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Senso di responsabilità

By   /  29 maggio 2013  /  No Comments

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Avete mai provato a restare per più di mezzora sotto un tavolo durante le prove d’evacuazione per simulazione di terremoto?  A me è toccata questa esperienza e devo ammettere che ne ho ricavato una grande utilità. Col trascorrere degli anni ho imparato infatti a non considerare, pause e attese, inutili perdite di tempo, bensì occasioni creative e riflessive.

Questa lunga pausa dagli affanni esistenziali mi è capitata qualche giorno fa, quando a scuola c’è stata una prova d’evacuazione antincendio e terremoto. Nella mattinata era già stata attivata la macchina organizzativa: erano state approntate le tende con le necessarie attrezzature e gli automezzi di soccorso (Croce Verde e Protezione Civile) erano stati disposti nel grande spiazzo antistante il distretto scolastico di via Brignone. I docenti e tutti gli operatori scolastici, preventivamente formati, ben sapevano cosa ognuno dovesse fare, ovvero quali procedure attivare all’interno delle classi e dei ruoli di propria competenza.

Quando  è scattato l’allarme, io mi trovavo in sala professori, avendo l’ora buca ben piazzata all’interno di due ore di lezione. Istruito sul da farsi, immediatamente mi sono disposto sotto il tavolo in una posizione non propriamente comoda. Mi avevano detto che avrei dovuto restare così finché non fosse intervenuto un addetto alla sicurezza per accompagnarmi fuori dalla scuola. Occorre precisare che, per quanto mi riguarda, nella vita ho imparato passo dopo passo ad obbedire a tutte le procedure standardizzate o meno, soprattutto a quelle relative alla sicurezza. Insomma, entrato trionfalmente in una stagione dai bioritmi un po’ usurati, ho addomesticato quello che un tempo era un irresistibile impulso all’anarchia e alla ribellione.

Sotto il tavolo, dopo un po’ ho assunto una posizione più confortevole: la posizione del loto, nella quale il corpo si modella in modo tale da facilitare la stabilità interiore e far sì che i disturbi esterni non si infiltrino all’interno, scivolando via così come l’acqua  sul fior di loto. Nei dintorni non c’era anima viva: soltanto un brusio lontano e l’allarme che continuava inesorabilmente a diffondere, negli spazi della scuola che andavano man mano svuotandosi, il suo petulante cicaleccio elettronico.

Dopo questa lunga premessa, veniamo al dunque della mia riflessione, al nucleo tematico dei miei pensieri. La responsabilità. Acquattato sotto il tavolo, a dire la verità, mi sentivo come l’ultimo dei giapponesi. Ovvero come quei giapponesi nascosti nella giungla durante la seconda guerra mondiale che non si arresero all’evidenza della fine del conflitto perchè avevano perso tutti i contatti con il mondo o perché non vollero accettarla e per anni continuarono a combattere, rifiutando l’evidenza dei fatti.

Mi era stato detto di restare sotto il tavolo finché non fosse sopraggiunto qualcuno ad avvertirmi e io così ho fatto, senza mai dubitare della buona fede del prossimo. Semplicemente per senso di responsabilità. Dal quel frammento di vissuto personale ho ampliato il mio pensiero a quanto è accaduto nei mesi precedenti a livello politico. Avevo tanto tempo a disposizione per potere approfondire la mia relazione col mondo esterno. Ho ragionato sul senso di responsabilità, partendo da una frase pronunciata da un esponente del Pd: “Il PD può morire per senso di responsabilità?”.

Rannicchiato sotto il tavolo, ho percorso passo dopo passo le vicende del partito democratico, di cui sono un iscritto, per cercare di cogliere le falle di un percorso quanto mai bizzarro, a partire da una fallimentare campagna elettorale fino alla tragicommedia della mancata elezione di un nuovo Presidente della Repubblica. Certo, sarebbe stato necessario un po’ più di coraggio! Pierluigi Bersani, il candidato da me sostenuto durante le primarie, accecato dal miraggio di una vittoria scontata, ha usato probabilmente toni prudenti e responsabili (troppo responsabili), anche per non urtare troppo le idiosincrasie del centro Monti-Casini. Risultato finale: tre minoranze, nelle diverse combinazioni associative, assolutamente incompatibili. A ben vedere, già un’altra volta, a mio avviso, il Pd aveva dimostrato un alto senso di responsabilità: accadde nel novembre del 2011, quando fallì il governo Berlusconi per inettitudine. Allora i democrat avevano il vento in poppa e se ci fossero state le elezioni anticipate quasi certamente avrebbero vinto alla grande. Senza patemi d’animo. Poi, naturalmente, è tutto  da verificare se sarebbe stato possibile risolvere i problemi drammatici dell’Italia. La storia però andò per altri versi: l’Italia era in braghe di tela, prossima al precipizio, per cui Napolitano non tenne in grande considerazione la possibile alternativa politica e affidò il governo a Monti, che operò unicamente per salvare i conti. A lui i due maggiori partiti, Pd e Pdl, diedero la fiducia, con la differenza che il Pd, per senso di responsabilità, la rispettò fino alla fine, mentre il secondo (quello con la elle) aspettò l’occasione giusta per mandare il governo Monti a gambe all’aria. Tornando di nuovo alle ultime vicende post elettorali, Bersani, in quanto candidato premier dello schieramento che ha preso una manciata di voti in più, rivendica la chance di provare a cercare una maggioranza. Napolitano è irremovibile: senza maggioranze certe, non c’è incarico! Bersani si adegua per senso di responsabilità, in nome di un governo di cambiamento, e perciò si sottopone alle forche caudine dello streaming di quei geniacci del duo stellare Lombardi-Crimi. Ne esce scornato e piano piano anche il suo partito lo lascia pressoché da solo (“si vince assieme, si perde da soli”: questa la silloge). Altro passo, degno di un dramma shakespeariano, è l’elezione del nuovo presidente della Repubblica: prima Marini, bocciato perché considerato il probabile fautore di un governo di larghe intese; poi Prodi, ritenuto troppo divisivo e quindi trombato dalla carica dei 101 democrat. Da parte loro, gli esponenti pentastellati, avevano tirato fuori dal cilindro il nome autorevole di Rodotà, ben consapevoli di sparigliare le carte. Il Pd resiste alle tentazioni (per non spaccare il partito) ed ecco, come per magia, ritornare in auge il nome di Napolitano, che diviene il successore di se stesso. E di conseguenza le voilà il governo di larghe intese!

Tutti questi pensieri, mentre ormai anchilosato nella posizione del loto, si spiaccicavano nella mia mente. Lentamente anch’io mi convincevo sempre più che di responsabilità si può anche morire.

Infatti, per quanto i riguarda, nessuno degli addetti alla sicurezza si è reso conto che sotto il tavolo c’era ancora qualcuno  da portare in salvo, ma fortunatamente era solo una prova d’evacuazione.

E anche il Pd rischia l’implosione per eccesso di responsabilità.

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