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Agri Energia None – Come funziona una centrale biogas

By   /  20 gennaio 2014  /  No Comments

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Post Combustore

Le centrali biogas sono state spesso oggetto di discussione, il motivo fondamentale? Non a tutti è chiaro il funzionamento di queste strutture ma soprattutto cosa producono. Partiamo dal principio analizzando il concetto di biogas e come nasce. Il biogas è una miscela di vari tipi di gas, tra i quali figura il metano (55%) e nasce attraverso un processo, che vede la fermentazione batterica in anaerobiosi, (assenza di ossigeno), di elementi come residui organici vegetali e liquami zootecnici. Riassumendo, questa fase consiste nella decomposizione di materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri che producono anidride carbonica e metano (metanizzazione dei composti organici); questo gas viene utilizzato per la produzione di energia elettrica e non avviene diffusione nell’ambiente. Essendo composto prevalentemente da metano, il biogas, grazie ad un processo di depurazione e filtrazione, può essere usato anche come combustile per un motore a combustione interna. A None è presente una centrale biogas, nata dalla collaborazione di sei aziende agricole associate, la cooperativa si chiama Agri Energia None 2012, il cui presidente è Claudio Giordana ed il vice presidente è Daniele Carità. Ho avuto il piacere di effettuare un’intervista approfondita dove Giordana e Carità mi hanno spiegato dettagliatamente il funzionamento dell’impianto grazie al supporto di altri elementi  della cooperativa, Claudio Carità, Mario Botta e Mirco Giordana. Durante l’intervista, quello che mi ha colpito di più è l’intesa tra i presenti, che hanno realizzato la struttura grazie ad un affiatato gioco di squadra ed una preparazione tecnica di alto livello. “L’idea di fondare questa cooperativa è nata dalla nostra intenzione di diversificare le nostre produzioni” – spiega Daniele Carità – “Abbiamo guardato oltre, secondo le nostre previsioni, le nostre aziende nell’arco di 10-15 anni, non saranno competitive come lo sono attualmente, per questo abbiamo pensato di dividere rischi e benefici per poter creare qualcosa di nuovo e importante”. Guardare avanti evidenzia sicuramente dinamicità ed elasticità da parte dei componenti dell’Agri Energia None, che sulla via di queste premesse affrontano una grande sfida. “Gli investimenti sono sicuramente notevoli” – spiega Claudio Giordana – “ogni singola azienda non avrebbe potuto sostenerla, avevamo due possibilità, puntare sulla produzione aziendale individuale, ma avrebbe comportato costi singoli onerosi, o associarci tutti insieme per “fare biogas”, investendo su un’energia rinnovabile. A causa della globalizzazione, è difficile fare un business plan ma grazie a questo investimento è possibile calcolare una remunerazione fissa dei nostri prodotti per 15 anni.” Il concetto è sempre più chiaro, “Attraverso il biogas riusciamo a sfruttare a pieno le potenzialità delle nostre aziende dove prodotti come liquami e letami, che non hanno remunerazione, attraverso la nostra struttura, possono essere utilizzati, pur non perdendo lo scopo della concimazione” conclude Daniele Carità. Possiamo riassumere il tutto in tre punti: girare nell’impianto prodotti di scarto (liquami e letame) e le coltivazioni di scarsa qualità ed incrementare le capacità lavorative delle singole aziende. Liquami e letame sono la fonte di alimentazione primaria per l’impianto. Il potenziale della struttura è incrementato con trinciato di granoturco e trinciato di sorgo e triticale. Attraverso questi componenti, è possibile produrre 800 kw/h di energia elettrica. La biomassa generale è composta dal 65% di liquami e letami ed il 35% biomassa vegetale (mais trinciato di scarsa qualità, triticale e sorgo trinciato proveniente da campi incolti). L’obbiettivo è quello di produrre energia “verde” attraverso prodotti di scarto. Dal punto di vista impiantistico un sistema per la produzione di biogas è costituito da:

  • zona di stoccaggio letame e vasca      per liquami, in ingresso all’impianto,
  • dispositivo di carico che pesa,      miscela ed inietta i prodotti nell’impianto,
  • miscelatori, necessari per      garantire una certa omogeneità della biomassa ed evitare il formarsi di      eventuali sedimenti,
  • tre digestori anaerobici, ermeticamente      chiusi e coibentati, (i primi due sono concentrici e solettati, il terzo      chiuso sulla parte superiore da un gasometro), in cui il liquame è nella      parte inferiore, mentre il biogas gorgoglia verso la parte superiore del      digestore,
  • motore a combustione interna di      cogenerazione (produce energia termica ed energia elettrica),
  • serbatoio finale di stoccaggio      per la materia in uscita dall’impianto (ottimi fertilizzanti).

Una spiegazione tecnica sul processo tra ingresso ed uscita, attraverso i tre digestori che vengono scaldati, me l’ha fornita Claudio Carità.Tutte le aziende dei soci conferiscono all’impianto, i prodotti necessari alla struttura (liquami, letami e biomasse vegetali). Giornalmente, dosi ben precise di tali prodotti, vengono iniettate attraverso un caricatore/miscelatore ed una pompa, nel primo digestore (vascone). In questa fase, la parte solida è premiscelata con quella liquida, qui, il materiale viene riscaldato ed omogeneizzato, la massa è costantemente riscaldata a 40°C, per velocizzare il processo di fermentazione. Il materiale, per travasi, una volta arrivato al terzo digestore, (dopo circa 150 giorni), si trova davanti a due uscite. Nella prima, troviamo il materiale che ha esaurito il potere di creare gas, che viene stoccato o usato nei campi per concimare, nella seconda, la più importante, si convoglia il gas prodotto che prima viene trattato, filtrato, raffreddato, messo in pressione e iniettato al motore. Il motore utilizza il biogas come combustibile, che, collegato ad un alternatore, produce corrente resa in media tensione e immessa in rete nazionale.” Il cuore dell’impianto è rappresentato dal motore, che produce, oltre ad energia elettrica, anche energia termica (acqua calda). I gas di scarico del propulsore, vengono filtrati e trattati attraverso un post combustore, per evitare che vengano immesse in atmosfera particelle che possono risultare inquinanti, nonostante sia già un gas di scarico pulito, in quanto, come tutti noi sappiamo, le autovetture a metano sono ecologiche. A questo punto, mi è venuto spontaneo chiedere ai presenti, cosa sta insegnando questa esperienza e quali sono le loro soddisfazioni, Claudio Giordana a nome di tutti mi ha risposto – “Insieme si possono vincere tante sfide che singolarmente sono insormontabili, la soddisfazione è vedere che l’impianto funziona in maniera eccellente producendo energia rinnovabile e pulita”. Agri Energia None, composta dalle società agricole, “Cascina Belvedere S.S” di Carità, “Giordana Claudio, Roberto e Fabrizio S.S, “Grella Francesco e Giuseppe S.S, “Matteo e Anna S.S” Di Nota  e dalle aziende agricole, “Botta Mario”, “Caviasso Michele”, non è solo la cooperativa che ha costruito la centrale biogas, è una squadra di Uomini che con sacrificio e passione, grazie anche al supporto delle proprie famiglie, si è messa in gioco, guardando avanti, sobbarcandosi sulle proprie spalle tutti i rischi del caso. L’energia rinnovabile rappresenta un investimento per il futuro ed oggi, il metano, giusto per restare in tema automotive, è il combustibile più economico ed affidabile per le auto di oggi e di domani.

Luca Dragotti

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  • Published: 4 anni ago on 20 gennaio 2014
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 7:09 pm
  • Filed Under: Motori

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