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Alla vigilia dell’anniversario delle stragi di mafia del 1992

By   /  28 giugno 2015  /  No Comments

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Il 23 maggio di 23 anni fa io ero un bambina e poco ricordo del clamore mediatico che seguì l’attentato al magistrato Giovanni Falcone, alla moglie anch’essa magistrato Francesca Laura Morvillo e ai tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro; così come ben poco ricordo di quanto avvenuto pochi mesi dopo, il 19 luglio, in Via D’Amelio, quando a cadere sotto i fuochi mafiosi fu il magistrato Paolo Borsellino con cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Falcone e Borsellino, oltre che colleghi, erano grandi amici e si occupavano da molti anni ormai della lotta alla mafia in una Regione, la Sicilia, dilaniata da violenza e corruzione.

Negli anni ’80 avevano iniziato a lavorare assieme collaborando ad importanti arresti che avevano fatto “sgretolare” la cupola mafiosa; proprio per questo pagarono a caro prezzo il coraggio e l’abnegazione dimostrati.

D’altra parte, come emerso anche da alcune interviste, sapevano bene che il loro destino era segnato: “Io accetto più che il rischio, la condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli.

La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto, in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro. “*

Le loro figure hanno lasciato, oltre che un vuoto incolmabile nel panorama politico, anche un esempio di giustizia, correttezza e onestà morale nella società civile; da questi valori di cui essi si sono sempre fatti testimoni ha preso spunto il Movimento delle “Agende Rosse”, nato per iniziativa del fratello di Borsellino, Salvatore, di Sonia Alfano (figlia di Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993), Benny Calasanzio e del Prof. Enzo Guidotto.

Il nome, come spiega Salvatore Borsellino sul sito www.19luglio1992.com, deriva da un’agenda rossa che il magistrato soleva portare con sé annotando appunti e che, dopo la strage, scomparve misteriosamente: “chi se ne è appropriato può oggi utilizzarla come potente strumento di ricatto nei confronti di coloro che, citati nel diario, sono scesi a patti con l’organizzazione criminale”**.

Il Movimento organizza anche, tutti gli anni dal 2007, manifestazioni nelle principali città italiane in concomitanza con l’anniversario delle stragi perché, come disse Borsellino, “E’ normale che esista la paura in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.

Lorenza Ippolito

* Da un’intervista del giornalista Sposini a Borsellino dei primi di luglio 1992

** Dall’articolo di Salvatore Borsellino “Nuova Organizzazione Agende Rosse”, 23 febbraio 2014, www.19luglio1992.com

 

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  • Published: 3 anni ago on 28 giugno 2015
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  • Last Modified: giugno 28, 2015 @ 10:18 pm
  • Filed Under: Cultura

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