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Generazioni di mostri

By   /  3 maggio 2013  /  No Comments

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Generazione di mostri

Generazioni di mostri.

A leggere le cronache di questi ultimi giorni, viene istintivo farsi assalire da un senso di angoscia misto a un sentimento di orrore. Donne uccise, sfigurate dai propri compagni. Ragazzine indotte al suicidio dal senso di vergogna, per aver dovuto subire le violenze prima fisiche del branco e poi psicologiche sui social network da parte di coetanei, come quell’adolescente di Novara. Per ultimo l’agghiacciante episodio di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, dove una ragazza di 15 anni è stata prima accoltellata e poi bruciata ancora viva dal suo ex fidanzato di 17 anni. A questo punto ognuno di noi ha due strade davanti: una è quella del coinvolgimento “laterale” e l’altra è quella dell’assunzione di colpa. Il coinvolgimento “laterale” è quello stato d’animo che, di fronte a queste notizie, si dispiace, ma non entra nel merito della questione e lascia che siano la polizia, i giudici e la televisione, con i suoi talk-show, ad arrestare, a condannare, a parlare. È tutto così tremendamente lontano ed è tutto così incredibile che non pare neanche vero e senza contare che per certe azioni, chissà che cosa sarà successo in quella famiglia, in quella coppia. Insomma, un po’ di colpa ci sarà pure da parte della vittima. Peccato che la vittima, il più delle volte, non possa parlare e esprimere la propria opinione.

L’assunzione di colpa è la strada più difficile da prendere, perché comporta sapere e capire che questi ragazzi, questi uomini che uccidono, sfigurano, violentano sono nostri compagni di strada, nostri colleghi di lavoro, nostri compagni di classe. Il più delle volte con comportamenti irreprensibili che non fanno presagire nulla. Prendere atto, soprattutto, che questi ragazzi sono una generazione di mostri e che sono cresciuti nella cultura del possesso e del gettare via qualcosa, quando non ti serve più: sia esso un oggetto o una persona. Una generazione di mostri che non ha dentro di se la cultura del rifiuto e che non ha mai sentito la parola rifiuto e, di conseguenza, se un oggetto smette di funzionare e ti rifiuta lo si getta via e se una ragazza ti dice i no la si deve buttare via, la si deve far scomparire dalla propria vita cancellandola prima dal social network o facendola apparire come una sgualdrina e poi cancellandola dal mondo, dalla vita. Questa è una generazione di mostri per la quale tutti noi abbiamo un pezzo di responsabilità. La famiglia, dove troppo spesso si è amici invece che essere genitori e si perde la capacità dell’obbedienza ragionata, non imposta. La scuola che, per colpe sue e no, ha perso la azione educativa ed è diventata troppo spesso una fucina di disadattati con il diploma in mano. I mezzi di comunicazione che spingono sempre sulla donna oggetto, sul suo corpo mostrato solo perché così fan tutti e sul mito della donna facile, preda da possedere, da consumare. Abbiamo cresciuto una generazione di mostri che sono anche i nostri figli e abbiamo dato loro tutto quello che c’era da dare, ma ai quali non abbiamo dato il rispetto per gli altri e per se stessi. Come scriveva Faber, “nessuno si senta escluso”. Questi mostri li abbiamo cresciuti noi.

r.b.m. (marrucchi@virgilio.it)

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  • Published: 5 anni ago on 3 maggio 2013
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  • Last Modified: marzo 29, 2014 @ 11:46 am
  • Filed Under: Opinioni

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