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Dove c’è Amore c’è Famiglia

By   /  29 marzo 2016  /  No Comments

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Ecco due documenti che possono essere utili per aprire un dibattito sulle difficoltà che i cittadini con orientamenti sessuali diversi hanno nella nostra società in trasformazione, molto condizionata dall’aggressività di una certa destra omofoba e ipocritamente cristiana. Nella prima lettera, emergono due diversi atteggiamenti rispetto alla rivelazione del proprio orientamento sessuale nel contesto familiare da parte di un giovane gay. Ed è una piacevole sorpresa scoprire che il nonno, probabilmente vissuto in tempi più impermeabili rispetto a certe tematiche, è molto più progressista della figlia, del tutto riluttante ad accettare l’omosessualità del figlio. Il nonno dimostra un sentimento di ascolto e accoglienza, la madre un atteggiamento di disprezzo e rifiuto. Nella seconda lettera, invece, emergono in tutta la loro misurata schiettezza le speranze di un cattolico omosessuale riguardo alle aperture della Chiesa su un tema così importante e delicato. Viene spontaneo chiedersi perché da noi, in Italia, quando si parla di diritti per le unioni civili, tutto è sempre così complicato. Basterebbe semplicemente affermare il diritto, assolutamente esigibile e inalienabile, di ogni individuo alla felicità. Tra le varie definizioni di tale diritto merita una qualche attenzione il seguente: “… Il concetto di felicità è un valore esplicitamente sancito in alcune Costituzioni e nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti. Nella Costituzione italiana il “pieno sviluppo della persona umana” è valore sancito dall’art. 3. La felicità, nel suo aspetto evolutivo, è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona “a 360 gradi”. Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri sogni, di non rinunciare alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio cammino. Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno sé stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la felicità”. Questa è una meravigliosa definizione che potrebbe mettere d’accordo tutti, su qualunque coordinata di pensiero ciascuno di loro voglia collocarsi. Invece, disgraziatamente, c’è sempre qualcuno – forse ha visto la Luce ed è persuaso di essere in missione per conto di Dio, come i due protagonisti dell’indimenticabile film ‘The Blues Brothers’? – che si arroga il diritto di imporre la propria inossidabile visione ad altri, per togliere loro questo bisogno assoluto di stare bene al mondo. In questi giorni, nei dibattiti televisivi, c’è stato un imperversare di intemerate e di cacofonia mediatica da parte di molti opinionisti ultracattolici, ma non solo, contro chi richiede semplicemente dei diritti. Tra i molti due vanno citati per la loro intolleranza: per par condicio uno a sinistra (?), Mario Adinolfi, ex deputato pd, l’altro a destra, Luigi Amicone. Il primo ha fondato un giornale dal titolo evocativo, La Croce” (edizione cartacea già chiusa), nel quale, alla vigilia del Family Day, nel suo editoriale, dopo una lunga tiritera contro la legge, che sviluppa con toni tumultuosi, violenti, prevaricatorii – alla Torquemada, il famigerato Grande Inquisitore spagnolo – conclude con una chiamata alle armi: “A noi la battaglia, a Dio la vittoria!”. Naturalmente, anche lui per non perdere mai la luce dei riflettori, spara a raffica le sue corbellerie. Tra queste: “La moglie sottomessa cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite”. Insomma donna fattrice e angelo del focolare. In questo non c’è qualche eco nostalgica del regime fascista? Veniamo al secondo crociato, Luigi Amicone! In televisione ha sfoggiato una maglietta pro Family Day (ormai le magliette con i vari sbrigativi slogan furoreggiano ad ogni occasione sul piccolo schermo, dopo le felpe dal pensiero maleodorante indossate da Salvini!). Amicone, uno degli ideologi di Comunione Liberazione, direttore della rivista ‘Tempi’, una volta sempre in trincea ad interporre la mente e la parola per difendere l’alcova un po’ peccaminosa del vecchio leader del centrodestra, Berlusconi, a cui piaceva privilegiare i propri piaceri cortigiani piuttosto che il bene della collettività. Ebbene, anche Amicone sale ora sul pulpito per “difendere i nostri figli”! Da quello che dice, lui scende in piazza per difenderne quattro. I suoi. Contro chi? Viene spontaneo chiedersi. Non mi sembra che il DDL Cirinnà voglia togliere diritti alla sua bella famiglia, semplicemente vuole darne ad una realtà di famiglie che già esiste nella nostra società. Ma il promotore del Family Day, Massimo Gandolfini, primario di neurochirurgia a Brescia, così afferma: “Noi siamo completamente contrari al disegno di legge Cirinnà, è una legge che va a toccare l’antropologia italiana, un briciolo di precauzione e prudenza sarebbe stato preferibile”. E ribatte: “… Non è proprio un’emergenza. 