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It would be rude not to…! Part eight

By   /  7 giugno 2015  /  No Comments

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Dopo tanti consigli non richiesti sulle scuole, lavoro e burocrazia varia, questa volta ci diletteremo nel parlarvi di due aspetti disastrosi di questa bella terra i quali sono, invece, indiscutibili eccellenze italiane: il cibo e lo stile.

Premettiamo che la cucina internazionale è predominante: che vi troviate a Londra o a Poole o a Bristol, la cucina straniera è la benvenuta! ad ogni angolo si trovano ristoranti cinesi, giapponesi, tailandesi, indiani, italiani, portoghesi e anche qualche taverna greca.

Purtroppo, la cucina strettamente inglese non esiste o, almeno, ciò che propongono si limita a carne con patatine fritte, pesce con patatine fritte, “pies” (pasticci di carne che possono essere ricoperti da uno strato di purea oppure dalla pasta sfoglia), hamburger, chili con carne, garlic bread (pane all’aglio), toast. Non c’è la sana cultura del mangiare e, spesso e volentieri, gli inglesi vanno al pub a nutrirsi di hamburger oppure mettono nel microonde qualsiasi piatto pronto che riescono a trovare al supermercato.

D’altronde, cosa vi aspettereste da un popolo che ha “rubato” la ricetta del Fish&Chips (pesce&patatine) a Fregene?

Si mangia a qualsiasi ora e qualsiasi McDonald, Burger King, KFC è affollato dalle 8 del mattino alle 8 di sera.

Di solito noi mangiamo a casa e cerchiamo di prepararci cibi come le nostre mamme ci hanno insegnato: pasta, carne, pesce, abbondante verdura e tanta frutta! (la Nutella l’abbiamo abbandonata nei banchi del supermercato e lì la lasceremo)

Eppure, quando decidiamo di uscire per cena la scelta ricade o su una pizzeria italiana (qui ce ne sono di buone: chi cerca trova) oppure su uno dei pubs della famosa catena inglese Wetherspoon. I menù sono sempre gli stessi ma almeno si sa che la qualità è buona. Ci fa un po’ strano quando ai nostri amici portoghesi arriva il piatto di lasagna e le patatine fritte da un lato ma questo è un tocco tipicamente inglese!

Ultimamente abbiamo deciso di seguire l’istinto e provare posti insoliti, piccini e dall’atmosfera familiare e rustica. Di questo bisogna ringraziare la buona intuizione di Livio!

Purtroppo il mangiar male ci porta a essere spudoratamente franchi: la maggior parte degli inglesi è grassa e obesa. Lo sapevate che a Glasgow l’età media di un uomo è di 54 anni? Che 1 uomo su 5 e 1 donna su 7 soffrono di attacchi cardiaci? E che Bristol ha la percentuale più alta di obesità in tutta l’isola? E che l’obesità tra le giovani donne (18-24 anni) è del 16% (nel resto dell’Europa ha un tasso di circa 1-3%? Ai ragazzi va un po’ meglio durante l’età giovanile (6%) ma con l’avanzare degli anni la percentuale sale drasticamente riportando 1/3 degli uomini tra i 45-64 anni come obesi. Mica da ridere.. (e noi ci siamo iscritti in palestra, che male non fa).
Non è nostro compito parlare di magrezza/ grassezza e non siamo esperti ma purtroppo notiamo che non c’è un’educazione alimentare. In TV da anni vengono trasmessi programmi che cercano di spiegare cosa e come mangiare (Secret Eaters, Embarassing -Fat- Bodies, Obesi: un anno per rinascere ecc…) ma purtroppo paiono non attecchire sulla cultura

