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Caro Civati, ma come è possibile?

By   /  20 ottobre 2015  /  No Comments

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Caro Civati, grazie della tua purezza di pensiero, della tua integrità morale, della tua reponsabilità etica, della competenza politica. Conobbi Pippo Civati a None, dove venne perché invitato, durante il suo tour elettorale in vista delle primarie per la segreteria del PD dell’8 dicembre 2013. Provai nei suoi confronti simpatia e condivisione al punto da votarlo senza alcuna remora. Durante l’incontro ci dilettò con una splendida imitazione di NIki Vendola (dal sottoscritto particolarmente apprezzata, visto che anch’io sono affetto da uno specifico difetto di pronuncia della s e della z (sigmatismo e zetacismo). Adesso, ad un anno e mezzo da quell’incontro, occorre fare i conti con quanto successo nel frattempo. Lui non è più nel partito democratico ed è pronto a rifondare la sinistra. Le voilà, un altro capomastro dell’ennesimo cantiere della palingenesi della sinistra. Per parte mia resto ancora un iscritto di questo grande contenitore debordante che è il PD. Naturalmente, alcune riflessioni vanno fatte, tenuto conto di tutte le conseguenze che tale dipartita ha generato.

C’è sempre una parte della sinistra – la storia insegna – che rivendica orgogliosamente la primogenitura dei valori genici, essenziali, della gauche e da tale presunzione, per forza di cose, hanno origine tutte le sconfitte e i fallimenti che hanno contraddistinto la storia dei partiti di sinistra.

Ci deve essere un particolare orgoglio nell’aver assistito alla vittoria del centrodestra in Liguria da parte di coloro che in qualche modo l’hanno, tra altri, favorita: così ecco a voi Toti, calato dall’alto, come un coniglio dal cilindro, da quel genio politico che per un ventennio ha schiaffeggiato col suo fascino il nostro paese! Ci deve essere una bella soddisfazione nell’aver contribuito, per buona parte, alla sconfitta dei vecchi compagni, perché tutto sommato: “che differenza c’è tra il renzismo e il berlusconismo?”!

Il nuovo governatore della Liguria, terra leggiadra, infatti, ci ha dato l’immediata dimostrazione di cosa voglia dire, a mio parere, appartenere all’una o l’altra parte. Nel momento in cui, rispetto all’esodo, ormai biblico, di fette significative di popolazioni africane, che stanno premendo sulle nostre coste, per sfuggire ai vari fronti di guerra, che vanno dalle lotte fratricide alle persecuzioni religiose, dagli abissi della miseria e della fame all’annichilimento della dignità dell’uomo, cosa fa l’uomo dalle orecchie oltremisura (dimensioni necessarie per chi ha bisogno di essere eterodotto)?

Si accoda al più becero proclama salviniano: nessun profugo nel nostro giardino!”

L’uomo che, grazie ai lusinghieri consigli politici profusi da tempo al suo datore di lavoro, ha realizzato una repentina carriera politica, arrivando a ricoprire un’importante carica istituzionale, siccome la sua vittoria la deve, non soltanto a chi l’ha piazzato lì, ma soprattutto alla compagine di Salvini, da buon “moderato” – Berlusconi intende raccogliere attorno all’idolatria di se medesimo i moderati insulari e peninsulari – non ha fatto altro che ripetere pedissequamente quanto detto dai grandi governatori del Nord Italia, Maroni e Zaia.

Tornando ancora un attimo a quanto accaduto alla vigilia delle elezioni regionali del 31 maggio, difficile negare che gravi errori siano stati commessi anche da parte dei dirigenti nazionali e liguri democrat, per quanto concerne la gestione delle primarie in Liguria, ma in ogni caso, invece di favorire, grazie al proprio narcisistico primato ideologico, la parte avversa, forse sarebbe valsa la pena discutere dei contrasti interni nelle sedi appropriate e rispettare il sacrosanto diritto del principio di maggioranza.

E invece piano piano, inesorabilmente, la genia post-ideologica ha ottenuto semplicemente l’erosione del consenso del partito, di cui era un tempo protagonista e la cui leadership aveva conteso.

Forse, se gli interlocutori istituzionali in Liguria fossero stati politicamente affini con chi governa in questo momento il Paese, sarebbe stato più facile affrontare un problema così complesso, come quello dei profughi e richiedenti asilo. Forse ci sarebbero stati maggiore solidarietà e un sentimento più alto della civiltà dell’accoglienza. Invece tocca a chi conserva ancora un po’ di senso civico ascoltare i proclami della “destra” xenofoba, guerrafondaia e forcaiola, che ritiene di risolvere le questioni a suon di slogan, non essendo ancora stata in grado di prospettare alcuna lucida e prudente soluzione in merito. A meno che ci sia negli esponenti della destra un po’ di vergogna nel dire esplicitamente che, se non li vogliamo ospitare, li dobbiamo respingere sparando loro addosso, dando così una mano straordinaria a quello che già fa il mare di suo, quando inabissa i barconi con la forza delle sue onde, seppellendo nelle profondità migliaia e migliaia di morti.

Caro Civati, grazie ancora della tua integrità morale, del primato del tuo acume politico! In te, come in tutti coloro che ti hanno preceduto – quei ministri “rossi” del governo Prodi che, invece di applicare le regole della mediazione e del compromesso all’interno della compagine governativa, su cui si regge normalmente la tecnica della politica, adoravano plasticamente la vicinanza alle masse informi – noi, umili devoti della militanza politica, ci inchiniamo per tutte le afflizioni che ci avete procurato, nella speranza, non ancora morta, di vedere un giorno una sinistra (centrosinistra) decisamente compatta, capace di allungare la visione del mondo, al di là della narcisistica contemplazione della punta del proprio naso.

Gregorio Codispoti

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