7.500 (n.d.r. non si capisce bene dove abbia preso questo numero, visto che al momento nessuna statistica è in grado di fornire un’analisi precisa) sono le persone dello stesso sesso che vivono insieme sulla bellezza di 14 milioni di famiglie”. Anche se si tratta di una minoranza, perché negare loro il diritto di essere tutelati e garantiti? E quale precauzione e prudenza ci vogliono ancora per non concedere loro questo desiderio di riconoscimento delle proprie unioni, desiderio che attende di essere esaudito soltanto da qualche decina di anni? Gandolfini, però, non si vergogna di accompagnarsi agli esponenti di Forza Nuova e Casa Pound, che spesso si sono distinti per la loro omofobia, esibita sia con le parole sia con i fatti. Con quanta misericordia e altrettanto spirito francescano i loro attivisti vanno in giro a menar le mani e pestare ragazzi, perché gay! Forse per convertirli al loro machismo! Un po’ distonica risulta infine l’affermazione di siffatto medico, quando dichiara che la piazza da lui promossa non è contro nessuno, asserendo subito dopo che il governo deve assolutamente tenerne conto. Altrimenti! E che dire di Salvini che, pur non recandosi al Family Day perché divorziato, ma condividendone in toto i contenuti, con molta tenerezza si preoccupa del benessere psicofisico dei bambini nati e cresciuti all’interno di una coppia omosessuale? Queste le sue dichiarazioni: “Matrimonio e adozione gay non sono un diritto umano”. “I bambini devono nascere e crescere come il buon Dio ha deciso, l’utero in affitto è bieco e volgare egoismo. Ma pensiamo al bambino: oltre all’egoismo del genitore pensiamo al bimbo. Se cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con handicap”. Già! A parte il fatto che non dovrebbe scomodare il buon Dio, non essendo proprio un campione dei valori cristiani. Se pure mostra di essere così attento al bene di questi bambini, perché non mette la medesima misericordiosa premura verso altri bambini, magari quelli dei rom? Oppure verso i bambini dei migranti che continuano a morire risucchiati da menti criminali e dalle insidie dei mari che sono costretti ad attraversare? Si permette di affermare: “Ho letto che a Bologna due islamici non trovano una casa da affittare. Ma uno sarà libero di affittare la casa a chi vuole? Se arriva un rom cencioso, con quattro bambini che usa ai semafori, sarò libero di non affittargli la casa?”. A mio giudizio, non credo ci sia un sentimento di egoismo in una donna e in un uomo che semplicemente vogliono costruire un progetto di vita con il proprio partner, che non escluda anche la presenza di un bambino a cui dare amore. Purtroppo parte della classe politica – da quello che si vede gli esponenti più ossessionati dal tema della famiglia tradizionale sono, strano a dirsi, proprio coloro che il più delle volte non hanno un pedigree integerrimo nelle architetture familiari della loro vita privata – spesso vuole mettere il cappio della propria coscienza alla laicità dello Stato, strabattendosene altamente di quella parte di popolazione che, in nome del proprio diritto alla felicità, incontra ancora troppi ostacoli nel nostro paese. E ancora una volta purtroppo la vedo dura! P.S. A proposito di bambini, ogni giorno nei mari che bagnano il sud dell’Europa, ne muoiono a decine. Basterebbe aprire corridoi umanitari per rendere il viaggio dei migranti meno insidioso. Invece di portare due milioni di persone (sic!) in piazza, sotto i vessilli di una crociata che vuole impedire l’amore di altri, perché le Sentinelle in piedi, le Milizie cristiane e quant’altro non si mobilitano contro questo stillicidio di piccoli morti, che l’Unicef ha già definito il “genocidio dell’infanzia”?

Gregorio CODISPOTI

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