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ARI, ARI, ARI: PARLAMENTARI, ZINGARI, EXTRACOMUNITARI

By   /  20 gennaio 2014  /  No Comments

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ari ari

Mi guardo sempre da quelli che dicono: non sono un professore, non sono del ramo, sono ignorante, sono un baracchino, non ho fatto le scuole alte. Il motivo è semplice: quando arriva il però – e stai certo che arriva presto – arriva con l’intimazione a tapparti la bocca perchè sei tu a non capire niente.

Mi è capitato di recente. Avendo io dimostrato che è una bufala la notizia – pure trionfalmente divulgata su face book – secondo la quale una sentenza avrebbe depenalizzato i furti dei rom se commessi per un importo inferiore ai duecento euro, un mio concittadino mi chiede: a) se difendo rom e extracomunitari perchè voglio i loro voti. b) se lo faccio “per altro”, quanti ne tengo a casa mia. Tutta questa fatica per dirmi che è meglio se sto zitto, visto che predico bene e razzolo male. Ma lo sapevo già. Difficile trovare, specie guardandosi allo specchio, chi predica bene e razzola bene. Più saggio cercare la difficile armonia riconoscendo che c’è sempre uno scarto tra ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai. E lottare un poco ogni giorno per abolire o almeno ridurre la frattura. Questa me l’ha insegnata Alberto Tridente. E oggi la ritrovo in Franco Arminio che sul “Manifesto” spera in “qualche intensa somiglianza tra il dire e il fare” per combattere contro “lo scoraggiatore militante”.

In ogni caso, non capisco perchè i miei deboli meriti umanitari autorizzino a raccontare balle che portano acqua al solito mulino: le cause principali della crisi sarebbero gli stipendi dei parlamentari, i privilegi degli zingari e i diritti pretesi dagli extracomunitari. Condivido l’idea che la riduzione dei privilegi dei parlamentari sarebbe il primo segnale di una svolta possibile, ma che la crisi italiana derivi solo dalla voracità del ceto politico è una tesi insostenibile sul piano delle grandezze economiche. Tuttavia serve a raccogliere consensi per i demagoghi di tutte le risme e rassicura chi pensa che i problemi complicati hanno soluzioni semplici. Illusioni pericolose e di grande successo.

Allo stesso modo non condivido l’idea che i politici sono tutti uguali. Non mi sembra giusto attribuire ai politici difetti e vergogne ben presenti e ben coltivate nella cosiddetta società civile. Non è giusto ma è comodissimo. E’ una consolazione che illude. Per questo va forte di questi tempi.

Il mio interlocutore è però interessato specialmente a dimostrare che il comunismo ha fatto più morti del nazismo e che la gioventù è rovinata da insegnanti come me che non parlano delle foibe, ma solo di Primo Levi a frasi fatte.

Non stupisce l’approvvigionamento argomentativo dal classico repertorio berlusconiano. Colpisce la gratuità e la violenza sommaria con cui si condannano idee, valori, professionalità, persone che non si conoscono. Prima demolire, deridere, stroncare, liquidare. Indicare qualcuno da odiare e colpevolizzare. Poi vivere, se resta tempo. Una strategia che porta dritto all’infelicità quotidiana.

PS. Quanto ai voti, mia ambizione è avere le carte in regola per chiederli a tutti, ma da qualche anno non so più bene per quale partito.

Mario Dellacqua

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  • Published: 4 anni ago on 20 gennaio 2014
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 6:39 pm
  • Filed Under: Opinioni

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