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Bernardino Montis, come la maggior parte delle persone…

By   /  17 giugno 2014  /  No Comments

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Bernardino Montis, come la maggior parte delle persone, viveva principalmente di illusioni. Una delle meno pericolose – a cui tanto più volentieri Montis si abbandonava – cresceva in lui dalla primavera in avanti, e riguardava la raccolta dei frutti spontanei della terra. Si trattava di andare in campagna, o più tardi in montagna, e raccogliere quel che offriva di nuovo la stagione: sicoria (cioè dente di leone) in primavera, per farci l’insalata con l’uovo sodo, l’ariundela, cioè la malva, con la quale sciacquarsi i piedi, i fiori di gasìa da friggere in pastella, e dopo more, lamponi e fragoline (che gli facevano sempre venire in mente un detto di magnaEmma, parlando per esempio di gentili signorine finite fra le braccia di buzzurri: na frola ‘n buca a n’asu, una fragola in bocca a un asino); se era al sud i fichi, l’origano, il finocchietto, e così via. Un anno gli era presa la passione, a lui e all’Anita, sua moglie, di farsi l’olio di iperico, che è ottimo per le scottature; e ad ogni passeggiata raccoglievano i bei fiorellini gialli, e li mettevano poi a macerare nell’olio, che dopo qualche tempo diventava di un caldo colore rosso.  Quella primavera, invece, gli era venuta l’ënvia, cioè la voglia, di lüvertin (luppolo selvatico), che si trova vicino ai corsi d’acqua, spesso intrecciato ai rovi; e con le gemme puoi fare le frittate, o il risotto, come fossero piccoli asparagi. Una domenica mattina si era portato il piccolo Alberto in bicicletta nei campi, verso la Fiat di Volvera; e avevano raccolto – vale a dire, lui aveva raccolto, mentre Alberto correva in bicicletta a tutta forza dentro le pozzangherone causate dalla pioggia della notte precedente – un cestino di lüvertin. Si era portato anche dei guanti, e aveva raccolto una borsata di ortiche, quelle più tenere, che una volta bollite non pungevano più e avevano un sapore particolare, simile agli spinaci; anche con quelle si potevano fare risotti, frittate e minestre. Finita la raccolta, e dopo un giretto per i campi, Montis portò il nipote all’autolavaggio: non potendo lavare Alberto direttamente, che pure ne avrebbe avuto assai bisogno, gli fece lavare la biciclettina incrostata da uno spesso strato di fango, con gran divertimento del bambino. Ci avrebbe poi pensato la Clelia, a casa, a far tornare Alberto del colore originale…

 

La Redazione

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  • Published: 4 anni ago on 17 giugno 2014
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  • Last Modified: giugno 17, 2014 @ 9:03 pm
  • Filed Under: Cultura

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