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L’alluvione di Genova e tutte le altre: viaggio nel Paese dei “disastri annunciati”

By   /  18 gennaio 2015  /  No Comments

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Quando in tv hanno iniziato ad apparire immagini della città di Genova immersa nel fango, con fiumi e fiumi di acqua che si riversava tra i borghi e le viuzze del centro storico, chi non ha pensato a 3 anni fa?

A chi non sembrava di essere tornati indietro nel tempo al 2011 o ancora prima al 1970, quando la città finì “affogata” da metri e metri di acqua scaturiti dai torrenti Bisagno, Molassana, Brignole e Fereggiano?

Ieri come oggi.

Genova come Asti e Alessandria nel 1994, e Milano nel 1995, Sarno e Quindici nel 1996, e tante altre ancora.

Semplici coincidenze? Colpa del destino avverso o della natura ingrata nei confronti del nostro Bel Paese?

Non fraintendiamoci: ovviamente la natura fa il suo corso e ci sono una serie di avvenimenti che non possono in alcun modo essere previsti né fronteggiati più di tanto, ma è anche vero che in certi casi, ed in Italia questi sono assai frequenti, l’uomo ci mette del suo.

Basti pensare che nella città marinara dal 1998 non è stato più elaborato un piano di emergenza specifico per le zone maggiormente a rischio, nonostante il Comune fosse obbligato a farlo e nonostante la città in questione sia da sempre ritenuta una delle più pericolose (non solo in Italia ma anche in Europa) in caso di precipitazioni copiose.

Ed ancora, il protocollo ad oggi vigente in caso di emergenza e risalente al 2009 è stato definito da una Commissione predisposta dallo stesso Comune “generico e totalmente mancante su alcuni punti di estrema importanza”; quel protocollo che avrebbe dovuto garantire l’ordine e la sicurezza dei cittadini genovesi nelle ore della sciagura e che, invece, ha causato la morte di un uomo.

E quando l’alluvione è cessata e sono rimasti i detriti e le macerie da spezzare via, in prima linea chi c’era? Vigili del Fuoco e Pompieri in numero risicato – perché si sa, costa troppo schierarli e retribuirli – tanti ragazzi e ragazze venuti di propria sponte da ogni parte d’Italia per aiutare, e nessuna istituzione

Sarebbe bello pensare che dopo questa ennesima tragedia qualcosa possa cambiare davvero, che gli errori servano per imparare a non ripeterli più, ma purtroppo l’esperienza passata non fa presagire nulla di buono nemmeno per il futuro se prima non cambieranno le “teste” e la mentalità di chi comanda.

Lorenza Ippolito

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  • Published: 3 anni ago on 18 gennaio 2015
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  • Last Modified: gennaio 18, 2015 @ 3:04 pm
  • Filed Under: Attualità

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