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Stop ai contratti a progetto: dal Governo Renzi la novità in materia di contratti flessibili

By   /  18 febbraio 2015  /  No Comments

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Il condizionale è d’obbligo quando si parla dei co.co.pro, oggetto di dibattiti e polemiche fin dalla loro entrata in scena nell’oramai “lontano” 1997 (introdotti col “Pacchetto Treu” e modificati poi con la Legge Biaggi del 2003), ma sembra che questa volta la loro fine sia vicina. Delle prime novità filtrate dal maxi-emendamento voluto dal Governo Renzi ad integrazione del Jobs Act, la più rilevante appare proprio essere la “guerra” dichiarata ai contratti a progetto e a tutte le altre forme contrattuali precarie e soggetta ad abusi: l’idea sarebbe quella di superarli del tutto, lasciando in piedi solo talune collaborazioni flessibili per natura, come quelle stagionali o pensate per gli studenti (in modo da non favorire il lavoro sommerso).

Ma soprattutto, pare che in cantiere ci sia un altro progetto ben più ambizioso, quello di creare un Testo unico delle forme contrattuali vigenti ed applicabili, nell’ottica della semplificazione ma anche della preferenza dell’indeterminato rispetto agli altri contratti ricordiamo che quest’ultimo, secondo il dettato della legge, costituisce “la forma comune di rapporto di lavoro”, di cui il tempo determinato e tutte le altre tipologie rappresenterebbero dunque un’eccezione – .

In sostanza, quindi, si tratterebbe di tornare ad applicare ciò che la legge ha sempre stabilito a partire dal Codice Civile del 1942, ma rendendo maggiormente attrattivo per le imprese l’indeterminato grazie alla previsione di “tutele crescenti*”: ovvero, con la possibilità per il datore di lavoro di interrompere il rapporto in qualunque momento e senza motivazione nei primi tre anni, salvo l’indennizzo monetario pari a 15 giorni di retribuzione ogni tre mesi. Le tutele per il lavoratore aumentano, dunque, con il passare del tempo poiché licenziare costa sempre di più man mano che ci si avvicini allo scadere del triennio; allo stesso tempo, il periodo di prova viene diluito a tal punto da permettere al datore di valutare senza riserve la risorsa e a quest’ultima di lavorare senza quei patemi d’animo che derivano dal sapere che il proprio contratto ha una scadenza ben precisa. Senza poi dimenticare l’apprendistato, tipologia contrattuale che garantisce sgravi fiscali e contributivi per l’azienda (basti pensare alla facoltà di inquadrare l’apprendista fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante), ma che ancora ad oggi non viene efficacemente utilizzato.

*Il contratto a tutele crescenti è nato dall’idea di due economisti, Tito Boeri e Pietro Garibaldi, ed è diventata proposta di legge nel 2010.

Recentemente ripresa dal giurista Pietro Ichino, rappresenta uno dei pilastri della Riforma del Lavoro del Governo Renzi. La differenza è che l’attuale disegno non prevede l’obbligo di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa.

Fonte Agi

 

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  • Published: 3 anni ago on 18 febbraio 2015
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  • Last Modified: febbraio 18, 2015 @ 9:03 pm
  • Filed Under: Economia

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