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La perla di un verso

By   /  12 maggio 2015  /  No Comments

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Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno

dissi a me stesso:- Non ci voglio andare-

e non ci andai…” Amo da sempre questi versi di Marino Moretti che rispecchiano la voglia di un bambino educato di tralignare, di obbedire al proprio personale impulso e non alle regole prescritte. Non marinavo la scuola, ma ammiravo chi avendo trovato il coraggio di farlo, si era osservato, punito da solo nel senso di colpa e “in quella triste libertà perduto”. Infine mi compiacevo col poeta per aver saputo trarre da un’esperienza negativa una poesia in cui le anime inquiete potevano incontrarsi. L’avevo imparata a memoria senza sforzo, come mi accadeva da bambina quando una poesia mi piaceva molto -la ragione per cui, durante la protratta assenza per un morbillo, studiai spontaneamente “Breus” di Pascoli su un’antologia che era stata di mio padre. (Tornata a scuola, rimasi male scoprendo che la maestra non sapeva fosse stata scritta e non aveva neanche voglia di ascoltarla perché era troppo lunga). Dopo anni di discutibile modernità in cui ci siamo sentiti ridicoli e antiquati a proporre agli alunni lo studio mnemonico di una poesia (basta conoscerne il commento o il significato, si diceva), si è tornati finalmente a credere nel valore dei versi imparati a memoria. Al di là dell’utile esercizio per conservare l’elasticità della mente e la capacità di ricordare anche il resto della nostra storia, ritrovare in testa alcuni versi dopo tanti anni, in momenti cruciali della vita, significa sentirsene destinatari, comprendere perché siano stati scritti, ricevere una folgorazione, provare un senso di solidarietà e gratitudine verso la preveggenza dell’autore. Così, rivedendo i luoghi dell’infanzia, mi ritornano cari e intimi i versi di Arturo Onofri: “E’ in me ch’è morto il dolce tempo; come son diverso! Nella tua siepe c’era l’universo, ed ora non c’è più che un muro e un orto”.

Ma assistendo ai recenti oltraggi ai nostri monumenti da parte delle mandrie di tifoseria, e allo scempio in corso contro le mirabili statue che illustravano le pagine di storia antica dei nostri sussidiari: gli Assiri, i Babilonesi …dove siete arrivati a studiare? al codice di Hammurabi…Mi viene in mente solo Dante:

Fatti non foste a viver come bruti

Ma per seguir virtute e canoscenza”.

Valeria Amerano

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