I supermercati inglesi sono ricchissimi di prodotti di tutti i tipi, vista anche la natura multietnica della popolazione. Frutta, verdura, cibi freschi sono sempre disponibili, anche in porzioni per single e i prodotti sono spesso già lavati e tagliati proprio per venire incontro alle esigenze degli inglesi. Sui prodotti viene sempre indicato il numero delle calorie e dei grassi; per le verdure viene indicato anche quanto occorre assumerne per un sano regime dietetico. Insomma, i supermercati pullulano di prodotti organici, biologici. La cucina “healthy” (sana) viene promossa su tutte le riviste e in tv, dove cuochi di fama internazionale mostrano ricette della gastronomia mediterranea giorno e notte.
La verità è che le abitudini alimentari e lo stile di vita condotti dalla maggior parte degli inglesi sono del tutto sregolati: fritti, cibi pronti e ricchi di salse costituiscono il cibo quotidiano e a questo vanno aggiunte massicce dosi di alcool. Nonostante tutti i consigli, le trasmissioni a riguardo e persino il fatto che il cibo sano venga promosso come sofisticato, il cosiddetto “junk food”(cibo spazzatura) continua ad essere il prediletto dai sudditi di Sua Maestà.

Le persone che oggi hanno 40-60 anni riflettono nel loro sovrappeso la ricchezza attuale, salvo poi non fare nulla per i loro figli perché completamente ignoranti in fatto di alimentazione.

Certo, non pensavamo di venire qui e trovarci tra biondone svedesi in forma (altrimenti saremmo andati in Svezia) ma sicuramente speravamo di trovare persone un po’ più morigerate rispetto ai loro cugini Americani.

Il fatto che le persone siano così fuori forma non le limita a vestirsi come se portassero una 42: le ragazze sono le più convinte e farebbero di tutto per attirare l’attenzione: i pantaloncini a vita alta ma a gamba “mutandina”, magliette che fanno vedere l’ombelico, gonne corte come cinture, tute aderenti stile anni ’80.

La colpa è del mondo fashion che, così come sta accadendo in Italia, propone taglie piccole per tutti e la moda impone dei “must have” che pochi possono permettersi. Intanto, Livio preferisce guardare il sedere a Ilaria che alle altre. Fate vobis!

La scorsa estate, parlando del più e del meno con una signora inglese che aveva modo di viaggiare per lavoro e per diletto, eravamo entrati nel discorso “moda”: sperava che in Italia non arrivasse mai la catena “Primark” (si trova abbigliamento che ricalca, in versione davvero molto economica e acquistabile da tutti, le tendenze fashion dei grandi stilisti) perché avrebbe rovinato lo stile classico ed elegante che noi italiani indossiamo senza sforzo.

Qui non c’è alcun concetto di eleganza o stile o, almeno, occasioni: potete andare in giro sul pullman in pigiama (a Ila è capitato per un avvenimento aziendale), potete indossare un vestitino striminzito e indossare i Moonboot e un cappello da sciatore, potete mettere i pantaloni in pile e andare a petto nudo per la spiaggia ma nessuno, nessuno, vi dirà mai nulla. Qui vige l’idea del “se quello si è vestito così un motivo ci sarà”.

Questo pensiero tipicamente inglese, però, lasciamolo agli inglesi: quando siamo all’estero (ma anche quando passeggiamo sotto i portici di Via Roma), oltre a farci riconoscere dal nostro accento maccheronico, perché non farci vedere per il nostro buon gusto?

L’Enzo e Carla che sono in noi entrano in azione: vale così la pena scopiazzare le tendenze americane e inglesi che, in questo caso, dovrebbero solo stare a guardare e imparare? Dovremmo essere un po’ più come i francesi i quali, patriottici, uscirebbero tutti i giorni con la maglia a righe, il baschetto e con una baguette sotto il braccio se ne avessero la possibilità!

Con questo non vogliamo fare una caccia alle streghe contro lo short, il crop-top, le culottes o i boyfriend jeans ma rivisitarli in modo tale che gli inglesi possano davvero girarsi a guardarci e dire: “Yo bro! Che stile ‘sti Italians!”

See ya!

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