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“Aiutaci tu, mamma chitarra!” – I Sex Pistols, l’anarchia e l’estetica del punk

By   /  21 ottobre 2015  /  No Comments

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Eccoci nuovamente qui cari lettori/trici de “Il Mondo di None” per il nostro consueto appuntamento con la musica.

Oggi andiamo ella terra d’Albione, più precisamente a Londra, per parlare di un gruppo che ha rivoluzionato il mondo delle 7 note sul pentagramma, i Sex Pistols.

Stilare una cronistoria del gruppo è cosa complicata e tortuosa, per via dei diversi cambi di formazione e nome; gli storici musicali ci dicono che l’anno di nascita della band, che coincide con il suo massimo splendore e furore, è il 1976.

Il nome scelto, Sex Pistols, trae spunto da alcune t-shirt vendute nel negozio d’abbigliamento alternativo di proprietà del manager della band, Malcom McLaren.

Nel settembre del 1976 la band partecipa al primo festival di musica punk, della capitale inglese, al “100’s Club” in Oxford Street, fra i partecipanti anche The Clash, The Damned, Buzzcocks e molti altri; in seguito a quest’evento firma un contratto con la casa discografica EMI e pubblicano il loro primo singolo, “Anarchy in the U.K.”.

Un suono nuovo inizia a prendere piede fra le strade di Londra, qualcosa di crudo e tagliente, una ribellione sotterranea esce dalle cantine per riversarsi fra i palazzi, in mezzo alla gente…questo è il punk, questi sono i Sex Pistols.

Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook, Sid Vicious (quest’ultimo subentrato a sostituire il primo vero bassista del gruppo, Glen Matlock), sono i nomi dei malfattori musicali in questione.

Subito dopo l’uscita di “Anarchy in the U.K.”, a causa di alcuni episodi oltraggiosi con la stampa inglese, la EMI decide di sciogliere il contratto con la band dopo solo due giorni; un’altra etichetta si propone di stampare un nuovo singolo, anche in questo caso il contratto viene annullato dopo quasi una settimana dalla stipula.

Non c’è due senza tre verrebbe da dire, infatti arriva una terza casa discografica, la Virgin Records, questa volta tutto quanto fila liscio, arriva la firma e il secondo singolo “God save the queen”; un chiaro attacco nei confronti della monarchia inglese e del sistema politico in generale.

Nel marzo del 1977, i quattro, con l’aiuto del loro manager, si mettono al lavoro per registrare quello che diventerà un caposaldo per la storia della musica punk: “Nevermind the bollocks…here’s the Sex Pistols”, il loro primo ed unico album in studio vede la luce nell’ottobre dello stesso anno.

Le tracce che compongono il disco, sono un concentrato di rabbia, cinismo, ironia e violenza, i testi sono un chiaro attacco verso la classe politica inglese, la società tutta e tutto ciò che può essere denigrato e criticato ferocemente.

I suoni che fanno da tappeto a queste storie di sovversione metropolitana, sono gli stessi del precedente singolo: chitarre distorte pungenti, ritmo elevato e frenesia, poco spazio a sdolcinate melodie o arpeggi classici.

La gente non è pronta per questo tipo di suono e attitudine ed iniziano i primi boicottaggi da parte dei mass-media e autorità politiche; Johnny Rotten, il cantante, viene accoltellato all’uscita di un pub da alcuni sostenitori della monarchia, i loro concerti vengono cancellati di continuo e la band si vede costretta ad esibirsi sotto falso nome.

Con l’inizio del nuovo anno, siamo nel 1978, i Sex Pistols volano negli Stati Uniti per un tour che si rivela essere l’ultimo.

Johnny Rotten decide di abbandonare la band, una delle cause principali di questa decisione, è da ricercare negli atteggiamenti autolesionisti di Sid Vicious e nella sua dipendenza da eroina, qualcosa di troppo snervante da sostenere anche per gli altri due componenti del gruppo che, dopo qualche tempo, mollano il carrozzone del punk allegramente allestito fino a quel momento.

Ognuno dei Sex Pistols cerca un ipotetico riscatto con in una carriera solista alternativa, forse per esorcizzare lo spettro della band.

Come tutte le storie tortuose però non esiste mai un lieto fine, infatti, Sid viene trovato morto nel febbraio del 1979 per overdose da eroina.

Una vita al fulmicotone.

Ci sarebbero tantissime cose da aggiungere su questa grandissima band, come al solito vi consiglio di tuffarvi in rete per documentarvi e raccogliere più informazioni possibili.

Vi consiglio di procurarvi anche due documentari realizzati dal regista Julian Temple, “The great rock’n’roll swindle” e “The filth and the fury”, usciti rispettivamente nel 1977 il primo e nel 2000 il secondo; così avrete modo di farvi un’idea sui Sex Pistols e su quello che era ed è il movimento punk.

Nel prossimo numero torneremo in Italia, più precisamente a Torino, per osservare da vicino le gesta di un gruppo punk della nostra città, i Negazione.

Claudio “Clay” Mangolini

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  • Published: 2 anni ago on 21 ottobre 2015
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  • Last Modified: ottobre 21, 2015 @ 11:13 pm
  • Filed Under: Musica

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