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Pietà l’è morta! Il nemico è il nostro vicino di pianerottolo

By   /  9 novembre 2015  /  No Comments

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Dietro ogni parola ci dovrebbe essere sempre un pensiero, ma quando il pensiero attraversa il centro di controllo della nostra mente senza alcun filtro, come qualcosa di inossidabile e indubitabile, la parola diventa un’arma più potente di qualsiasi dispositivo letale inventato dall’uomo. Quando si ha a che fare con i dogmi spacciati per veri, con le ideologie esasperate, con gli slogan rarefatti, tali sa non presupporre alcun confronto, nessun dialogo, ecco il proliferare di tutti quegli “ismi”, di cui è colma la storia, soprattutto del Novecento.

Così, ad esempio, come un coniglio estratto dal cilindro, ecco emergere dalla sua mediocrità un nuovo leader. Tal Matteo Salvini. Anche lui un ectoplasma televisivo. Quasi cresciuto in laboratorio. Nullafacente, nato per la politica dalla parte della “ggente”!. Buon gregario del partito bossiano. Incapace di articolare ed elaborare un qualsiasi pensiero che non vada oltre il più rigido schema razzista. Sempre interconnesso attraverso la sua protesi digitale (lo accompagna taumaturgicamente un tablet), parla in automatico, come un qualunque scrivente twitteriano. Si è infilato nel disordine sociale, politico e morale, ha indossato ad una ad una le sue felpe un po’ maleodoranti di cattivo pensiero e, ogni volta che apre la bocca, non fa altro che snocciolare come un mantra i suoi precetti, che opportunisticamente fissano di volta in volta il suo spazio vitale dove il nemico sta sempre un po’ più in là: prima fino alla linea del Po, dove scorrevano le acque purificatrici dei padani, poi oltre la linea Gustav (linea di fortificazione predisposta da Hitler durante il secondo conflitto mondiale nel ’43) tra Lazio e Campania, infine oltre lo stretto, addirittura in Sicilia. Sempre più nel profondo Sud, come un clandestino nel cuore della Terronia. Già, noi poveri meridionali, spesso incapaci di diventare padroni del nostro destino e della nostra storia, sempre inclini ad attendere un liberatore, naturalmente proveniente dal continente. Prima Garibaldi e con molto entusiasmo i nostri antichi padri aderirono in modo plebiscitario all’annessione al regno per poi venire massacrati a Bronte dai “liberatori”, dopo una rivolta contro i baroni latifondisti. Poi i Savoia, che li costrinsero alla leva obbligatoria per portarli alla guerra, in una guerra incompatibile rispetto alla loro indole contadina e pacifista. Poi le mafie a cui la maggioranza delle genti meridionali si è nei decenni resa subalterna, poi i partiti di Roma della prima, seconda e terza repubblica. E poi, poi, poi! Il postmaoista Grillo, in perfetto stile crawl. A cui forse era poco conosciuta la frase del Grande Timoniere: “Supponiamo che il nostro compito sia di attraversare un fiume; non lo realizzeremo senza ponti né barche; fino a quando la questione del ponte o delle barche non sia risolta, a cosa serve parlare di attraversare il fiume?”. Che poi tradotto significa: prima di attraversare un corso d’acqua, che sia un fiume o un braccio di mare, forse è meglio connettersi realmente con chi vive sull’altra sponda e con i suoi problemi. E infine, eccolo qua, come l’uovo di Colombo, l’estremista della lotta anti-immigrati, ben circondato dai suoi referenti culturali: i manganellatori (metaforicamente parlando) di ogni forma di spirito cristiano, con il loro magnificat del “pietà l’è morta!”. Tali Buonanno (“rom feccia della società!”), Borghezio (“Viva i bianchi d’Europa, viva la nostra identità, la nostra etnia, la nostra razza!” – “il nazismo era all’avanguardia nella ricerca scientifica”). Eccoli finalmente, coloro che parlano in nome della supremazia della “razza bianca” e che derubricano l’antifascismo come superato.

Certamente, caro avvocato, i nazisti erano all’avanguardia! Vediamo alcuni esempi di eccellenza medico-scientifica su esseri umani. Esperimenti di congelamento / raffreddamento prolungato sui prigionieri di Dachau, esperimenti di vaccinazione antipetecchiale sui deportati della baracca 46 nel lager di Buchenwald, esperimenti di sterilizzazione nel blocco 10 di Auschwitz, le ricerche del famigerato dottor Mengele ad Auschwitz e Birkenau sui gemelli monozigotici. Non trascurabili le ricerche sulla cura ormonale dell’omosessualità (che sarebbe così cara ai tanti omofobi cattolici che ritengono l’omosessualità una malattia da curare). Impianto di massicce dosi di testosterone su deportati omosessuali (quelli con il triangolo rosa) con lo scopo di redimerli all’eterosessualità. Naturalmente, alla fine, le cavie umane, se reggevano agli esperimenti, venivano soppresse. E tutto questo ben si inquadrava nel progetto scientifico più sublime: la costruzione di un efficace apparato di distruzione di massa, approntato per lo sterminio di tutte le categorie considerate “indesiderabili”, che provocò la morte di circa 15 milioni di esseri umani nel giro di pochi anni.

Spesso il pensiero troppo rigido si esplica attraverso una parola disossata, uno slogan scarnificato, in modo da inibire ogni forma di ulteriore riflessione. Il passaggio naturale successivo è la ricerca affannosa di un “nemico”, di un capro espiatorio, che il più delle volte sta sempre più a sud e tenendo conto della sfericità della terra, a forza di andare sempre più a sud, si finisce che il “nemico” è proprio il nostro vicino di casa.

Gregorio Codispoti

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