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La crisi della sanità piemontese: la risposta è nel sociale

By   /  20 ottobre 2013  /  No Comments

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Che la sanità italiana e, segnatamente, quella piemontese siano in crisi non è, purtroppo, una novità di questo anno 2013, che certo verrà ricordato come uno dei più bui nella storia socio-economica italiana del dopo-guerra; una crisi profonda da cui sembra sempre più difficile risalire, se si considera che il disavanzo della nostra regione ammonta a circa 865 milioni di euro.

Per ripianare tale situazione ed evitare il rischio commissariamento la Giunta guidata dal Presidente Cota è riuscita a farsi anticipare, con l’accordo firmato a Roma a fine luglio scorso, 803 milioni di euro, a cui si aggiungono quelli già sbloccati dalle casse di piazza Castello in maggio.

Ma che ciò basti per ritenere scongiurato il pericolo di un vero e proprio default è da vedersi e la strada è tutta in salita: la parola chiave – manco a dirlo!-  è “razionalizzazione della spesa”, per usare le parole dell’Assessore al Lavoro e alla Formazione professionale Porchietto; peccato che, poi, i tagli finiscano per penalizzare innanzitutto i più deboli, i malati.

“Nulla di nuovo sotto il sole” verrebbe da dire, dal momento che da anni ormai il Piemonte, come del resto tutte le regioni italiane, combatte contro il “morbo” della malasanità e contro una gestione spesso corrotta e lontana dai problemi reali dei cittadini.

Nonostante da più parti si sottolinei l’importanza di puntare sulle politiche sanitarie e sociali integrate, dando linfa vitale ad un settore in continua espansione e molto promettente qual è il settore socio-sanitario – ciò non solo per l’esigenza, certamente predominante, di riconoscere il soggetto utente come persona titolare di diritti oltre che di doveri e di una dignità che non può essere scalfita da nessuna legge o provvedimento, ma anche per rispondere ad esigenze più concretamente economiche – nei fatti le cose vanno diversamente: in Piemonte i fondi stanziati per i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali sono pressoché minimi rispetto a quelli, già di per sé in continuo ribasso, conferiti al settore sanitario tout court, mentre aumenta la compartecipazione alle spese da parte dello stesso soggetto utente.

Emblematico è ciò che avverrà a seguito della delibera votata il 2 agosto scorso, che ha diminuito il rimborso a carico della Regione per i malati di Alzheimer ospitati nei centri diurni e nelle strutture di ricovero su tutto il territorio, aumentando contestualmente la quota gravante sul paziente (che passerà dal 30 al 50 per cento), e che non mancherà certo di far riflettere ancora una volta sullo stato attuale del Welfare piemontese.

Lorenza Ippolito

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  • Published: 4 anni ago on 20 ottobre 2013
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 4:35 pm
  • Filed Under: Sanità

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