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Tratto da un tema di quinta elementare di Nicola Giuseppe

By   /  17 giugno 2014  /  No Comments

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Oggi venerdì ventinove marzo 1940 per la scuola è quasi un giorno di vacanza in quanto per le classi terza ,quarta e quinta elementare è prevista una escursione in campagna per celebrare l’annuale festa dell’albero.

Alle ore nove precise ci troviamo puntualmente nel cortile della scuola in divisa da “balilla”e “piccole italiane”e dopo esserci inquadrati in tre gruppi  si parte a piedi verso le rive del torrente Chisola.  In questa località il comune possiede un appezzamento di terreno adibito all’istruzione preliminare dei giovani.  La meta dista circa due kilometri dal nostro paese sul confine tra il nostro comune e quello di Candiolo.

La lunga camminata non ci sgomenta in quanto ampiamente compensata dalla visione della magnifica natura che ci circonda.   Oltrepassate le ultime case del paese e la linea ferroviaria ci inoltriamo tra i campi sulla strada per Stupinigi.  La natura sta risorgendo dal torpore invernale e l’erba sta diventando sempre più verde.  Siamo in aperta campagna e le ultime case del paese sono ormai lontane. None è una piccola comunità di duemilacinquecento abitanti e da quella parte non oltrepassa la linea ferroviaria.

Siamo rallegrati dal cinguettio delle rondini che da qualche giorno sono arrivate in gran numero e ora stanno volteggiando in cielo a caccia di insetti onde alimentarsi.  In paese tutte le stalle hanno uno o più nidi di queste bestiole  che puntualmente ritornano il ventuno marzo. Anche sotto i balconi delle case si vedono ovunque i loro nidi graditi alla gente e utili per l’eliminazione degli insetti nocivi.

Proseguiamo speditamente sulla strada None – Stupinigi e dopo un certo tempo arriva l’ordine di fermarsi per una sosta in una  grande piazzola usata dai cantonieri per depositare i loro attrezzi.

Si riparte nuovamente; a poche decine di metri notiamo un pilone votivo: è dedicato a San Giuseppe dove tutti gli anni nel mese di marzo la comunità nonese si ritrova per pregare e cantare le lodi al santo affinchè protegga la campagna circostante dalle calamità naturali come lo straripamento del torrente Chisola che sovente durante le lunghe piogge primaverili o autunnali provoca dannosi allagamenti.

La strada che stiamo percorrendo è stata realizzata nel 1936 ed è chiamata da tutti autostrada ma il traffico automobilistico anche oggi è pressochè inesistente; circolano invece numerose motociclette e biciclette.

Notiamo sulla nostra sinistra alcuni filari di vigne ma sono ancora brulle; la situazione cambierà fra alcuni mesi quando l’uva  comincerà a maturare e farà gola anche ai viandanti.. Alcuni di quei filari sono di proprietà del nonno e verso l’autunno anch’io andrò a fare la guardia affinchè i passanti non facciano man bassa di grappoli: questa zona si chiama “regione Colombetto”.

Arriviamo a destinazione nel campo comunale denominato “campo d’assalto”: è composto da un alto muro ed altri più bassi, da buche,siepi,fossati ed altri ostacoli. Al limite c’è pure un ampio prato erboso ed è lì che pianteremo i nuovi alberelli. Gli insegnanti dispongono le scolaresche in un grande quadrato ed ha inizio la cerimonia. Gli alberelli portati da un inserviente del comune con un carrettino sono pronti per essere messi a dimora.

A turno vengono chiamati due Balilla  per scavare le buche con i badili e due Piccole Italiane per mantenere diritta la pianta quando essa viene rincalzata di terra. Le piante sono sei. Intanto tutti insieme cantiamo gli inni patriottici imparati a scuola: “Sole che sorgi libero e giocondo”,”Salve april”,”Giovinezza” e altri canti popolari come “Campagnola bella”.  Viene anche il mio turno per spalare la terra e alla fine sempre sotto l’assistenza vigile dell’inserviente del comune gli alberi sono piantati: diventeranno pioppi d’alto fusto e con la loro chioma arricchiranno la nostra bella campagna. Terminata l’operazione viene dato il “rompete le righe!” e ci sparpagliamo per il prato.  Salta fuori un pallone e noi ragazzi iniziamo a giocare mentre le ragazze si divertono con una palla più piccola. C’è pure chi si intrattiene con altri giochi. Chi vuole può consumare un panino e poco lontano c’è pure una fresca  fontana per dissetarsi.

La mattinata passa in fretta, così verso le undici e trenta al richiamo del fischietto della signora direttrice Clotilde Serra ci disponiamo in gruppi e ci avviamo sulla via del ritorno.

L’arrivo a scuola avviene verso le dodici e trenta e poi ognuno torna a casa propria..

Sono molto contento di questa festa dove con una semplice azione simbolica s’impara ad amare la natura, la terra ed i suoi frutti.

Sul nostro diario scolastico oggi c’è scritto:”bisogna onorare la gente dei campi,considerare i contadini come degli elementi di prima classe nella comunità nazionale. La vera fonte, la vera origine di tutta l’attività umana è la terra”.

 

La Redazione

 

 

 

 

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  • Published: 4 anni ago on 17 giugno 2014
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  • Last Modified: giugno 17, 2014 @ 9:32 pm
  • Filed Under: Cultura

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