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L’ Île de la lumière: il silenzio assordante degli intellettuali di sinistra

By   /  9 novembre 2015  /  No Comments

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Talora, la parola ha difficoltà a interpretare e rappresentare una realtà molto complessa come quella contemporanea. Il più delle volte si rifugia in frasi semplicistiche, spesso compiacenti verso l’opinione pubblica. In televisione e nei social forum, il più delle volte, si assiste a dibattiti miserrimi e ad effluvi di parole mefitiche. Ad una sorta di competizione al ribasso del pensiero umano. Dove voglio parare con questa premessa? Approfittare di un fenomeno biblico, qual è la migrazione dall’Africa, con gli umili strumenti di cui dispongo, tralasciando le tante scempiaggini che si sentono in giro, soprattutto da parte di una classe politica senza decoro, per evidenziare un aspetto quanto meno sorprendente: nessun intellettuale italiano ha preso la parola a tale proposito, anche soltanto per mettere un freno alla logorrea di certa destra arruffapopoli.

Da luoghi del mondo, che per decenni e secoli hanno costituito la meta privilegiata dello sfruttamento di uomini e di risorse da parte delle potenze economiche occidentali e che ora sono diventati teatri di guerra e persecuzione devastanti, partono centinaia di migliaia di esseri umani alla ricerca della “felicità”. Così Papa Francesco, che per la sinistra italiana, nella persistente rottamazione dei punti di riferimento culturale tradizionali, è diventato l’ultimo emblema del pensiero anticapitalista, ha tradotto il bisogno primario di quei dannati della terra di trovare un varco attraverso cui uscire dalla Babilonia infernale africana.

In questi tempi, dopo l’ultimo olocausto del mare Mediterraneo, diventato ormai marmo tremolante sulle tombe dei sogni spezzati di tanti esseri umani, c’è un aspetto che mi ha particolarmente colpito ed è l’afasia, l’assenza di parola, degli intellettuali. Di sinistra ovviamente. A qualunque livello, è assordante il silenzio dell’intellighenzia nostrana, anzi europea, che sempre ha pensato di detenere l’esclusività missionaria del Buono e del Bello. Tanto stanno zitti loro, tanto più sproloquia in modo inconsistente e inconcludente la Destra con il proprio pensiero più connesso alla pancia che al cuore e alla mente. Il 25 aprile abbiano esposto le bandiere (spesso narcisisticamente di parte, di rado collettive), abbiamo visitato i luoghi sacri, abbiamo allacciato al collo i fazzoletti con gli sgargianti colori partigiani, abbiamo pronunciato parole giustamente retoriche – accennando frettolosamente agli eccidi del Mediterraneo, tanto per far capire che sì sappiamo che nel nostro mare, quasi ogni giorno, muoiono migliaia di persone, ma che più di un necrologio non siamo in grado di dire e ancor meno di fare. Eppure c’era un tempo in cui la politica e la cultura di sinistra, sicuramente più attrezzata dell’attuale, erano in grado di tradurre in azioni concrete il proprio pensiero in merito ai temi dell’immigrazione di popoli che fuggivano dalle guerre, dalle persecuzioni e dalla disperazione. E tra gli esempi, che almeno ogni tanto hanno reso la sinistra europea degna di questo nome, voglio citare quanto accadde alla fine degli anni Settanta in Francia. Allora c’erano personaggi che avevano la statura di Jean Paul Sartre e Raymond Aron, rispetto a cui gli intellettuali di oggi – che un tempo volevano l’immaginazione al potere – con le loro cravatte improbabili, sono inevitabilmente irrilevanti. I due erano politicamente l’un contro l’altro armati. Si può dire che Aron ricercava il Vero, partendo da una visione equilibrata, in apparenza scettica, ma sempre animata dal bisogno di confrontarsi con la complessità della realtà, mentre Sartre per parte sua ricercava il Bene, muovendosi da un giudizio appassionato, in apparenza salvifico, che tendeva a piegare tale realtà con la magia della parola e con l’azione che da essa derivava. Eppure questa coppia, assolutamente incompatibile, ha realizzato in quegli anni una sorta di sacra unione per una causa ritenuta nobile. Siamo nel 1979: ininterrottamente dagli schermi televisivi di mezzo mondo arrivavano le immagini di interi nuclei familiari vietnamiti e cambogiani stipati all’inverosimile su imbarcazioni evanescenti (i cosiddetti boat people) nei mari della Cina. Scappavano dal comunismo, dalle persecuzioni etniche, dai trafficanti di uomini. Non sapevano quale fossero il loro destino e il loro approdo. Ebbene, sapete cosa disse Sartre in quel frangente, in un’epoca in cui i contrasti politici erano senza dubbio più veementi e furiosi di quelli attuali? Fece un appello ad abbandonare le proprie opinioni personali per mettersi al servizio di esseri umani in pericolo di morte. Altra cultura, altro mondo, altra umanità! E così nel giro di breve tempo da parte di questa coalizione così composita (altro che l’Ulivo prodiano con i suoi innumerevoli cespugli!) fu allestita una nave umanitaria dal nome emblematico, l’Île de lumière (l’Isola della Luce), insieme a Medici senza Frontiere di Bernard Kouchner, per percorrere in lungo e in largo i mari orientali e portare soccorso e assistenza a quei disperati. Questo sentimento umanitario, solidaristico, non si esaurì con questo episodio, ma fu intensificato ed il governo francese conservatore (di Giscard d’Estaing) accolse sul proprio territorio quasi centotrentamila rifugiati. Si dirà che allora c’era un altro contesto storico europeo, diverso dall’attuale devastato da una crisi economica che non solo ha toccato nel vivo la nostra carne, ma soprattutto ha affievolito le nostre coscienze. Adesso meglio la politica delle tre scimmiette, del non vedo, non sento, non parlo. Così domina incontrastata la volgarità dei tanti esponenti di destra che hanno gioco facile nella miseria generale. Da quel che giunge alle nostre orecchie, le parole più giuste fioriscono sulle labbra di coloro che, in nome della fratellanza e della solidarietà, tutti i giorni danno soccorso e accolgono i disperati del mare. Proprio loro parlano di corridoi umanitari, in modo da evitare le tante tragedie con le quali sempre di più dobbiamo fare i conti. Nostro malgrado.

Gregorio Codispoti

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