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Alberto Radius – Carta Straccia

By   /  20 ottobre 2013  /  No Comments

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alberto_radius copertina disco

“Aiutaci tu, mamma chitarra!”

Questo è il nostro quarto appuntamento con la musica italiana sulle pagine de “Il Mondo Di None”.

Spero vi stia piacendo questo percorso fatto di note e storie.

Posso anticiparvi che nei prossimi articoli vi parlerò anche di qualche artista straniero…The Beatles, Eagles, Pink Floyd, questi alcuni dei nomi.

Alberto Radius è il protagonista di questo articolo.

Alberto Radius nasce a Roma l’1 giugno del 1942, la sua carriera inizia verso la fine degli anni ’50 con i White Booster, gruppo con cui suona nelle sale da ballo.

Dopo il servizio militare e la militanza in altre band, Radius si trasferisce a Milano senza abbandonare la musica, entra nella prima formazione dei P.f.m quando ancora si chiamavano I Quelli; con loro incide alcune canzoni iniziando a gettare le basi che caratterizzeranno il suo suono negli anni.

Sul finire degli anni ’60 Tony Cicco, Gabriele Lorenzi e Alberto Radius, diventano i Formula 3, incontrano Lucio Battisti e danno il via alla collaborazione che tutti oggi conosciamo.

Nel 1972, parallelamente all’attività con il gruppo, esce “Radius”, primo disco solista di Alberto realizzato con l’aiuto di alcuni fra i personaggi più noti della scena musicale prog-rock italiana: Patrick Djivas, Demetrio Stratos, Franz Di Cioccio questi alcuni dei nomi.

Dopo lo scioglimento della Formula 3, nel 1974 Radius forma un’altra band, Il Volo, con la produzione del duo Mogol-Battisti.

La produzione artistica è prolifica e seguono vari dischi solisti, fra cui “Carta Straccia” uscito nel 1976; innumerevoli le collaborazioni con artisti italiani, le partecipazioni a trasmissioni televisive a cavallo fra gli anni ’80 e ’90.

Da ricordare inoltre la realizzazione di un pezzo che Loredana Bertè ha portato al Festival di Sanremo nel 2007.

Ora però facciamo un salto indietro, a quel 1976… “Carta Straccia” è il disco di oggi, buona lettura e buon ascolto.

“Carta straccia”

Due mani segnate dal tempo tese in avanti, tengono un foglio di carta appallottolato e illuminato da un fascio di luce quasi divina; questa è la copertina di “Carta straccia”.

Si capisce da subito che i tempi spensierati della Formula 3 sono finiti.

“Ricette” è la traccia che apre il disco, un delicato assolo di chitarra fa da apripista ad una canzone che in sé ha dei vaghi ricordi di Lucio Battisti, ascoltare per credere (n.d.A.).

Il testo mischia gli ingredienti di una ricetta ai sentimenti umani.

“…e la sera quando sei solo, mischia la tristezza col cielo di vaniglia mettine un velo…”.

Una base progressive rock apre le danze di “Celebrai”, seconda canzone dal sapore ingenuo e proibito narrato dalle parole. Fidatevi.

“Pensami”, il terzo pezzo è sentimento puro, quello che solo i migliori cantautori italiani sanno stendere in musica; questo è un esempio evidente.

Ritmiche spezzate e malinconiche atmosfere si muovono leggere ed ecco arrivare un assolo di mandolino. Genialità pura.

La quarta traccia dona il titolo al disco, “Carta straccia”, analisi attenta di una vita fatta di stenti e malumori.

“Stai con me, sto con te” è il quinto pezzo del disco, su una base musicale degna di un disco dei primi Pink Floyd, si intrecciano suoni liquidi e un testo ai limiti dell’assurdo.

Arriviamo al capolavoro del disco che ha contribuito a renderlo un successo per pubblico e critica.

“Nel ghetto” occupa il posto numero sei.

La trama musicale è sempre quella del rock anni ’70, le parole sono una critica feroce nei confronti di una classe sociale e politica non ben identificata.

“…io non ho un partito non mi basta il sindacato, il lavoro non me l’hanno mai trovato…”.

Una cosa non tanto leggera non credete?

Siamo quasi in dirittura d’arrivo.

La settima traccia è un’altra splendida canzone d’amore, “Quando il tempo sarà un prato”, visionario affresco di un sentimento quasi impossibile da descrivere.

Sempre notevoli sono i virtuosismi musicali di Radius, che è a tutti gli effetti uno dei migliori chitarristi della musica italiana.

“Un amore maledetto”, il penultimo pezzo, è un urlo soffocato pieno di poesia dedicata ad una figura femminile.

Sempre l’amore che ritorna…quello per alcune sostanze, è un racconto allucinante sulle dipendenze.

Radius è uno dei pochi che è riuscito a narrare di un argomento delicato come questo, senza cadere nella retorica più becera.

“Non ti ricorda il vento” è la chiusura ideale per un disco fantastico, dove progressive rock e sax amoreggiano in simbiosi su un testo quasi futurista.

Chissà se anche con questo articolo sono riuscito a farvi scoprire o ritrovare gli artisti italiani di un tempo.

I P.f.m. saranno i protagonisti del prossimo articolo.

Per qualsiasi informazione, critica o suggerimento, non esitate a contattare la redazione de “Il Mondo di None”.

Alla prossima.

Claudio “Clay” Mangolini

Alberto Radius foto

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  • Published: 4 anni ago on 20 ottobre 2013
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  • Last Modified: aprile 20, 2014 @ 4:23 pm
  • Filed Under: Musica

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