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“Aiutaci tu, mamma chitarra!” – Syd Barrett, il diamante impazzito

By   /  8 marzo 2015  /  No Comments

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syd barrett foto 1Eccoci qui cari affezionati lettori/trici, ancora una volta per parlare di musica, quella piccola gioia quotidiana che ci accompagna sempre, un’invisibile amica con cui dialogare.

Oggi vi voglio parlare di Syd Barrett, colui che è stato il fondatore di una band già presa in esame qualche numero fa, i Pink Floyd.

Nasce a Cambridge il 6 gennaio del 1946, (all’anagrafe Roger Keith), quarto di cinque figli, si appassiona alla musica e all’arte pittorica sin da adolescente, grazie anche al padre Max, pittore nel tempo libero e musicista nell’orchestra filarmonica della città.

Dopo esser passato dal banjo all’ukulele e alla chitarra folk, passa alla chitarra elettrica suonando in una band di cover rhythm and blues, che si scioglie dopo un solo concerto.

Conosce all’interno di un locale un batterista, dal nome Sid Barrett, i frequentatori del locale chiamano entrambi “Sid”, per differenziare Roger dall’altro ragazzo, sostituiscono la “I” con una “Y”; altri soprannomi gli vengono affibbiati a scuola: Syd the beat, Syd-knee e Sydernee.

Nel 1965 si iscrive alla “Camberwell School of Art”, cercando di conciliare la sua passione per la pittura e per la musica, scrive i suoi primi pezzi e inizia a fare uso di droghe leggere.

Incontra svariati musicisti con cui mette in piedi band che durano il tempo di una sigaretta e forma il primo embrione di quelli che diverranno i Pink Floyd.

Il 1967 è l’anno della nascita di “The paper at the gates of dawn”, il primo disco della band, contiene pezzi memorabili come “The scarecrow”, “See Emily play”, “Arnold Layne” e molti altri; un album dalle sonorità acide e psichedeliche, suoni beat ruvidi e testi deliranti, il tutto condito da un’ironia schizoide forse influenzata dagli abusi di droghe di Barrett.

Il vizio, un cattivo mentore per il nostro eroe, in bilico fra realtà ed illusione, fantasia e mondi artificiali; sospeso fra l’uso di marijuana, eroina, allucinogeni e farmaci.

A saucerful of secrets” è il suo secondo e ultimo album con la band, ascoltate la canzone dal titolo “The jugband blues” per rendervi conto del grado di alienazione raggiunto da Barrett, si tratta di una traccia al limite dell’assurdo che annuncia ciò che si muoveva nell’aria da qualche tempo, la sua uscita dal gruppo.

Le strade si dividono e l’abisso delle dipendenze comincia a fare sempre più terra bruciata attorno a Syd, comportamenti schizofrenici lo rendono sull’orlo del precipizio; tiene segregata in casa per tre giorni una sua fidanzata, dorme sui sedili posteriori della propria autovettura, cammina a piedi nudi per la città, queste sono solo alcune delle “stranezze” compiute.

Un bel personaggio no? (n.d.A.)

Nel gennaio del 1970 dopo svariate sessioni in studio di registrazione con l’aiuto di Roger Waters e David Gilmour, esce il primo album solista di Syd Barrett, “The madcap laughs”, una carrellata di canzoni che danno vita a tutto il suo folle mondo non ancora espresso.

Passa qualche mese “Barrett”, il suo secondo disco, vede la luce, sempre aiutato da alcuni ex Pink Floyd.

La formula è sempre la stessa, delirio e musica sulla falsa riga della precedente pubblicazione e il baratro continua a divorare il musicista.

Dal 1971 in poi di Syd Barrett si perdono le tracce, fino allo storico episodio del 1975 avvenuto negli studi di Abbey Road, quando la “sua” band stava registrando l’album “Wish you where here”; andate a rileggere l’articolo sui Pink Floyd per capire a cosa mi riferisco. (n.d.A.).

Da quel momento nessuno ha più notizie, si sa solo che torna a vivere isolato da tutto nella casa materna di Cambridge, riprende a farsi chiamare Roger, dipinge e si dedica al giardinaggio, fino al 7 luglio del 2006, giorno della sua morte.

La notizia viene resa pubblica qualche giorno seguente da Waters durante il suo concerto italiano a Lucca, che dedica all’amico scomparso “Wish you where here”.

Così si chiude il cerchio sul mondo bislacco di Roger Keith “Syd” Barrett…vi lascio con un piccolo aneddoto, durante un’intervista, un giornalista gli chiese “…la sua band ha un nome molto originale. Chi le ha suggerito il nome Pink Floyd?”, Barrett rispose tranquillamente “…gli alieni!”.

Come vi dico sempre, se volete soddisfare la vostra curiosità in merito a questo personaggio, andate a cercare notizie e molto altro in rete…non resterete delusi.

Nel prossimo numero un omaggio doveroso, fatto in punta di piedi, ad un grandissimo artista recentemente scomparso, Pino Daniele.

Alla prossima.

Claudio “Clay” Mangolini

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  • Published: 3 anni ago on 8 marzo 2015
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  • Last Modified: marzo 8, 2015 @ 6:01 pm
  • Filed Under: Musica

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