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GITA ALLA SACRA DI SAN MICHELE

By   /  20 ottobre 2013  /  No Comments

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Una domenica assolata, possibilmente con il cielo limpido e poca foschia per non perdervi il panorama, prendete la vostra auto, la vostra moto o la vostra bici (se non temete la fatica) e regalatevi una gita alla Sacra di San Michele…

Monumento simbolo del Piemonte per la sua storia secolare, per le testimonianze di spiritualità, di ardimento, d’arte, di cultura e l’ammirevole sintesi delle più peculiari caratteristiche che può offrire del Piemonte, nonché per la sua eccezionale collocazione e visibilità“…Con questa legge speciale la Regione Piemonte riconosce la Sacra di San Michele simbolo del Piemonte. Monumento religioso di incomparabile bellezza e valore, la sua complessa struttura architettonica occupa circa 1000 metri del Monte Pirchiriano, sperone roccioso appartenente al gruppo del Rocciavré nelle Alpi Cozie.

La Sacra di San Michele  nasce e cresce attorno al culto di San Michele,  venerato dalla tradizione cristiana come difensore del popolo cristiano. Molto presto questo Santuario divenne un luogo importante per la diffusione del culto micaelico in Europa e in Italia e rappresentò il modello ideale per tutti i santuari angelici successivi, tutti eretti su monti, colli, luoghi elevati e grotte profonde, considerati la sede più appropriata per il culto degli angeli e di Michele in particolare. La Sacra si trova lungo una direttrice che la unisce idealmente a Mont Saint-Michel, in Francia, e al Santuario di San Michele Arcangelo, vicino a Foggia, distanti 1000 chilometri l’uno dall’altro; prolungando la retta in linea d’aria questa ci conduce a Gerusalemme.

Alla fine del X secolo San Giovanni Vincenzo, un discepolo di San Romualdo, inizia quassù la vita eremitica. Alle soglie dell’anno mille irrompe in questo luogo spirituale il conte Ugo di Montboissier, ricco e nobile signore dell’Alvernia, recatosi a Roma per chiedere indulgenza a Papa Silvestro II. Questi, a titolo di penitenza, gli concede di scegliere fra un esilio di 7 anni e l’impresa di costruire un’abbazia. Tra il 983-987 inizia l’edificazione del monastero, affidato poi a cinque monaci benedettini. Dopo seicento anni di vita benedettina, la Sacra viene abbandonata a se stessa fino al 1836, quando grazie a Re Carlo Alberto di Savoia, inizia un importante periodo di restauro e valorizzazione del luogo di culto. La gestione e l’amministrazione viene affidata ai Rosminiani che ne sono tuttora responsabili.

Ma cosa visitare all’interno della Sacra?

L’imponente complesso abbaziale comprende diversi fabbricati posti su vari livelli, in blocchi fortificati di cui rimangono:

  • il Sepolcro dei Monaci, antico tempietto, chiamato così perché ritenuto una cappella cimiteriale, ma appare più realistica oggi l’ipotesi di una riproduzione del Santo Sepolcro;
  • Lo Scalone dei Morti, un ampio ambiente sorretto da pilastri con capitelli scolpiti e il portale dello zodiaco superba opera romanica.
  • Il Portale dello Zodiaco sul quale sono scolpiti a destra i dodici segni zodiacali e a sinistra le costellazioni australi e boreali.
  • La maestosa Chiesa che sovrasta il complesso,  che custodisce colonne, suggestivi e simbolici capitelli e antichi affreschi. Al fondo della navata centrale della chiesa si apre un ambiente a pianta irregolare denominato “Coro Vecchio”, quanto rimane della prima chiesa fondata nel X secolo dove oggi riposano 16 principi di casa Savoia. Scendendo i ripidi scalini della navata centrale troviamo la cripta.
  • La zona delle “Rovine”, che termina con la Torre della Bell’Alda, che prende il nome dall’omonima leggenda: Alda, una fanciulla paesana venuta alla Sacra per pregare contro i mali della guerra, viene sorpresa dai soldati nemici, così tenta di sfuggire al loro assalto, ma non avendo altra via di scampo si getta nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine. Si salva e rimane illesa in fondo al precipizio.
  • Le antiche sale di Casa Savoia, ovvero la Sala a Righe e la Sala Carlo Alberto nel Monastero Vecchio, e un appartamento reale, con terrazzo panoramico poggiato sulle mura del Monastero Nuovo.
  • Il “Museo del Quotidiano”, posto all’ingresso del Monastero Vecchio, prima utilizzato come legnaia, ospita una collezione di  oggetti d’epoca e strumenti di lavoro quotidiano dimenticati e caduti in disuso, ricreando un laboratorio di falegnameria e l’officina di un fabbro.

Concludo con una curiosità: Umberto Eco si è ispirato a questa abbazia per ambientare il suo celebre romanzo “Il nome della rosa” che ha anche rischiato di diventare il set dell’omonimo film con Sean Connery, ma il progetto non è stato mai realizzato a causa dei costi troppo elevati.

Buona gita!

Sara Fiorentino

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  • Published: 4 anni ago on 20 ottobre 2013
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 4:38 pm
  • Filed Under: Turismo

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