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Il deputato dei poveri

By   /  13 luglio 2014  /  No Comments

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È  sempre un merito sottrarre allo smarrimento la memoria di coloro che hanno contribuito alla nostra formazione, anche quando ci siamo distaccati dal loro insegnamento. E, in questa luce, è un atto di giustizia il volume che Giorgio Zimbaro ha dedicato alla figura e all’opera di Armando Sabatini, l’operaio della Fiat Grandi Motori diventato segretario nazionale della Fiom unitaria, poi fondatore della LCGIL e della Cisl torinese con Donat Cattin e Rapelli, prima di essere eletto deputato per quattro legislature fino al 1968, quindi sottosegretario al Lavoro fra il 1955 e il 1957, vicepresidente del Consiglio d’Europa, scomparso nel 2003 a 95 anni.

Ma le pubblicazioni non sfuggono ad un rischio: quello di sottolineare passione, impegno, altruismo, dirittura morale e fervore religioso dei protagonisti, lasciando in ombra l’effettivo ruolo da essi svolto nella dialettica molto vivace delle vicende sindacali e politiche cui hanno preso parte.

Ed è il caso di questo libro che, di Sabatini, ricorda quasi esclusivamente la legge sull’apprendistato promulgata nel 1965, con l’obiettivo di introdurre le prime forme di sostegno all’innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese, ma accenna troppo fugacemente al contributo fornito dal “deputato dei poveri” alle origini del movimento sindacale torinese ed italiano nel secondo dopoguerra.

Con Carlo Donat Cattin e Giuseppe Rapelli, Armando Sabatini fu tra coloro i quali avrebbero preferito evitare la rottura del 1948 e mantenere “fluida la situazione” perché, a differenza di Giulio Pastore, temevano un indebolimento del fronte sindacale. Una volta tratto il dado della scissione, si gettarono senza riserve nell’avventura della LCGIL. E tuttavia, non mancarono di disobbedire nuovamente al leader quando Giulio Pastore non volle dare al nuovo sindacato un’identità confessionale cattolica. 

Alla guida della Cisl, Sabatini fu deciso nel combattere i cedimenti aziendalistici del gruppo di Arrighi da cui ebbe vita il SIDA, ma fu altrettanto intransigente nella difesa dei territori del cattolicesimo dalle incursioni unitarie del comunismo in tutte le sue varianti e, ispirato dalla sua incrollabile fede religiosa, avversò senza tentennamenti ogni progetto di unità sindacale. Quando poi, negli anni sessanta, a Torino ricomparve la conflittualità sindacale nelle aziende, Sabatini fu tra quanti sconsigliavano i volantini unitari: davano l’impressione che la Fim-Cisl di Alberto Tridente non avesse “fiducia nelle proprie idee e nelle proprie capacità” . Se per caso uno sciopero falliva,  intimava a “dei sindacalisti seri” di rimettere il loro mandato. Tra questi sindacalisti, al fianco di Tirdente c’era prima di tutto Cesare Delpiano, che doveva gran parte della sua formazione agli insegnamenti proprio di Armando Sabatini, assieme al magistero leggendario non solo in tutta la Langa di don Natale Bussi. Di questa dialettica, purtroppo Zimbaro non riesce a dare conto, pur avvalendosi della prefazione di Gianfranco Morgando e dell’intervento di Giulio Andreotti.

L’autore, tuttavia, non perde occasione per sottolineare la grande sintonia fra il cammino del deputato dei poveri e il pensiero di Giorgio La Pira. Non il La Pira che, Sindaco di Firenze, sfida l’accusa di statalismo, comunismo bianco e collusione con un “marxismo spurio” quando solidarizza clamorosamente con gli sfrattati o con i lavoratori delle officine “Pignone”. Non il La Pira che condanna la guerra in Viet Nam e incontra Ho Chi Min, ma il La Pira per il quale “soltanto in Gesù Cristo e nella sua opera rigeneratrice e costruttiva è sanabile e resa efficiente anche l’azione sociale e politica. Non si pensa certo possa assolvere a questi compiti la cultura di origine illuminista, laicista, secolarista e immanentista che La Pira ha sempre contrastato e considerato il pericoloso tarlo da cui derivano tanti disordini umani e sociali”. Con La Pira, ecco spiegato perché Sabatini fiancheggiò la scissione delle Acli: il “Movimento Cristiano Lavoratori”, di cui fu pure presidente, nacque “per impedire alla Acli di scendere a stabili compromessi con i marxisti”, ci spiega Luigi Vittadello a pag. 79.

Non è nelle mie intenzioni e nelle mie attuali possibilità avventurarmi alla ricerca dell’autentica interpretazione del pensiero di La Pira. Più modestamente, mi limito ad osservare che queste espressioni mettono a disagio il non credente e il diversamente credente, così relegati in condizioni di compassionevole inferiorità. Prima di Cristo altre religioni hanno scoperto le possibilità universali dell’amore e prima di Cristo altri uomini sono morti in croce innocenti pur senza essere figli di Dio. Nutro grande devozione per queste anime perdute e dimenticate, anche se nessuno ne celebra il sacrificio sugli altari. Anche se non sono ancora riuscite a salvare l’umanità.

Mario Dellacqua

G. ZIMBARO, Il deputato dei poveri, Edizioni Marco Valerio, Torino, 2009, pag. 93, euro 9.

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