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Le “tonnare” degli uomini

By   /  20 ottobre 2013  /  No Comments

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Avete mai visto la pesca del tonno, che avviene nei nostri mari? Le imbarcazioni si stringono a cerchio e intrappolano nella “tonnara” centinaia e centinaia di tonni. Al comando del “raìs” inizia la mattanza e il mare si tinge di rosso. Seguiamo il viaggio d’uno di quei barconi che partono dalle coste libiche o egiziane o tunisine e che sono colmi sino all’inverosimile di uomini, donne, vecchi, bambini. Hanno lasciato tutto quello che avevano: la casa, i genitori, la moglie, i figli, gli amici, le loro pur fragili sicurezze. Hanno venduto tutto quello che potevano o si sono fatti prestare i soldi per intraprendere il viaggio della speranza. La speranza di raggiungere altri parenti, altri amici che sono su nel nord-Europa e per farlo bisogna raggiungere quel ponte di terra che è l’Italia. Quando son partiti li hanno avvisati: attenti che in Italia vi prenderanno le impronte digitali, vi faranno la fotografia e vi chiuderanno nei loro “campi per clandestini” e rischierete di rimanerci mesi e mesi. Che cosa fare allora? Appena sbarcati, cercate di scappare: prendete un treno e andate al nord.

Quanta gente può stare su uno di quei barconi? Cento? Centocinquanta?Se fosse così il contrabbandiere di vite umane, non rientrerebbe delle spese e del rischio e allora bisogna imbarcarne di più: più sono e più si guadagna. Paura di essere preso? Nella maggior parte dei casi, c’è qualcuno ad aspettare per farlo ritornare in patria, dove c’è un altro carico di esseri umani con tanti soldi. Quanti sono i morti in quel mare che separa l’Africa dall’Italia? 20.000? 30.000? L’uomo Occidentale deve sempre relegare tutto alle cifre, alle statistiche: ha qualche valore sapere il numero? Basterebbero solo due persone per farci riflettere, perché se una madre muore con il suo bambino accanto, a pochi metri dal “traguardo”, significa che siamo morti un po’ tutti: laici, atei, credenti.

Tra poche settimane le immagini, gli articoli di stampa, gli appelli sbiadiranno pian piano per far posto ad altre emergenze o alle feste di fine anno, ma sicuramente la “mattanza” non finirà se non prendiamo coscienza, in modo definitivo, che il mondo, come lo conoscevamo prima, non esiste più e che dobbiamo imparare a convivere con i bisogni e le esigenze di altri popoli e, se possibile, riuscire a trasformarla in un valore aggiunto e non nella paura del diverso. Non è certo con le leggi o con i cortei che si fermano i sogni e le speranze dei nostri fratelli.

“ … verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte, per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti”.

r.b.m. (marrucchi@virgilio.it)

 

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  • Published: 4 anni ago on 20 ottobre 2013
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 3:58 pm
  • Filed Under: Attualità

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