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Saggezza e gioventù

By   /  23 maggio 2013  /  No Comments

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Spoon river_1Bernardino Montis era stato mandato dalla Clelia – i cui problemi erano sempre più urgenti e gravi di quelli del padre, che del resto aveva notoriamente del tempo da perdere – all’Agenzia delle Entrate, a Pinerolo, a risolvere un intoppo burocratico legato a un’eredità di suo marito Marco. Fornito di moduli e spiegazioni, e soprattutto di pazienza, Montis aveva atteso il suo turno sfogliando l’Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, che aveva preso al mattino dalla libreria per non sentirsi troppo solo. L’aveva letta molti anni prima, da adolescente, ma non ricordava quasi nulla. (Tante volte ne aveva anche ascoltato dei brani dall’album di Fabrizio De Andrè, Non al denaro, non all’amore né al cielo, ma era solo una piccola parte). C’erano tante storie, dentro, raccontate dai morti del cimitero di una cittadina americana, gente che «dorme sulla collina» – tutte con un’aria familiare, sebbene a volte un po’ truci; di cose che succedono in un paese, o che potrebbero succedere, spesso legate a convenzioni e abitudini, a ipocrisie che diventano più importanti della vita stessa – mah. Certo, con l’età cambia tutto, Montis pensò che doveva aver capito ben poco del libro e delle situazioni di cui parla, quando aveva sedici o diciassette anni. A un certo punto vide sul tabellone che stava per arrivare il suo turno, fece attenzione e poi entrò nell’ufficetto indicato. L’impiegato aveva un’aria familiare, e anche questi guardò Montis sorpreso, come se lo conoscesse, poi disse: «Dino!», e anche Montis realizzò che erano stati compagni alle superiori. Si raccontarono le loro vite fino a quel momento – da quasi quarant’anni non avevano più saputo nulla dell’altro! –, e poi il tizio cominciò a richiamare episodi di scuola, accompagnandoli con grandi risate, che all’altro suonavano un po’ false e sgradevoli. Montis aveva poca memoria, o forse semplicemente il passato non gli interessava molto; sentendo parlare il tizio, gli vennero però in mente ogni sorta di ricordi, non proprio positivi: non era uno che brillasse per simpatia, a scuola… e nemmeno per intelligenza, a dirla tutta. Montis non ricordava tutti gli episodi a cui l’altro fece cenno, ma non disse niente non per rovinargli il gusto, e rise anche lui quand’era il momento. Finito il momento della rimpatriata, guardarono la pratica della Clelia, sistemarono quel che c’era da sistemare e poi si salutarono: «Sempre in gamba, mi raccomando!» Montis andò via un po’ confuso: c’è qualcosa di tranquillizzante, ma anche di spaventoso, nello scoprire che uno che consideravamo cretino a sedici anni non ci sembra per nulla cambiato a sessanta. Ma poi in fondo che ne sappiamo. Prima di rimettersi al volante, Montis aprì ancora una volta il libro di Masters, e ci trovò una poesia dal titolo Alexander Throckmorton, che prima gli era sfuggita e gli parve molto adatta in quel momento: Da giovane le mie ali erano forti e instancabili / ma non conoscevo le montagne. / Da vecchio conoscevo le montagne, / ma le mie ali stanche non potevano seguire la visione – / Il genio è saggezza e gioventù.

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  • Published: 5 anni ago on 23 maggio 2013
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  • Last Modified: marzo 23, 2014 @ 3:59 pm
  • Filed Under: Cultura

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