtà. Nei miei primi cinquanta anni ho vissuto in un mondo con due guerre mondiali e profonde crisi economiche nonché morali. Lanalisi dellangoscia dei personaggi di Pirandello era sublime seppur molto individuale e intellettuale, io lho riportata alla società, alla famiglia quale microcosmo di convivenza comica, malinconica e tragica, dando uguale dignità e spazio ad ognuno di questi aspetti.

Natale in casa Cupiello è unopera attuale perché ha saputo prevedere la nascita e levoluzione di determinate problematiche della società moderna; in particolare ha anticipato il tema della incomunicabilità. La commedia vive di monologhi piuttosto che di dialoghi. Come spesso accade la commedia nasce dalla ricerca della verità, prende spunto da una vicenda reale e lautore la ricostruisce con bugie verosimili che spesso nel futuro trovano conferme. In casa Cupiello cè lo scontro tra tradizione e modernità, cè la sconfitta della mitezza, la fuga e lisolamento in una apparente normalità che in realtà porta alla disgregazione famigliare.

In Filumena Marturano assistiamo ad un processo inverso. I personaggi crescono nello sviluppo delle vicende. Filumena da prostituta a madre coraggiosa, Soriano da ricco sciupafemmine a uomo. Questa crescita dei suoi personaggi riflette la crescita dellautore e la sua consapevolezza di essersi affrancato dalla tradizione buffa napoletana. Dopo Napoli milionaria ho cominciato a credere in me anche se, quel dubbio sottile che quel successo fosse dovuto più a fortuna che a maturazione, mi rendeva guardingo. Dopo Questi fantasmi la mia speranza si avviò ad essere certezza e dopo Filumena Marturano ritengo che quellimponderabile che matura in ogni artista è divenuto realtà.

Considerata, quindi, la crescita della sua autostima, la sua famosa battuta: a dà passà a nuttata non prefigura un abbandono dellindividuo al fatalismo più assoluto? Vede il mondo è come una sala daspetto di un dentista dell800. Cerano delle distrazioni: la lanterna magica, le cartoline, libri e giornali dellepoca. Uno aspettava di cavarsi il dente. Noi dobbiamo fare qualcosa nella vita e non attendere passivamente, avere uno scopo e un progetto che richiederanno magari enormi sacrifici. Quella dedizione assoluta, che può averti creato un vuoto e gelo intorno, e la perseveranza quasi maniacale, fanno si che le soluzioni arrivino non perché il destino lo vuole ma come risultato dei sacrifici stessi.

È innegabile che lei come attore ha sempre avuto un rapporto speciale con il pubblico. La gente percepisce un magnetismo nei suoi silenzi, nelle sue pause, che seduce anche lo spettatore più distratto. Quando entravo in quei piccoli teatri di provincia, dove il pubblico vociava distrattamente, io entravo e stavo in silenzio per un minuto o anche più. Attiravo la loro attenzione con il silenzio, poi parlavo lentamente, scandendo le parole. Sollecitavo la sensazione o meglio lasciavo intuire che stava per succedere qualcosa che era un peccato perdersi.

Chi le è stato vicino nel suo lavoro ha un amore viscerale per la sua genialità di autore ed attore, taluni però non mancano di sottolineare i suoi modi bruschi e scostanti in tanti episodi di vita quotidiana. Esattamente come accadeva a mio padre. Un capo comico che dirige una compagnia cura aspetti non solo artistici ma anche amministrativi. E vero, ero carico di pretese verso gli altri fino a mortificarli in pubblico quando sbagliavano ma lo stesso rigore, se non maggiore, lo esercitavo verso me stesso. Il caratteraccio consideriamolo la maniera per preservare lo stato di grazia dellautore.

Mario Ruggeri

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