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La propaganda non spiega le foibe

By   /  30 dicembre 2015  /  No Comments

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Quattro gatti all’angolo il 24 novembre discutono di foibe e delle macchie sulla Resistenza. Lo fanno in compagnia di due storici come Enrico Miletto ed Eric Gobetti, proprio come se si trattasse di argomenti importanti e decisivi perchè coperti o scoperti dal velo delle propagande interessate. In fondo altri milioni di profughi, in altre aree dell’Europa, hanno dovuto lasciare la loro terra a causa delle nuove linee di confine fissate dagli accordi di pace per paura delle rappresaglie. In fondo il furore spontaneo della vendetta dopo anni di persecuzioni fasciste era da mettere nei conti del prevedibile e del comprensibile anche se non del giustificabile. Ciò non toglie che foibe, internamenti ed esodi forzati sono tuttora un’ombra che incombe sulla Resistenza italiana con i suoi interrogativi pesanti e i suoi verdetti: l’equazione fascista-padrone-italiano, istituita con la forza da venti anni di regime di occupazione italiano è diventata tra le mani delle formazioni legate a Tito un’arma per realizzare interventi di pulizia etnica tra il ’43 e il ’45. Non si tratta di rimuovere, o di negare, o di revisionare, o di istituire uguaglianze infamanti tra fascisti e antifascisti, a pari demerito per uso cieco della violenza, o a pari merito per il loro patriottismo servito in buona fede pur schierati su fronti opposti. La distinzione fra chi ha lottato per la libertà e chi proteggeva la dittatura la riconosciamo ancora. E non da ieri abbiamo imparato anche che il fronte antifascista, a cominciare dalla guerra di Spagna, era in Europa e in Italia percorso da dolorose rivalità. Siamo chiamati a comprendere e non a giustificare. Rimuovere sarebbe poi il modo più efficace per non capirci nulla e trovarsi disarmati nella lotta dei nostri giorni contro gli spettri dell’intolleranza, del razzismo e del fanatismo.

Mario Dellacqua

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