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IL SUD RUBA, RAGIONIERE

By   /  9 settembre 2013  /  No Comments

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I parlamentari, gli statali, i sindacati, i poteri forti, le lobby, le corporazioni, gli immigrati, i giovani, l’euro, l’Europa. Ma, specialmente, il Mezzogiorno. Nella vulgata di chi non ne può più a destra e a sinistra e cerca disperatamente a domande difficili la consolazione di risposte semplici, il Mezzogiorno è uno dei capri espiatori che si convoca più spesso al servizio delle più spietate tesi neoliberiste.

Sprechi, clientelismo, corruzione, assistenzialismo. Trasformismo di una classe politica incompetente e normalmente mafiosetta. Umanità volentieri refrattaria all’imprenditorialità, ma geneticamente predisposta al compromesso, al tutto è dovuto dalla Stato e alle mani in mano. Un florilegio di stereotipi inchioda la gente del Mezzogiorno al suo destino di inesorabile declino e finisce per convincere le vittime che il carnefice sta solo facendo il suo dovere se fa calare la mannaia sugli anni settanta, sul servizio sanitario nazionale che si vuole demolire in nome dei frequenti episodi di mala sanità, sulla scuola aperta a tutti che si vuole dimagrire perchè ridotta ad assumificio di parassitaria manodopera femminile, sul sistema pensionistico che si vuole disboscare per farla finita una buona volta con l’invalidità dei falsi ciechi (scoperti però anche a Pinerolo).

Agile e rigoroso, il libretto del prof. Gianfranco Viesti (docente di Economia applicata all’Università di Bari) ha il pregio micidiale di non impuntarsi campanilisticamente in una propagandistica rimozione dell’evidenza. In 90 paginette documentate la costruzione antimeridionalistica è sottoposta al vaglio dei dati e seriamente smantellata. Una crosta di pane duro che i leghisti farebbero bene a masticare. Ma già: chi glielo fa fare? Il pensiero liberista diventato senso comune li tiene ben protetti in una botte di ferro.

Dire che il sud divora fiumi di denaro pubblico sottratto all’Italia che produce e che invece di essere aiutata è costretta “dalla politica” a mantenere il parassitismo dei meridionali, ormai è come dire buon giorno e buona sera: il sud ruba ragioniere, il sud ruba anche a lei, dottore.

Viesti ci racconta un’altra storia: al sud la spesa pro capite per lo sviluppo è da tempo inferiore. I fondi europei ci sono, ma “non sono ormai che potenzialmente sostitutivi di spesa nazionale che non c’è più”. Il bulldozer Tremonti ha sottratto agli stanziamenti previsti per il sud i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo terremotato (p.21).

Statali sanguisuga: il rapporto tra popolazione e dipendenti di Comuni, Province e Regioni è più basso in Puglia. Più alto in Liguria. “Al Sud non è il settore pubblico ad essere troppo grande rispetto ai servizi che deve fornire ai suoi cittadini. E’ il settore privato ad essere troppo piccolo, sia rispetto alle necessità di lavoro, sia per determinare una composizione dell’economia più equilibrata” (p.39). Il fatto è che per il pensiero neoliberista le politiche pubbliche non sono la soluzione, ma sono il problema. Con qualche eccezione: per esempio i trilioni per il salvataggio delle banche, o i 3 miliardi di debito posti a carico della collettività per concludere l’affare Alitalia. Il beneficio è andato dalle parti dei capitani coraggiosi che, per acquistare il pachiderma su invito di Berlusconi, hanno chiesto e ottenuto che sulla tratta Roma-Milano non ci fosse concorrenza.

L’Italia non dispone di strumenti nazionali efficaci per contrastare la povertà, indubbiamente più diffusa al Sud. E le tutele in vigore soccorrono con la Cig chi un lavoro ce l’ha già e rischia di perderlo, ma lascia a piedi, specie al sud, chi resta a lungo disoccupato e impigliato per la vita nelle maglie del lavoro precario.

La spesa pubblica per studente sfiora i 10mila euro in Trentino, i 3.800 in Puglia, i 6.150 in Campania.

Dunque, occorrerebbe esercitare l’arte e la scienza della distinzione per elaborare diagnosi più convincenti, terapie ben mirate e strategie differenziate. Discorso interessante e anticonformistico anche quello sul federalismo dei leghisti che hanno sempre parlato a nome del nord pur avendo raccolto percentuali significative ma minoritarie dei consensi (p.68). Secondo Viesti, i fondi perequativi proposti a suo tempo da Bossi e Tremonti per arginare le preoccupazioni di chi temeva l’emarginazione del sud si reggono su un trucco. Se, infatti, si fissano “ad un livello molto basso i servizi che devono comunque essere garantiti a tutti i cittadini italiani” e se si lascia “a Comuni, Province e Regioni una quota significativa del gettito fiscale del loro territorio”, la conseguenza è che “tutte le Regioni e tutti i Comuni hanno a disposizione denari sufficienti per soddisfare i livelli minimi garantiti e non c’è bisogno di fondi di perequazione tra territori” (p.71). Regioni e Comuni più ricchi conserveranno a loro disposizione risorse cospicue. Quelle più deboli dovranno arrangiarsi.

Il Nord continuerà, in cambio, ad essere molto generoso con il Mezzogiorno. Non rinuncerà facilmente ad inviare nelle province di Napoli e Caserta sostanze inquinanti che non gravano sui bilanci aziendali con i loro costi di smaltimento, avvelenano la popolazione e stabiliscono redditizi rapporti con la camorra. Don Maurizio Patriciello, il prete di Caivano che si ribella all’aumento delle patologie tumorali della sua gente (il 47% in più che nel resto d’Italia), forse imparerà che non ci si rivolge al prefetto della sua provincia chiamandola “signora”. Questo lo aggiungo io, perchè stranamente il prof. Viesti non tiene conto di queste voci nel quadro delle entrate e delle uscite. Rivolgersi a “Famiglia cristiana” del 24 luglio scorso o ad “Avvenire” del 23 agosto e dell’11 settembre 2013. Della serie: nessuno deve morire di fame, ma gli immigrati crepino pure sott’acqua e i meridionali bevano i nostri rifiuti tossici.

GIANFRANCO VIESTI, “Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce. Falso!”, Idola-Laterza, 2013, p. 95, euro 9.

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