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Litfiba

By   /  20 gennaio 2014  /  No Comments

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litfiba 1

“Aiutaci tu, mamma chitarra!” 

Eccoci giunto al sesto appuntamento con la nostra rubrica di musica, un bel traguardo per quest’anno che sta per giungere al termine.

Con la speranza che l’anno venturo sia migliore di quello che sta per finire, voglio narrarvi le imprese dei Litfiba.

I Litfiba nascono a Firenze nei primi mesi del 1980 dall’incontro di un cantante all’epoca diciassettenne, Piero Pelù (che ai tempi militava in una band di liceali chiamati Mugnion’s Rock) e i restanti membri del gruppo, fra gli altri il chitarrista Federico “Ghigo” Renzulli.

La band cerca un cantante che può rispondere alle proprie esigenze artistiche/musicali e viene inserito Piero Pelù nell’organico.

Il nome del gruppo è legato alle sigla telex della sala prove utilizzata sin dagli esordi situata nella fiorentina Via De’ Bardi, ecco qui svelato l’acronimo: “L”(prefisso telex), “IT” (Italia), “FI” (Firenze), “BA” (Via De’ Bardi).

L’esordio sul palco è datato 6 dicembre 1980 in uno storico locale vicino al capoluogo fiorentino; il gruppo è molto influenzato dall’ondata inglese del punk e dalla nascente new wave, genere che inizia a prendere piede nella penisola italica.

Nel 1982 esce il primo ep con cinque pezzi che porta come nome quello del gruppo, dopo l’apparizione su alcune compilation insieme ad altre band dello stesso filone musicale, escono “Transea” e “Eneide di Krypton”, quest’ultimo è la colonna sonora di uno spettacolo teatrale, (oggi una vera rarità trovarla nella sua storica edizione in vinile n.d.A.).

Dopo aver cambiato il batterista nel 1984 e aver pubblicato un altro ep “Yassassin”, cover tributo ad un pezzo di David Bowie, il gruppo inizia a lavorare a quella che viene chiamata dagli addetti ai lavori, la trilogia del potere.

Nel 1985 esce il primo disco dei Litfiba “Desaparecido”, seguito da “17 Re”, ambizioso doppio lp uscito sul finire del 1986.

“Litfiba 3” chiude la trilogia citata poc’anzi.

Vari dischi hanno visto luce durante la loro carriera, come non ricordare il famoso “El Diablo” o “Spirito”, anche i membri della band sono cambiati nel corso degli anni.

Il lavoro preso in esame in questo numero è il primo album dei Litfiba, “Desaparecido”.

Prepariamoci a tuffarci nel 1985.

Buona lettura e buon ascolto.

“Desaparecido”

Un cumulo di sassi grigi e appuntiti in copertina, simili a quelli vicini alle ferrovie, sono il grido dei Litfiba che annuncia l’inizio della loro trilogia del potere.

Il concetto principale che si cela dietro i pezzi del disco è legato al rifiuto della violenza e del totalitarismo.

“Eroi nel vento” è il brano d’apertura, una chitarra tagliente e una batteria serrata danno inizio ad un crescente di emozioni; la voce di Pelù declama versi poetici su ciò che significa essere eroe e la conseguente antitesi di ciò.

Il secondo pezzo, “La Preda”, è frenesia pura, il basso di Gianni Maroccolo compie cavalcate su un tappeto ritmico mai statico.

In un’intervista Pelù dichiara che il testo è dedicato al suo rapporto conflittuale con il padre.

“…credevi di cacciare ma adesso la preda sei tu…” (n.d.A.)

“Lulù e Marlene” fa tornare la quiete, ci si trova catapultati in un vecchio cinema d’essai dove viene proiettata una pellicola di Louise Brooks, diva dello schermo muto a cui è dedicato il pezzo.

I suoni limpidi e leggeri delle tastiere si uniscono al resto degli elementi in un crescendo finale dove prende forma la velocità, l’anima rock e selvaggia dei Litfiba non si assopisce mai.

La quarta traccia è “Istanbul”, piccolo capolavoro della band fiorentina, si muove fra la new wave e la musica mediterranea e il testo affonda le sue radici nello studio dei popoli d’oriente e getta uno sguardo poetico sulla guerra ed i suoi soprusi.

“Tziganata”, il quinto pezzo, è un treno in folle corsa introdotto da un dolce carillon.

Qui i nostri raccontano una strana storia d’amore che affonda le sue radici in un fatto vero accaduto a Piero Pelù poco prima dell’uscita del disco, legato alla lettura della mano da parte di una gitana.

Una raffinata melodia simile alla bossa nova, apre le porte a “Pioggia di luce”, la sesta traccia di questo disco; dove i suoni volteggiano leggeri come piume e le parole parlano di sentimento e legami con sostanze particolari.

Anche qui uno strano modo di gestire le dipendenze, siano esse con persone o con stupefacenti. (n.d.A.).

Il penultimo pezzo è quello che regala il titolo al disco, “Desaparecido”, in un delirio di onnipotenza sonoro i Litfiba uniscono il rock viscerale con la musica tipica dei mariachi e il flamenco.

Un esperimento riuscito secondo i miei gusti.

Le parole ci fanno viaggiare attraverso le immagini sapientemente disegnate da Piero Pelù.

“…sotto il ponte scorre l’acqua e sempre acqua è, davanti agli occhi ho il sole e sempre sole è…”.

Basta chiudere gli occhi per trovarsi davanti a questo film in musica.

“Guerra” è l’ottava ed ultima traccia, titolo perfetto per quello che è il disco iniziatore della trilogia del potere.

Marziale e deciso è il passo della batteria, la chitarra ha il suono della baionetta, le tastiere e il basso sembrano colpi di cannone e la voce quella di un dittatore esausto che, smessi i panni decorati dall’onore, declama il suo disgusto per le pratiche militari.

Questo per darvi quale senso di oppressione riesce a scaturire questo pezzo che è una degna chiusura per un disco capolavoro della scena musica italiana.

Con la speranza di aver emozionato alcuni di voi e di averne incuriosito altri, vi saluto rinnovando l’appuntamento con questa rubrica.

Posso già anticiparvi che nel prossimo numero andremo nell’Inghilterra psichedelica dei Pink Floyd.

Per qualsiasi informazione, critica o suggerimento, non esitate a contattare la redazione del giornale.

Alla prossima.

Claudio “Clay” Mangolini

litfiba copertina disco

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  • Published: 4 anni ago on 20 gennaio 2014
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 6:32 pm
  • Filed Under: Musica

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