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In ricordo di Marco Ansaldo – Giornalista de La Stampa

By   /  14 dicembre 2014  /  No Comments

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Il sedici del mese di ottobre è venuto a mancare improvvisamente un giornalista sportivo de La Stampa: Marco Ansaldo. Penso che molti di noi abbiano gustato in questi anni i suoi folgoranti commenti alle Olimpiadi e ai mondiali di calcio. Non lo vedevo moltissimo tempo, ma oggi vorrei dedicargli un piccolo ricordo, un fotogramma dell’adolescenza che mi è balzato davanti vedendo la sua immagine sul giornale e leggendo l’addio commosso di un collega.

Non mi è mai interessato lo sport. Il mio passato calcistico risale ai tempi della fanciullezza in periferia, quando nel prato sotto casa scambiavo le figurine di Sivori e Haller coi maschi che tiravano con me in una porta marcata da due mattoni. Poi, nelle estati dell’adolescenza a Bobbio Pellice, seguivo, in lunghe giornate di ozio merende e chitarre, le partite nel campo di calcetto della caserma diroccata; partite che i ragazzi villeggianti disputavano contro i giovani romani dell’Esercito della Salvezza. Superato quel tempo, non ebbi più modo né sentii più la spinta ad occuparmi di imprese sportive. Ma le cronache vivide e mordenti di Marco Ansaldo le leggevo. Ne ammiravo lo stile dinamico che regalava immagini, e ricordavo i primi lampi di quella forza espressiva che lo studio, il tempo, la passione e l’esperienza avrebbero in seguito plasmato. Ci ritrovavamo ogni estate in quel gruppo di studenti che si raccoglieva sotto le arcate del Municipio di Bobbio Pellice e, durante le partite, Marco già descriveva e interpretava i passaggi da telecronista. Ma c’è un ricordo particolare che me lo rende caro e mi fa più triste, sapendo che la sua penna non scriverà più. Era l’estate del 1972. Lui dai suoi sedici anni aveva terminato il ginnasio, io la terza dell’istituto magistrale, prima di compierne diciassette. Venne un mattino la madre di una ragazzina, uscita dalla scuola media, a chiedermi se avessi voglia e mi sentissi di dare lezioni di Latino a sua figlia, che ella voleva preparata ad affrontare a ottobre un liceo scientifico. La proposta mi lusingò e intimorì allo stesso tempo: a scuola me la cavavo, ma non avevo mai dato ripetizioni a qualcuno. Ne sapevo appena per me. Guardai Marco: “Di’…e se lo prendessimo in due questo incarico? Dividiamo responsabilità e guadagni”. Lui accettò ridendo e ci accordammo con la signora per milleduecento lire l’ora, due mattine la settimana. Fu un impegno e un gioco divertente. Mai la ragazzina era stata seguita con tanto scrupolo in una lezione privata, diceva in giro la madre. Ogni mercoledì tornavamo con i nostri soldini in tasca, tagliando per il sentiero dietro la chiesa. Marco aveva una maglietta rossa di cotone e dei pantaloni blu. Camminava con le mani affondate in tasca borbottando il suo finto disappunto: “Ma dimmi se dovevo dividere la paga con una iena ridens come te. Sono già pochi! E’ meglio che non lo raccontiamo”.

Invece io ho voluto raccontarlo, perché in una vita piena di avvenimenti, meritati successi, viaggi e personaggi com’è stata la sua, ci sono piccole gemme che restano e brillano nella memoria oscura delle persone che ci hanno conosciuti prima di diventare.

Valeria Amerano

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  • Published: 3 anni ago on 14 dicembre 2014
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  • Last Modified: dicembre 14, 2014 @ 9:13 pm
  • Filed Under: Attualità

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